Stamani 20 giugno 2007 per caso mi sono imbattuta in documentario su rai 3 interamente dedicato ad Amedeo Guillet.Ne sono rimasta affascinata, per la vita , per l'intevista rilasciata, per le lacrime che spesso gli sgorgavano e per cui con umiltà serafica chiedeva scusa...
"Il comandante diavolo" ? Non credo proprio solo una creatura specciale che ha vissuto una vita incredibile, onesto verso la donna amata,Patriota fino alla fine,generoso e profeta del dialogo interreligioso.
Perche non studiarlo nelle scuole ?
Perchè vive in Irlanda
Attendo con ansia che esca il filme a lui dedicato
seguirò il forum
Ciao
Mariella
Anche io ho guardato quella trasmissione ed anche io sono rimasta affascinata da quest'uomo d'altri tempi.
Ero già pronta per andare al lavoro, aspettavo solo che mio figlio (che ha 17 mesi) si svegliasse ma in cuor mio desideravo che proprio oggi lo facesse in ritardo perchè desideravo guardare tutta la trasmissione. Così non è stato per cui ho potuto solo "ascoltarla" e lanciare di tanto in tanto solo delle occhiate alla TV.
Ho memorizzato il nome: Amedeo Guillet e subito ho cercato tramite google e mi sono imbattuta nel forum ed in tanto altro... Spero di saperne di più
Spero che non esca nessun film su Amedeo Guillet, così come spero non escano film su Fecia di Cossato, Todaro, Buscaglia, Visconti, Reitani, Ruspoli ed i mille altri sconosciuti eroi.
La loro grandezza ne verrebbe certamente sminuita ed adulterata, meglio conservarne il ricordo e l'ammirazione dalle pagine scritte su di loro, pagine non rivolte a fini commerciali e di cassetta.
R&R
Jun 20, 2007 - 12:33PM
Re: non conoscevo un eroe
Ci sono diversi libri su Guillet, alcuni ottimi.
Fino a pochi anni fa viveva in Irlanda con i suoi cavalli.
Colgo la citazione del post precedente per informare che su Salvatore Todaro sta per uscire un libro ad opera di Gianni Bianchi, già autore del libro su Teseo Tesei; l'ho letto in bozza, è avvincente ed esalta il personaggio e le sue gesta di Comandante Gentiluomo, oltre che di curiose e sconcertanti sue facoltà che gli permisero tra l'altro di predire l'esatta circostanza in cui sarebbe perito.
domenico
Jun 20, 2007 - 3:12PM
Re: non conoscevo un eroe
Un'altra personalità significativa di quel periodo, che ho avuto modo di conoscere personalmente, è quella del Gen. Formento, comandante del Gruppo Bande Formeto o Kaj Bandera (la rossa bandiera). Ha scritto un bellissimo libro per i tipi di Mursia uscito nel 2001. Lo consiglio. Sarebbe interessante se anche su di lui fosse girato un documentario. Io stesso ne ho propugnato l'idea più volte, ma è difficile trovare un finanziamento: sarebbe un peccato perdere la testimonianza di un uomo e di un epoca lontana ed irripetibile, di un mondo che non esiste più se non nella sua memoria.
Anch'io oggi, per la prima volta, ho sentito parlare di Guillet Amedeo e, prima impressione, mi ha sorpreso la mancanza di qualsiasi tipo di "pubblicità" nei libri di storia o nelle inflazionate commemorazioni varie sulle guerre italiane.
Mi ha profondamente impressionato la stima a Lui rivolta da quanti lo hanno conosciuto e combatuto.
Amato e aprezzato all'estero e semisconosciuto in Italia. E' forse questa la memmoria dovuta ai veri eroi?
O forse dobbiamo aspettare la Sua morte per poterne sentir ancora parlare?
O forse i nostri politici, passati e non, hanno altri interessi che non permettono loro, dopo 60 anni, di rendere i dovuti onori a chi, con semplicità e abnegazione, ha compiuto il proprio dovere.
Le domande di Mirella sono anche le mie.
Ciao
Giamarco
La storia eccellente dell'ambasciatore Guillet prosegue nella sua carriera diplomatica.
Quando fu ambasciatore in India, il governo non accettò per parecchie volte che l'ambasciatore fosse trasferito, infatti aveva preso carico della squadra di polo nazionale portandola alla vittoria in molti campionati internazionali.
Oggi molti lo conoscono, ma per decenni fu trattato con cortese distacco.
