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IL TRAGICO INCIDENTE CHE CAUSO' LA MORTE DI ITALO BALBO

IL TRAGICO INCIDENTE CHE CAUSO LA MORTE DI ITALO BALBO

All’inizio della guerra, nel giugno 1940, sebbene gli inglesi si fossero trovati in Egitto in condizioni di netta inferiorità nei confronti delle forze italiane del maresciallo Rodolfo Graziani, essi agendo con la proverbiale aggressività che li contraddistingue, adottarono tattiche offensive sia in cielo sia in terra. Potendo disporre di rapide autoblindo, fin dal primo giorno di guerra presero a scorrazzare per il deserto della Marmarica , determinando in capo italiano notevole allarme, che si ripercuoteva, in senso negativo, soprattutto tra i soldati in linea e tra quelli delle guarnigioni arretrate, spesso attaccate e sopraffatte dai rapidi e sfuggenti mezzi blindati del nemico.
Per fronteggiare le azioni delle autoblindo, che per altro, escludendo la loro mobilità, erano mezzi di caratteristiche alquanto modeste, il Capo di Stato Maggiore Generale, maresciallo Pietro Badoglio, aveva ordinato di impiegare in massa l’aviazione da bombardamento della 5a Squadra Aerea. Ma tale dispendioso e anacronistico concetto operativo, che confermava la povertà di idee della guerra di movimento dell’uomo che guidava le sorti delle Regia Forze Armate, fu apertamente osteggiato dal Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica, generale Francesco Pericolo, e soprattutto dal Governatore della Libia, maresciallo Italo Balbo, famoso aviatore degli anni ’30, che con le sue due trasvolate atlantiche, con impiego a massa degli idrovolanti, tanto prestigio aveva dato al nostro Paese in un momento in cui tra le grandi nazioni si faceva a gare nel gareggiare con l’aviazione.
Il 21 giugno 1940 durante un volo d’ispezione alle linee del fronte, Balbo avvistò un’autoblinda inglese a sud di Tobruk, che fu poi catturata da una colonna motorizzata dell’Esercito, intervenuta su esplicita richiesta del maresciallo. Il mezzo fu portato a Bardia, Tobruk e Derna, allo scopo di permettere ai comandi e alle truppe di rendersi conto che il mezzo, tanto temuto, era vulnerabile, e per sfatare la leggenda che nulla potesse fermare le autoblindo. Per raggiungere tale scopo, e per dimostrare con i fatti un impiego dell’aviazione “completamente sbagliato”, dal momento che le autoblindo potevano essere combattute efficacemente soltanto con i reparti meccanizzati, Balbo studiò e predispose un’azione trappola che avrebbe dovuto dargli la possibilità di catturare parecchie autoblindo.
Il piano fu concepito con l’atterraggio di nostri aerei nel campo avanzato di Sidi Azeis, per fare da richiamo alle autoblindo dislocate nella zona di Sollum, località costiera al confine tra l’Egitto e la Cirenaica. Un velivolo, mantenendosi in volo ad alta quota, doveva segnalare l’accorrere dei mezzi ruotati britannici, e permettere l’intervento di aerei da caccia, che avrebbero attaccato le autoblindo, alla cui cattura avrebbe poi provveduto una colonna celere dell’Esercito uscita dalla Ridotta Capuzzo.
Il Comandante dell’Aeronautica del Settore Est della 5a Squadra Aerea, generale Fernando Silvestri, ricevette da Balbo l’ordine di recarsi in volo a Sidi Azeis e prendere contatto con il reparto dell’Esercito più vicino a tale località, al cui comandante doveva essere fatto presente il valore della piccola operazione. Per lo stesso motivo il maresciallo decise di sostenere l’impresa con il proprio intervento personale, nell’intenzione di rialzare il morale delle truppe che, come detto, era alquanto demoralizzato dalle scorrerie delle veloci autoblindo, e dalla consapevolezza della inefficacia, contro di esse, dei nostri mezzi difensivi.
Per mantenere sull’azione la dovuta segretezza, Balbo mascherò lo scopo del suo trasferimento a SidiAzeis, facendo credere che vi si recava soltanto per ispezionare i reparti di truppa più avanzati al confine egiziano. Il suo piano era indubbiamente ben congeniato, ed ebbe inizio alle ore 16.50 del 28 giugno, con il decollo da Derna di due trimotori “S.79” del 1° Gruppo Aviazione Coloniale, uno pilotato dallo stesso maresciallo, mentre nell’altro, pilotato dal Comandante della 5a Squadra Aerea, generale Felice Porro, vi era anche il capo di stato maggiore di Balbo, generale Giuseppe Tellera.
