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condor



Oct 24, 2008 - 9:29AM
Perché non vado al Quarantennale del mio corso d’Accademia

Gentile Generale,
ho molto apprezzato Le sue nobili parole che accompagnano con estrema profondità e chiarezza i pensieri ed i sentimenti che La animano, seppure tra un evidente velo di amarezza.
Purtuttavia un motivo per essere presente all'anniversario del quarantennale del suo Corso di Accademia mi permetto di suggerirglieLo: sicuramente tra i presenti in tribuna di "gente con le palle tra le gambe" non ne avrebbe trovati; mi piace pensare però, che tra i ragazzi schierati nel piazzale, molti, al contrario, le "palle le abbiano" (con la speranza che il Padreterno gliele mantenga). Lei potrebbe essere stato - se presente - un esempio da imitare per loro e solo per loro.
Con i migliori saluti.
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domenico (Firenze)



Oct 24, 2008 - 10:23AM
Re: Perché non vado al Quarantennale del mio corso d’Accademia

Gentile Direttore,

Ciò che dice è profondamente vero, ma anche inevitabile.

Lo dice nel suo intervento, tra le righe, descrivendo la sua entrata in Accademia: una istituzione totalizzante, fortemente gerarchizzata, con le sue consuetudini, con i suoi riti, con il suo linguaggio.

In questa istituzione, lei ha imparato ad essere un comandante di uomini e un esperto di dottrina militare, per la stessa formazione del suo carattere, del suo essere militare deve essere stato predisposto a vivere in quel sistema e con una certa dose di competitività rispetto ai suoi compagni di corso con cui pur deve aver condiviso molto in due anni di Accademia a Modena e successivamente alla Scuola di Apllicazione d'Arma a Torino.

La competitività non prevede, penso, l'amicalità.

Una sola domanda: ma Lei, in tutti gli anni della sua vita militare, come si è rapportato con gli altri suoi compagni di corso?

Ha mantenuto i contatti, li ha cercati, frequentati nei limiti del possibile, si è fatto coinvolgere dalla loro umanità?

Da quel che dice, no. Quindi reciti sino in fondo il ruolo a cui l'istituzione e la vita l'ha chiamato ad essere.

In quella rappresentazione di persone che si reincotrano dopo quarant'anni, forse, ora che è distaccato da tempo dalla vita militare, potrà riannodare rapporti veri con i suoi compagni per arrivare, chissà, al cinquantennale con obiettivi e modalità diverse dal semplice ritrovarsi e ascoltare discorsi di circostanza.
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starfighter



Oct 24, 2008 - 12:25PM
Re: Perché non vado al Quarantennale del mio corso d’Accademia

Ho letto attentamente l'intervento del generale. Parole sentite, allora mi sono sentito fortunato per il fatto che il mio di corso d'accademia, un legame lo ha mantenuto, con un sito ed una mailing list attraverso la quale da qualche anno ci teniamo tutti in contatto, dall'Italia e dai teatri operativi. Abbiamo anche già fatto un raduno "ufficioso" a Modena, anni fa, anche per ricordare un collega tragicamente scomparso. L'iniziativa fu del mio capocorso che tra l'altro ha lasciato il servizio ed ora è un bravo manager di Finmeccanica. Spesso sulla mail si "cazzeggia", altrettanto spesso si parla di cose serie, ci si confronta: è una cosa bella. Sò che altri corsi di nostri "Kaps" hanno fatto lo stesso, sfruttando l'immensa potenzialità della rete.
Spero che questa notizia le faccia piacere, Sig. generale, noi ci abbiamo provato. Il mio corso è il 174° "CORAGGIO". VNA ACIES!
Michele



Oct 24, 2008 - 12:30PM
Re: Perché non vado al Quarantennale del mio corso d’Accademia