Egli, come mio padre e tantissimi 'volontari' della campagna d'Africa non si vide riconosciuti gli anni di servizio militare, perdendo di fatto la possibilita' di mantenere il livello di carriera di coloro che furbescamente evitarono di andare a servire la patria.
Credo fu anche per questo che l'ambasciatore non fece nulla per ottenere giustizia e accettò le onorificenze offerte dai suoi nemici che lo protessero sempre nelle sue missioni diplomatiche all'estero.
Fu il magnifico Presidente della Repubblica Ciampi a colmare la lacuna, gesto dovuto e profondamente simbolico per un piemontese superiore alle divergenze ragionate.
Spirito, ragione e istinto, un italiano d'esempio per i giovani e non solo.
Rispetto per la Patria, questa generazione di uomini mostrarono.
Guillet ne mostra il ripetto nel popolo della patria, qualunque esso sia.
Andrebbe ricordato che, in luogo della medaglia d'oro al valor militare, gli fu conferita dal Re l'ordine militare dei Savoia. Onoreficenza, allora, considerata superiore alla medaglia d'oro.
Nella ricostruzione di Minoli, a mio modesto parere, ci sono alcune piccole imprecisioni. Nella carica di Cheru, cito a memoria, sarenne stato bene ricordare anche il vice di Guillet, il ten. Riccardo Togni caduto sul campo e MOVM in ardimentoso attacco a cavallo e bombe a mano ai carri inglesi.
Comandante Diavolo è una leggenda, ma andrebbero anche ricordati gli altri comandanti di bande irregolari che si impegnarono in quella breve guerra in Etiopia.
Infine, come non andare a coloro che continuarono oltre la caduta di Gondar a resistere in AOI in azioni di guerriglia e di cui la storia ufficiale non parla.
Amedeo Guillet è ancora in vita. Ci sarebbe da chiedersi perchè non ha scelto di vivere in Italia.
L'ho visto a Roma un paio danni fa: eleganza dell'Ambasciatore (e del cavaliere) e occhio azzurro penetrante.
Sorprende che sia piuttosto piccolino: a leggere le sue imprese (senza vedere le foto) sembrerebbe un gigante.
L'Ordine Militare d'Italia (OMI) non è nient'altro che l'Ordine Militare di Savoia republicanizzato.
L'OMI continua ad essere superiore alla medaglia d'oro al valor militare (meglio tacere sulle concessioni recenti).
Di Libri, oltre a quello citato "Amedeo" di Sebastian O'Kelly edito da Rizzoli esiste anche quello di Vittorio Dan Segre "la guerra privata del tenente Guilet". Belli entrambi anche se personalmente preferisco il primo.
Maurizio
Jun 21, 2007 - 4:30PM
Re: non conoscevo un eroe
anche io come te Mariella non conoscevo questo eroe italiano. La storia di questa persona è stata davvero avvincente. Mi dispiace solo che questi programmi vengano trasmessi a ore in cui la maggior parte delle persone sono al lavoro e non in prima serata al posto di certe schifezze. Queste sono persone da additare come esempio ai propri figli che hanno oggi purtroppo ben altri miti da emulare.
La storia d'Italia attraverso gli uomini che l'hanno fatta dovrebbe essere insegnata in tutti gli ambiti mentre noto che (anche a scuola) e' molto trascurata.
se un interlocutore di questo dialogo leggesse tra le righe potrebbe trovare le risposte al quesito posto.
Nel servizio si evita di dirlo, ma l'ambasciatore Guillet, per rispetto alla Patria e al suo ruolo, rifiutò per tutta la carriera diplomatica di ricevere l'onorificenza inglese.
Questo fu un passaggio del discorso, a cui assistetti due volte, in cui usò ambedue le volte un verbo al passato prima di dire che, andato in pensione, fu insignito dell'altissima onorificenza del Regno Unito.
Appare quindi che gli inglesi rispettassero tantissimo l'unico ufficiale italiano che non riuscirono mai a prendere, sebbene gli fossero arrivati vicini parecchie volte.
E appare altrettanto evidente che durante la sua carriera diplomatica riuscì a batterli nuovamente, questa volta con la squadra di Polo dell'India.
Ora, un aspetto non e' stato evidenziato, EGLI è un cavallerizzo di prim'ordine, quando era allievo fu uno dei primi ad adottare la monta naturale, che e' di origine italiana e non anglosassone.
Tutta la sua vita privata e' stata dedicata ai cavalli soprattutto a quelli arabi con l'anima.