A bordo dell’aereo di Balbo presero posto il maggiore pilota Ottavio Frailich, aiutante di volo, il maggiore Claudio Brunelli, i tenenti Cino Florio e Lino Balbo, rispettivamente cognato e nipote del maresciallo, il console della Milizia Caretti, il motorista capitano Gino Capannini e il marconista maresciallo Berti, il capitano Nello Quilici, famoso giornalista, direttore del Corriere Padano. All’ultimo momento il generale Tallera e il maggiore Sorrentino, che avrebbero dovuto imbarcarsi sull’aereo di Balbo, furono trasferiti sull’aereo del generale Porro.
L’aeroporto T.2 di Tobruk, ove era dislocato lo stormo di velivoli da caccia che avrebbe dovuto partecipare all’azione contro le autoblindo, fu preavvisato della partenza dei due “S.79”, che sorvolarono Ain Gazala a 700 metri di quota, leggermente spostati sulla verticale del posto di riconoscimento della difesa contraerea di Tobruk, alle dipendenze del Comando Marina della Piazza. Purtroppo, per motivi ignoti, Balbo trascurò d’effettuare il prescritto giro a 300 metri sul posto d’avvistamento, manovra che gli era stata prescritta prima del decollo da Derna con avviso telefonico trasmesso dall’aeroporto T.2.
La mancata manovra di riconoscimento si verificò proprio mentre l’aeroporto T.2 era in corso un bombardamento da parte di una formazione di nove velivoli “Blenheim” del 55° Squadron della R.A.F., e ciò generò un altro disservizio. Infatti, l’aviere telefonista che aveva ricevuto da Derna l’avviso della partenza dei due “S.79”, nonostante avesse continuato a chiamare sotto il bombardamento britannico, non riuscì a mettersi in contatto con il centralino della difesa contraerea della Piazza. Per avvertirlo dell’avvicinamento di aerei amici.
Avendo scorto da lontano lo scoppio delle bombe sull’aeroporto, il generale Porro, che con il suo aereo seguiva quello di Balbo, si accostò all’”S.79” del maresciallo per fargli cenno di deviare la rotta più a sud, allo scopo di non sorvolare il campo di volo e trovarsi quindi tra le bombe britanniche e il tiro contraereo italiano. Porrò non riuscì a farsi notare da Balbo, la cui attenzione, assieme a quella del maggiore Frailich, era rivolta all’aeroporto bombardato.
Finita l’incursione, che determinò la distruzione al suolo di un velivoli da caccia “Cr.42” della 90^ Squadriglia, il danneggiamento di due caccia “Cr.32” e di cinque ricognitori “Ro.37”, e l’uccisione di sette uomini, tra cui un pilota, anche la contraerea smise di sparare, e tutto sembrò ritornare normale. Secondo il piano di volo programmato, i due “S.79” avrebbero dovuto proseguire per la base avanzata di Sidi Azeis. Invece, probabilmente per accertare i danni causati dagli aerei nemici, Balbo iniziò la discesa per atterrare sull’aeroporto T.2, subito imitato da Porro. Quest’ultimo accostò, ala contro ala, il suo velivolo a quello del maresciallo, che però facendo una rapida conversione a nord continuò a planare più decisamente.
L’aereo di Porro venne così a trovarsi al di sopra di quello di Balbo, che volava a circa 300 metri dal suolo, ed entrambi furono improvvisamente investiti dal tiro delle batterie e delle mitragliere della difesa contraerea, tra i cui membri, dopo l’attacco degli aerei britannici, si era venuto a creare uno stato d’animo d’intenso nervosismo e di disorientamento, come ebbe poi ad accertare una commissione d’inchiesta. Accadde infatti che, all’avvicinarsi dei due “S.79”, un mitragliere di una postazione situata presso l’aeroporto T.2 sparasse con la propria arma quattro o cinque colpi. Accortosi dell’errore aveva immediatamente sospeso il fuoco. Ma intanto si era verificato allarme nei serventi della difesa. Convinti si trattasse di aerei nemici che tornavano all’attacco, gli artiglieri della piazzaforte, che non avevano potuto fare in soli diciotto giorni di guerra una grande pratica per riconoscere a prima vista le differenze tra un “S.79” e un “Blenheim” (velivoli che in effetti potevano facilmente confondersi a distanza ed in particolari condizioni di luce), aprirono il fuoco all’impazzata.