Sembra una frase insolita, ma credo che il sig. Apicella o esperti sappiano spiegarvi meglio cosa significa.
L'irlanda era quindi un ambiente ideale per mantenere la propria scuderia, a prezzi modici, i diplomatici non erano molto ricchi all'epoca, è una nazione cattolica e con una natura fenomenale.
Quindi perché avrebbe dovuto tornare in patria?
Vedete, i diplomatici a fine carriera, sognano tutti di poter andare a vivere in un villaggio o magari in una villa.
Ma non riescono, quasi mai, ad accumulare abbastanza denaro per comprarsene una.
Quindi devono, molti anni prima, decidere dove andranno a stare alla fine della carriera.
Molti si sono trasferiti in Francia e nel Regno Unito, altri hanno comprato in epoche piu' accessibili casali in Toscana e Umbria.
Altri, come mio padre, sono rimasti nella loro citta' per continuare a lavorare, di solito in settori della beneficenza o non economici.
Quanta tristezza ... che nazione siamo???come fa una nazione a glorificare gli eroi altrui e lasciare nel dimenticatoio i nostri? uomini che hanno sacrificato tutto pur di dare lustro a quella idea che oramai è solo un pensiero appanato, che quasi svanisce nella nebbia della indifferenza, a quella idea che risponde al nome di PATRIA.... ebbene io chiedo scusa ad un uomo che ha lottato sino alla fine per la sua patria, un uomo che non si è mai arreso, un uomo che ha dovuto aspettare il 2000 per ricevere il più alto grado di riconoscimento militare, un uomo che non conoscevo prima di vedere una puntata di un programma a lui dedicato... Molte volte ci vergognamo per quello che è stata l'ITALIA in quegli anni, ma è giusto onorare e ricordare coloro che hanno dato tanto alla NOSTRA NAZIONE... vorrei solo esprimere un grazie ad un EROE della nostra patria
Accanto all'Eroe del post precedente, volete ricordare quanti si immolarono al comando di altri reparti bande e gruppi bande a cavallo tra il 1940 e il 1941?
Banda a Cavallo "Buriè"
" " "Gallabi"
" " "Uolkitte"
" " "
" Cammellata della Dancalia Meridionale
Ed, infine, alla resistenza operata dopo la caduta di Gondar da un manipolo di uomini e donne di cui nessuno ricorda
Fra i principali protagonisti della resistenza si ricordano:
* il tenente della cavalleria Amedeo Guillet che organizzo in Eritrea bande di cavalieri Amhara
* il capitano di vascello Paolo Aloisi ed il seniore dell'MVSN Luigi Cristiani che, sempre in Eritrea, animarono una rete di fiancheggiatori per aiutare soldati evasi dai campi di prigionia britannici
* il maggiore Gobbi che agiva nella regione del Dessiè
* il generale dell'MVSN Muratori che riuscì a far scoppiare la rivolta degli Azebò Galla sedata dai britannici solo dopo un anno
* il tenente colonnello dei carabinieri Calderari lungo il bacino del fiume Omo
* il colonnello dei carabinieri Di Marco nell'Ogaden
* il colonnello dei carabinieri Ruglio operante nella Dancalia
La lotta proseguì fino ai primi mesi del 1943. Solo quando fu chiaro che era vana ogni speranza di un soccorso dall'esterno vista la piega degli eventi presa sia nell'Pacifico sia soprattutto in Nord Africa i resitenti italiani terminarono le loro azioni dopo aer distrutto le armi in loro possesso. Tra gli ultimi a buttare la spugna furono
* Francesco de Martini, capitano del SIM, che dopo essere evaso da un campo di prigionia riuscì prima a far saltare con mezzi di fortuna un deposito di munizioni a Daga (Massaua) e poi organizzò una flottiglia di sambuchi arabi per individuare i movimenti delle navi britanniche che poi segnalava via radio ai comandi italiani. Al termine della guerra fu decoranto con una Medaglia d'Oro al Valor Militare
* la dottoressa Rosa Dainelli che nell'agosto del 1942, dimostrando grande coraggio ed abilità, riuscì a penetrare in un sorvegliatissimo deposito di munizioni di Addis Abeba facendolo saltare e sopravvivendo all'esplosione. Tra l'altro gli inglesi vi conservavano anche ingenti quantità di proiettili Fiocchi preda di guerra che intendevano usare per i loro nuovissimi mitragliatori Stern per i quali erano ancora a corto di munizionamento. Per questa singola azione gli inglesi furono costretti a rimandarne l'impiego di diversi mesi.