Il generale Porro picchiò subito sull’incrociatore corazzato “San Giorgio”, che si trovava all’ancora al centro della rada di Tobruk per far credere di essere stato colpito, e quindi si diresse verso il mare aperto, sottraendosi al tiro delle artiglierie. Il velivolo di Balbo, invece, trovandosi in piena manovra di atterraggio con il carrello abbassato e a quota compresa tra i 200 e i 250 metri, nel virare improvvisamente verso nord offrì al tiro delle armi della difesa contraerea il massimo bersaglio e, colpito ad un serbatoio di benzina da pallottole incendiarie precipitò in fiamme. Per i membri dell’equipaggio e i passeggeri non vi fu scampo, anche perché a bordo dell’”S.79” esplosero bombe a mano e cartucce che, assieme ad altre armi, dovevano servire all’operazione di Sidi Azeis.
E’ stato unanimemente riconosciuto che la morte di Italo Balbo causò un danno notevole in un momento delicato, in cui era necessario togliere l’iniziativa ai britannici e sviluppare l’offensiva in Egitto, verso il Canale di Suez. Avanzata considerata da Mussolini, dopo la resa della Francia, ed appoggiata senza riserve dal Comando Supremo, perché avrebbe permesso il duplice obiettivo di cacciare la flotta inglese dal Mediterraneo orientale e di collegarci con le forze combattenti in Africa Orientale Italiana. Ma per condurre a termine vittoriosamente tale progetto occorreva disporre di un uomo di indubbie capacità. La scelta cadde sul Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, maresciallo Rodolfo Graziani, personaggio che si era fatto una grande fama per l’apporto dato alla riconquista della Libia alla fine degli anni ’20, e per l’avanzata su Neghelli, durante la guerra d’Etiopia.
Purtroppo, dopo l’attentato subito ad Adis Abeba, Graziani aveva perso il mordente. Ragion per cui, in settembre. nell’avanzare in Egitto, fino a Sidi el Barrani, egli agì con molta prudenza e con alquante lacune tattiche, facendo pertanto rimpiangere il suo predecessore che era stato l’unico, fra i tanti personaggi del regime fascista, ad avere il coraggio di contrastare apertamente le decisioni del Duce.
Sulla morte di Balbo furono fatte varie ipotesi, tra cui quella, ancora oggi dura a morire, che fosse stato volontariamente eliminato con complotto ordito da taluni avversari, con alla testa il Ministro degli Esteri Galezzo Ciano e forse lo stesso Mussolini, ormai insofferente nei riguardi di colui che era da molti considerato il suo probabile successore alla guida della Nazione. Si insinuò, infatti, che fosse stato dato ordine alla contraerea di Tobruk di abbattere l’aereo di Balbo, oppure che una candela d’accensione fosse stata imbevuta di benzina e collegata col serbatoio in modo da esplodere in volo qualche tempo dopo il decollo. Tutto ciò è puramente frutto di fantasia e di maldicenze, alimentate nel dopoguerra per motivi politici, dal momento che tutti gli storici più seri si sono ben guardati da appoggiare simili dicerie.
Comunque l’episodio di Tobruk scavò un solco tra gli ambienti aeronautici, che avevano perduto il loro uomo più prestigioso e carismatico, e quelli della Marina che, pur tra tante giustificazioni, ne avevano determinato la morte con la loro contraerea. Il Comandante della 5^ Squadra Aerea, non dimenticando di essere sfuggito per poco alla tragica fine di Balbo, non perdonò ai marinai di Tobruk quel fatale errore. Il generale Porro protestò più volte, mediante lettere spedite al Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica, sostenendo presso il generale Pericolo che i difensori della piazzaforte avevano il grilletto facile ed una certa miopia nel riconoscere gli aerei nemici.
E tale situazione, determinata dai frequentissimi attacchi della R.A.F. contro gli obiettivi di Tobruk, sembrò dar ragione alle lamentele di Porro, dal momento che la notte sul17 novembre 1940 le batterie contraeree della Regia Marina fecero precipitare un altro velivolo nazionale: un “S.79” della 13a Squadriglia del 9 Stormo Bombardieri, pilotato dal sottotenente Angelo Carabini, che decedette con i cinque membri dell’equipaggio.