Come sarebbe a dire che l'italia dimentica i suoi eroi?
avete dimenticato il "raccoglimento" di montecitorio per carlo giuliani?
avete dimenticato con quanta tenacia abbiamo preteso ed ottenuto il ritorno di silvia baraldini dalle dittatoriali prigioni americane?
avete dimenticato con quanta celerità il nostro "sistema" giudiziario ha messo alla gogna quei cattivoni dei servizi segreti che avevano contribuito al sequestro di quel gran combattente della libertà che era (è) abu omar?
gli eroi dell'italia sono questi.................. e preerisco fermarmi qui.
Gil
Jun 23, 2007 - 3:56PM
Amedeo Guillet
Nessuno ha voluto sottolineare come forse Amedeo Guillet avrebbe voluto, il fatto non trascurabile e non secondario che l'eroico Guillet fu sempre fedelissimo del Re Vittorio Emanuele III, fedelissimo pure del Duca d'Aosta Amedeo di Savoia, l'eroe morto prigioniero degli inglesi con isuoi soldati dopo la gloriosa resistenza sull'Amba Alagi.
Guillet, che poi operò contro la Rsi come spia per il Regio Governo, meriterebbe più considerazione e più rispetto in Patria.
Quella di Guillet é però la storia comune di tanti compatrioti africani, che non si arresero, ma continuarono a combattere per la Patria, per la terra italiana d'Africa.
Ludo
Jun 24, 2007 - 10:40PM
Re: non conoscevo un eroe
E furono sempre fedeli alle istituzioni, qualunque esse fossero.
Era una educazione rara oggi da trovare,
fedelta' assoluta alla patria, chiunque sia a comandarla.
E, in fondo, furono queste le parole di Sua Maesta' nel loro ultimo incontro, la patria innanzitutto.
Vorrei suggerire a tutti di ritrovare gli scritti che Sua Maesta' Umberto mandava agli italiani ogni fine d'anno.
All'inizio li leggevo con diffidenza, essendo un politico della Democrazia Cristiana e figlio della democrazia, ma poi cominciai ad appassionarmi alle sagge parole di questo Uomo che riusciva, con eleganza e toni pacati a presentare le esigenze della popolazione, con argomenti non politici ma di effettiva analisi delle esigenze popolari.
Se qualcuno di voi le avesse conservate, sarebbe utile che fossero pubblicate.
Vi assicuro, gli ultimi anni, li fotocopiavo e li facevo leggere ai miei studenti della scuola di politica, come se fosse uno scritto propedeutico.
tutti rimanevano impressionati dall'amore popolare che traspariva da quelle frasi.
ad alcuni, dissi poi, chi ne era autore.
Non e' il titolo ma l'animo che fa un uomo.
Ludo
Jun 26, 2007 - 11:24PM
Re: non conoscevo un eroe
(PdD Apicella)
Il termine Africa Orientale Italiana o AOI fu attribuito alle colonie di Abissinia, Eritrea e Somalia Italiana, dopo la conquista dell'Etiopia a seguito della seconda guerra Italo-Abissina. Tale termine venne abbandonato dopo la perdita delle colonie, nel 1943, durante la seconda guerra mondiale.
Sette storie di amore e coraggio - Intervista a Mario Baudino, autore di Voci di Guerra 1940-1945 [Maggiori info su Internet Bookshop Italia]
(In esclusiva per InfiniteStorie.it.) "...Amedeo Guillet, quel che non si sapeva - e che lui mi racconta - è la sua seconda vita da ambasciatore in tutte le zone calde del mondo..." AMEDEO
Vita, avventure e amori di Amedeo Guillet. Un eroe italiano in Africa orientale
Kelly Sebastian - Ed. Rizzoli, 2002
Il barone Amedeo Guillet, nato a Piacenza nel 1909, è uno degli eroi dimenticati del Novecento italiano. Ufficiale di cavalleria del Regio Esercito, fu campione di equitazione e soldato coraggioso. Veterano della conquista dell'Etiopia nel 1936 e del conflitto civile spagnolo, allo scoppio della Seconda guerra mondiale si trovava in Africa Orientale Italiana al comando del Gruppo Bande Amhara a cavallo. Nel 1943 raggiunse l'Italia da clandestino per battersi contro i tedeschi. Fedele al giuramento che lo legava al re, abbandonò la divisa dopo il referendum del 2 giugno e intraprese la carriera diplomatica che lo portò in diversi paesi arabi. Oggi, a 93 anni e vive nella sua seconda patria, l'Irlanda.