Francesco Mattesini

Re: IL TRAGICO INCIDENTE CHE CAUSO' LA MORTE DI ITALO BALBO

Grazie sig. Francesco per le sue delucidazioni.
Il mio precedente intervento, dato che non sono uno storico e non ho notizie dirette, si basa semplicemente sul fatto che un paio di mesi fa ho letto il libro di Folco Quilici e ho riportato le sue conclusioni sulla tragica fine di Balbo e del suo equipaggio.
Partendo proprio dal libro del Quilici vorrei approffitare gentilmente di lei per chiarire alcuni dubbi che mi sono sorti dopo il suo intervento.
L'aereo del generale Silvestri è lo stesso del tenente Romagna?
Quilici sempre nel suo libro in un certo modo smentisce la versione del generale Porro sulle finalità della missione a Sidi Azeis (cioè l'operazione contro le autoblinde inglesi)basandosi sul fatto che quando il maresciallo fosse giunto al caposaldo (quasi al calar della sera) le condizioni di luce avrebbero reso molto rischiosa l'impresa, dando per più probabile la versione del generale Briganti (cioè raggiungere l'avamposto per premiare i suoi tenaci difensori).Se l'orario di partenza dei due
S.79 era le cinque circa del pomeriggio, a che ora era previsto il loro arrivo a Sidi Azeis?
Vorrei chiderle se gentilmente può segnalarmi altre pubblicazioni che trattino la vicenda di Balbo e del suo S.79 a Tobruk.
Saluti, Enky79

Re: IL TRAGICO INCIDENTE CHE CAUSO' LA MORTE DI ITALO BALBO

Mio nonno ha sempre detto che Balbo fu ucciso dagli italiani. Lui in quel periodo era in Africa,a Tobruk 3 compagnia Folgore del 32° Btg Guastatori.

Re: IL TRAGICO INCIDENTE CHE CAUSO' LA MORTE DI ITALO BALBO

Per rispondere a Ivano Ceci, in effetti Balbo fu ucciso dagli italiani, ma per un tragico errore causato dallo stato di allarme seguito all’incursione dei bombardieri “Blenheim” contro Tobruk.
Circa quanto mi ha chiesto Enky 79 la mia ricostruzione dei fatti, che debbo confermare smentendo (luce o non luce) la versione di Folco Quilici, è stata fatta sulla scorta della documentazione dell’Ufficio Storico dell’Aeronautica Militare.
Per quanto riguarda i libri ve ne sono parecchi, incluso quello di Rocha, che parlano del maresciallo Balbo, ma sempre in forma autobiografica. Soltanto Folco Quilici parla del suo abbattimento in forma più approfondita.
Sugli aerei del Generale Silvestri e del tenente Romagna, in questo momento non so rispondere. Per farlo dovrei nuovamente consultare, all’Ufficio Storico dell’Aeronautica, la documentazione ufficiale.