Amedeo: A True Story of Love and War in Abyssinia - Sebastian O'Kelly
This is the true story of Amedeo Guillet. He led a very adventurous life and was part of Italy's Olympic riding team, an intimate of the Italian royal family, a war hero and a guerrilla fighter against the British. I found this book very difficult to read. I couldn't get into it as I had to keep referring back to previous chapters. In the end I just gave up. Pamela Rasmussen
La vita di Amedeo Guillet è un esempio pregiato. Il suo amore per l'Italia; la sua mentalità lineare ma non semplice; l'apertura mentale e la esponsabilità verso i suoi collaboratori arabi o italiani che fossero; la fedeltà; la furbizia unita al coraggio e alla cavalleria mostrate al "nemico" sono valori che spero di saper trasmettere ai miei figli. Nell'ultima pubblicità della Fiat 500 - fateci caso - c'è una frase significativa: . E' un peccato che l'Italia valorizzi così poco i suoi Amedeo Guillet. Però esiste un'Italia profonda che apprezza e segue i suoi valori nella vita di tutti i giorni.
Story of a brave cavalry officer and his lover may change attitudes to the Mussolini era and legacy
The Europe pages - Observer special Observer Worldview
Rory Carroll Rome, Sunday May 26, 2002, The Observer
EVERYBODY knew the Italians were useless in combat. Even when they vastly outnumbered their enemy they surrendered. A month earlier their fortified positions in Libya had crumbled, yielding 38,300 prisoners and a famous victory to the marauding British.
Now the Italian empire in Ethiopia and Eritrea, conquests which had cost so much blood and treasure, was for the taking. In Rome a shaken Benito Mussolini lamented the quality of his army. 'It is the material that is lacking. Even Michelangelo needed marble to make his statues,' he said.
It was January 1941 and the Fascist dictator's imperial delusions were crashing under a British invasion from the Sudanese desert into the Italian-occupied Eritrean lowlands. The mobilised British vanguard, named Gazelle Force, was confident of turning the enemy retreat into a rout.
Composed of elite Indian units and gunners of the 25th Field Regiment and the Surrey and Sussex Yeomanry, it had raced south for four days and taken the stronghold of Kassala, which the Italians abandoned without firing a shot.
Gazelle Force would continue the chase on 21 January, but it was still dawn, time for a cup of tea in the chilly half-light. Suddenly there was a drumming of hooves. Through the gloom shapes approached, fast. For the last time in its history, the British Army faced a full-scale cavalry charge.
Yelling, flashing scimitars, firing carbines and tossing grenades, the 1,500 Italian horsemen swept through the camp, attacking tank crews and brigade HQ staff in a whirlwind of dust and gunfire.
Panic-stricken artillery crews fired armour-piercing shells, which scythed through the horsemen and landed amid their own comrades, leaving vehicles in flames, men wounded and the camp in chaos.
It was warfare from another age, but the time the British took to recover allowed Italian infantry to occupy a key defensive position, averting another Libyan fiasco. The ruse had worked.
The leader of the Italian charge was Amedeo Guillet, a small, wiry officer destined to become well known to the British high command. In the months to come his military career turned into a series of adventures which became a byword for heroism, even among the British.
After ferocious resistance, Mussolini's army was defeated, but Guillet fought on as a guerrilla, derailing trains and blowing up bridges with the help of his beautiful Muslim lover, Khadija, before escaping to Yemen and Italy, where after his country's surrender, he joined the Allies in fighting against Hitler.
His extraordinary life is told fully for the first time in a biography published in Britain this week by HarperCollins. Amedeo, A True Story of Love and War in Abyssinia, by Sebastian O'Kelly, traces a career which quashes the myth that Italians are bad soldiers.
Now 93, Guillet dismisses as a slur the joke about Italian tanks having one forward gear and four reverse. 'The English generals respected our valour,' he says.
Due to be published in Italy later this year, the biography is expected to galvanise a burgeoning reappraisal of the Mussolini years. Exhibitions, articles and ceremonies have encouraged the Italians to appreciate the era's architecture and art, and the valour and idealism of those who fought for the Fascist regime.
Rome-based historians such as James Walston and Lutz Klinkhammer say the revisionism is close to rehabilitation, but O'Kelly says Guillet's story could not be appropriated by neo-Fascists. 'Amedeo was an aristocrat. He was a monarchist. He was too conservative to be a Fascist.'