Francesco Mattesini

Re: IL TRAGICO INCIDENTE CHE CAUSO' LA MORTE DI ITALO BALBO

Per un maggiore approfondimento sull’episodio che portò all’abbattimento dell’aereo di Balbo da parte della contraerea di Tobruk riporto, di seguito, la relazione trasmessa, la sera del 29 giugno 1940, a Supermarina, via radio in quattro parti e con precedenza assoluta sulle precedenze assolute (PAPA), dal Comando della Marina in Libia (Marilibia Tripoli):

MARILIBIA TRIPOLI – 21345 –

[1a] Ritornato Tobruk per eseguire inchiesta preliminare circa abbattimento velivolo nazionale avvenuto ieri alt Ore 1732 due velivoli nazionali sono giunti sul cielo della piazza durante un attacco aereo [ricordo che in quei giorni di giugno vi erano ancora, prima del tramonto, almeno tre ore di piena luce] quando il fuoco delle batterie era cessato da pochi minuti per allontanamento velivoli nemici ma il cessato allarme aereo non era stato ancora dato alt Non era giunto nessun avviso alle autorità di Marina dell’arrivo dei due velivoli nazionali che non hanno seguito le norme prescritte per riconoscimento alt

[2a] Nonostante questo il Comandante della D.I.C.A.T. constatava personalmente che i due aerei erano nazionali et dava subito ordine a tutte le batterie di non rispondere al fuoco alt Mentre veniva dato questo ordine le mitragliere del Campo di Aviazione hanno iniziato il tiro alt Questi colpi perfettamente uditi anche da Tobruch hanno avuto lo effetto di far riaprire il fuoco mentre si stava trasmettendo.

[3a] Dalla D.I.C.A.T. l’ordine di non sparare alt Nave SAN GIORGIO sparato una salva sei colpi da 100 et 90 colpi con tre mitragliere da 13; batteria Tonno 12 colpi mitragliera da 37; batteria Tortora 4 colpi da 37; batteria Topo 12 colpi mitragliera da 37; mitragliere da 13 di Porta Sollum 10 colpi; mitragliera da 13 dei depositi nafta 60 colpi alt - 223029

[4a] Tutte mitragliere sono binate alt Azione di fuoco est durata non più di 30 m.s. alt Il primo dei due velivoli è precipitato in fiamme alt Inchiesta formale è affidata at Generale Pitassi Comandante piazzaforte alt.

Re: IL TRAGICO INCIDENTE CHE CAUSO' LA MORTE DI ITALO BALBO

Veramente un bell' articolo; completo ed istruttivo. Se posso farLe un'osservazione, signor Mattesini, sarebbe ncora meglio citare qualche fonte - errore che nella furia dello scrivere si fà di sovente-.
Riguardo lo specifico, e avendo visto da poco tempo un paio di documentari su Italo Balbo questi aveva un grandissimo seguito all'estero. La Sua traversata dell'atlantico fu festeggiata dagli americani con manifestazioni che solo Loro riescono a concepire; le immagini erano infatti imperessionanti, sia per il numero di persone cheattendevano Balbo in ogni città dove faceva visita sia per le personalità che volevano conoscerlo, stringergli la mano.Credo che l'Italia abbia perduto, in quel tragico evento, più di un pilota ed un maresciallo dell'aria, ma un simbolo , un eroe, cosa che ci avrebbe fatto dannatamente comodo visto con chi alleammo in guerra...
BlogMasterPg

Re: IL TRAGICO INCIDENTE CHE CAUSO' LA MORTE DI ITALO BALBO

Grazie per l’elogio sull’articolo. Ma non bisogna dimenticare che la storia è una materia sempre in evoluzione, e spesso, anche a distanza di molti anni, si possono fare le scoperte più inaspettate.

I documenti che ho consultato sulla morte di Balbo sono molteplici, e quasi tutti custoditi nell’Archivio dell’Ufficio Storico dell’Aeronautica. Ricordo, tra i tanti, il Diario Storico della 5a Squadra Aerea. Particolarmente utile è stata poi una relazione compilata nel dopoguerra dal Capo Ufficio Storico, colonnello Lioy.