As an officer in Italy his family connections were a passport to a life of high-society balls and weekends in castles. The star of the Italian Olympic riding team, Guillet was picked for the 1936 games.
Mussolini, known as Il Duce, wanted an empire, and the lieutenant was sent to Ethiopia, then known as Abyssinia, to command 2,000 Spahis, or Arab cavalry, against Emperor Haile Selassie.
A brutal war gave Italy an empire for the first time in 1,500 years. Guillet fought for Franco in the Spanish Civil War, whose savagery accelerated his disenchantment with Mussolini. Returning to Abyssinia, he fell for a chieftain's gun-toting daughter, Khadija, who fought with him against rebels.
In 1940 the stakes rose when Italy joined Germany in the Second World War - 'a mistaken, pointless fight', says Guillet.
When the British invaded East Africa he was commanding a unit mounted on horses and camels. They were defeated by superior British weaponry.
Instead of surrendering Guillet took to the mountains dressed as an Arab to wage a guerrilla campaign, ambushing British convoys and disrupting supply lines. It took a bullet through his turban before he fled and later joined the war against Germany.
Italy's most decorated soldier, he became a diplomat after the war and retired to homes in Rome and Ireland. 'I would do it all again,' says Guillet, now 93. 'Though the war was a mistake, it was my duty to fight.
Da quando la notte di qualche giorno fa mi sono imbattuto su raiedu2 nella meravigliosa puntata dedicata alla vita del Tenente Guillet non ho fatto altro che cercare di avere piu' informazioni possibili su questo uomo straordinario.
Va bene sudiare a scuola il pie' veloce Achille, Alessandro Magno, i vari eroi classici, medievali, rinascimentali; ma questo "signore" e' un eroe di casa nostra in carne ed ossa, un esempio vivente.
Ma si puo' raccontare una storia del genere solo a quattro nottambuli come me ?
O e' stato veramente bravo Minoli a scovare una perla nascosta o in Italia qualcosa non funziona a livello di cultura.
La storia d'Italia dal 1922 alla fine di Mussolini in Piazzale Loreto e' stata fatta anche da questi grandissimi uomini, eredi illustri di una classe aristocatrica snobbata dal fascismo e mi duole dirlo anche dalla nostra repubblica.
Vadano alla malora audience e televisioni commerciali varie.
W la cultura, W il coraggio, W gli ideali.
Se permettete, sostituirei all'ultimo W il termine VALORI invece che ideali.
Parlando dell'ambasciatore barone Amedeo Guillet, egli aveva il valore della Patria, grazie all'ultimo ordine ricevuto dal Suo Re, onora la patria, egli servì fedelmente la Repubblica italiana, anche se questa non gli riconobbe gli anni passati in Spagna né il periodo di volontario in Africa.
Pure mio padre e migliaia di italiani che partirono volontari per l'Africa subirono questa onta, trovandosi di fatto in condizione di non poter avere la carriera di coloro che invece erano rimasti a casa.
Eppure la maggioranza di loro mantennero il valore di servizio alla patria.
Un insegnamento per gli adulti di oggi, che dovrebbero imitarli, invece ne vedo molti che continuano a spremere un limone da decenni gia' spremuto.
Accetto il suggerimento e lo condivido.
Cito anch'io un caso "personale", quello di un mio caro zio, fatello di mia nonna paterna.
Laureato brillantemente in Economia alla Bocconi negli anni venti, lascia coraggiosamente nel 1935 lavoro e casa per servire la patria nella campagna di Abissinia.
Nominato governarore di Agaro, regione etiope a sud ovest di Addis Abeba, combattera' durante l'offensiva inglese fino alla resa delle truppe italiane.
Restera' quindi lungamente prigioniero nelle mani degli inglesi in precarie condizioni di salute.
Tornato in patria alla fine delle ostilita' dovra' fare i conti con un quotidiano diventato molto piu' duro di quello che aveva lasciato nel '35.
Puntata straordinaria di La storia siamo noi su Amedeo Guillet...
Ma qualcuno di voi sa dirmi dove si potrebbe scaricare, oppure come averlo in dvd o vhs?
Gentile DG,
le sarei molto grato se potesse darmi qualche informazione in più sulla prossima uscita del libro sul Comandante Salvatore Todaro.
Con i migliori saluti.
P.S. Mi scuso con il Gen. Bernardi, ma non disponendo della email del Sig. DG l'unica possibilità di contattarlo è tramite il forum.