Lioy, dopo aver interpellato il generale Silvestri, che nel 1940 aveva il Comando del Settore Est (Tobruk) della 5^ Squadra, aveva passato la sua relazione, a richiesta, all’allora Ministro della Difesa Pacciardi, “a sua volta interessato della questione da un suo amico americano”.

Francesco Mattesini.

Re: IL TRAGICO INCIDENTE CHE CAUSO' LA MORTE DI ITALO BALBO

Dott. Mattesini, finalmente La rileggiamo!

Re: IL TRAGICO INCIDENTE CHE CAUSO' LA MORTE DI ITALO BALBO

Grazie mille signor Mattesini.

Re: IL TRAGICO INCIDENTE CHE CAUSO' LA MORTE DI ITALO BALBO

Sig. Francesco, mi scusi mi sono espresso male. Intendevo ucciso dagli italiani volontariamente. Nonno mi diceva sempre che Balbo fu fatto uccidere, e non fu un errore.

Re: IL TRAGICO INCIDENTE CHE CAUSO' LA MORTE DI ITALO BALBO

Signor Ivano. Se ha letto bene il mio articolo, e la relazione di MARINA TRIPOLI si renderà conto che per la morte di Balbo, e non ci possono essere dubbi, si è trattato di un tragico errore.

Francesco

Re: IL TRAGICO INCIDENTE CHE CAUSO' LA MORTE DI ITALO BALBO

dott.Mattesini,

quali furono le reazioni di Mussolini alla morte di Balbo?

E'vero che Balbo se la intendeva con Badoglio?

Re: IL TRAGICO INCIDENTE CHE CAUSO' LA MORTE DI ITALO BALBO

Su questo argomento sono state fatte parecchie insinuazioni, da parte di coloro che, per partito preso, odiavano i due uomini. Ma io non posseggo alcun elemento per dare un giudizio convincente.

Non mi risulta che ci fosse un accordo fra Balbo e Badoglio, mentre riguardo alle reazioni di Mussolini alla morte del maresciallo non abbiamo alcuna testimonianza della sua reazione,trovandosi il Duce,in quel periodo di fine giugno lontano da Roma, sul fronte delle Alpi, dove la guerra con la Francia si era appena conclusa.

Comunque il Ministro Giuseppe Bottai, che il 1° luglio incontro Mussolini ad Imperia, testimonia nel suo Diario che il Duce avrebbe detto:

"Graziani è al suo posto. Balbo cominciava a dar segni di nervosismo, una mattina a terra e la sera ai sette cieli".

Francesco


Francesco

Re: IL TRAGICO INCIDENTE CHE CAUSO' LA MORTE DI ITALO BALBO

Bè, non vedo perchè l'errore non possa essere stato "volontario". E' risaputo che Balbo, con i suoi modi di fare, le sue imprese, stava surclassando la fama di Mussolini. E si sà anche che Mussolini cominciava a non amare troppo colui che a volte lo metteva in ombra, colui che a volte, era l'attore principale e Mussolini una comparsa.
Mettiamoci poi le storie di un amante di Balbo ad Alessandria, dei suoi viaggi. Ripeto, molti sono convinti che Balbo fu fatto uccidere, ma non sapremo mai la verità, quindi non vedo perchè escludere una delle due ipotesi.

Re: IL TRAGICO INCIDENTE CHE CAUSO' LA MORTE DI ITALO BALBO

A questo link, potete trovare un interessante cronaca, e commenti anche dei diretti interessanti, in particolare del Capo pezzo che quel giorno centrò Balbo.
http://cronologia.leonardo.it/storia/biografie/balbo2.htm

Re: IL TRAGICO INCIDENTE CHE CAUSO' LA MORTE DI ITALO BALBO

Signor Mattesini ho trovato la risposta al mio quesito.

Da www.eaf51.org

LA MORTE DI BALBO
(Estratto da: Franco Pagliano – Aviatori Italiani – Ed. Pocket Longanesi, 1969)
Intendiamo riferirci al compianto tenente colonnello pilota Ernesto Romagna-Manoja che in
quel periodo, con il grado di tenente, era addetto alla persona del Maresciallo, e che il 28
giugno fu incaricato di precederlo in volo a Sidi Azeiz insieme al generale Silvestri.
Stralciamo da una sua lettera un resoconto particolareggiato che si riferisce alla parte che
egli ebbe nella vicenda e quindi a quanto lui sapeva per scienza diretta:
« Stando a quanto mi aveva ordinato Balbo stesso a mezzogiorno, avremmo dovuto partire
per Sidi Azeiz col suo 5.79 verso le 16. Invece, due ore prima, Frailich venne a svegliarmi
nell’albergo di Derna e mi disse: ‘Sono state segnalate delle autoblindo inglesi sul campo di
Sidi Azeiz. Invece di partire con noi, tu andrai avanti con il Ghibli, atterrerai a Tobruk 2,
chiederai una scorta di C.R.42 e andrai a Sidi Azeiz a liberare il campo e ad aspettare
l’arrivo del Maresciallo”. Fu così che io partii verso le 15.30 avendo a bordo il generale
Silvestni. Atterrammo sul Tobruk 2 che aveva i segni di un recente bombardamento inglese:
un velivolo bruciava e il campo era cosparso di buche e di spezzoni incendiari. Manco a farlo
apposta, i nostri caccia avevano tutte le mitragliatrici intasate di sabbia (c’era stato ghibli fino
all’alba). Aspettammo una mezz’oretta e finalmente potemmo decollare seguiti dai tre 42.
Intorno a Sidi Azeiz evoluzionavano effettivamente tre autoblindo ed una, anzi, stava proprio
sul campo d’atterraggio a non più di cento metri dal fortino. Al nostro arrivo si allontanarono
alquanto, ma non sufficientemente per consentire a me o all’apparecchio di Balbo (che
ormai, secondo i miei calcoli, doveva essere in arrivo) di atterrare impunemente. Feci allora
alla scorta il cenno di attaccare, ma i velivoli continuavano a girare in quota senza far niente.
Convinto che non capissero, feci delle puntate in bianco (ero disarmato) sulle autoblindo ma,
anche questa volta, senza successo. Anzi, a un certo punto, i tre C.R.42 tornarono verso
Tobruk e il giorno dopo i piloti mi dissero che così avevano deciso perché le loro mitragliatrici
non funzionavano. Allora, temendo che Balbo arrivasse da un momento all’altro e
non potesse atterrare, decisi di attaccare da bassa quota le autoblindo... con le bombe a
mano. Feci così una serie di puntate a volo radente e, mentre viravo sulle autoblindo dalla
sua parte, il mio motorista lanciava alla Balilla le innocue munizioni. Le macchine nemiche si
allontanarono effettivamente... (Un passo indietro: mi dimenticavo di dire che, prima che i
caccia se ne andassero, io, approfittando di un momento in cui gli automezzi inglesi erano
relativamente lontani, atterrai vicino al fortino per avere notizie e che vi lasciai Silvestni che
quindi assistette da terra al mio comico attacco.) ‘Le macchine nemiche, dunque, si
allontanarono, ma sparando in continuazione al mio indirizzo. Così fui colpito da due
pallottole al serbatoio ventrale della benzina (una di queste deviò provvidenzialmente sotto il
sedile sfiorandomi poi la schiena) e dovetti atterrare tra spruzzi di benzina. In quello stesso
istante (ore 17.40) Balbo era abbattuto su Tobruk nelle circostanze che conosci ».

Cordiali saluti, Enky79

Re: IL TRAGICO INCIDENTE CHE CAUSO' LA MORTE DI ITALO BALBO

Ho letto parecchie volte il libro di Franco Pagliano, ma moltissimi anni fa, e non ricordavo questo episodio. Ringrazio Enky 79 per avermelo ricordato. Davvero interessante e utile per integrare gli avvenimenti sulla fine di Balbo esposti il mio articolo.

Francesco