Spero di non offenderla Generale,ma leggendo il suo post mi sembra (ripeto mi sembra) di aver capito che nemmeno Lei in questi 40 anni non abbia fatto niente per stabilire i contatti con i suoi ex-commilitoni o sbaglio?Quindi è quasi spontaneo sentirsi a disagio al contatto con queste persone che nel frattempo sono diventate quasi estranee al suo mondo,al suo pensare,al suo agire.
Purtroppo di gente con i "coglioni" in giro non se ne vedono un gran che...forse dovuto al fatto che per poter far qualcosa in questo paese si dovrebbe ricorrer alle maniere forti,dove uno comanda e gli altri eseguono,ma qui si arriverebbe a una dittatura e lungi da me il pensiero che un giorno arrivi;qui mi ricollego ai miei due post che mi sono stati chiusi e che francamente non ne capisco il motivo.
Tutto inizia con il movimento studentesco ( anche Lei lo dice nel suo post..che ha vissuto in prima persona il '68 e ne conosce benissimo le conseguenze che ha avuto sulla ns società),che se non tenuto libero dalla politica viene strumentalizzato a piacere da chichessia...abbiamo un premier che dice che se necessario è fatto l'obbligo di sgombero forzato delle scuole occupate..forse il ns premier si che avrebbe i "coglioni"..ma poi?...
Spero di non esser uscito dal tema e di non dover far chiudere pure questo post :-))
Giovanni Bernardi



Oct 24, 2008 - 1:44PM
Re: Perché non vado al Quarantennale del mio corso d’Accademia

Un amico (generale) mi scrive...

Giovanni,
Superbo. Condivido. Io non sono andato al raduno del mio corso e non ho nemmeno aderito all'iniziativa postuma dell'Associazione. In compenso ho dovuto sterilizzare un mio account di posta elettronica perchè perennemente invaso da corrispondenza proveniente da nomi e cognomi conosciuti e un tempo simpaticamente considerati che ora appartengono, salvo rarissimi casi, a perfetti estranei nelle idee, nei sentimenti, nello spirito. Gente patetica nell'ancorarsi ad una vita che non ha goduto perchè non l'ha vissuta veramente, gente che a sessant'anni e passa si crede ancora legata ad una goliardia becera, gente che indulge nella pornografia pensando che sia un segno di giovinezza, quando è soltanto senilità. Ai tuoi stessi motivi io ho aggiunto quello di non riconoscermi più neppure nello Stato di ora rispetto a quello della mia giovinezza. Quello dei miei tempi rappresentava una speranza e soprattutto offriva una scelta a chi non apparteneva a quella mandria di vecchi buoi e giovani manzi politicizzati che la sinistra comunista e la destra vetero fascista manovravano nelle nostre scuole. Oggi si ricorre alla retorica e al foraggio non solo per pigrizia, ma per aridità culturale e di Valori. Nel nostro paese e anche nel nostro ambiente si cerca ormai di illudere e sfruttare i giovani e di manovrarli politicamente. Esattamente come succedeva alle mandrie dalle quali siamo scappati.
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Giovanni Bernardi



Oct 24, 2008 - 1:48PM
Re: Perché non vado al Quarantennale del mio corso d’Accademia

Un amico (giornalista) mi scrive...

Ho letto. Ci ritrovo molta amarezza, ma anche grande schiettezza. Fino al coraggio di dire quello che pensi e metterlo per iscritto. Non è da tutti. Vorrei apprezzare, in particolare, un senso straordinario di appartenenza all'Esercito, nel significato autentico: che dice no ai riti e alle messe cantate, ormai ripugnanti come scene anacronistiche e prive di senso. In quello che scrivi si sente l'ufficiale con un senso di attaccamento e di passione mai diminuiti, ma anche la voglia di denunciare le troppe finzioni e i tanti equivoci che tutti accettano e che nessuno intende modificare. Chissà perchè. Se fosse consolatorio, potrei dirti che è così in ogni dove, E' vero, ma non è consolatorio. Qualcuno dirà che così ti metti in una torre d'avorio. Ma i veri amici, i professionisti, sapranno leggere bene in quello che dici, anche se hai scelto l'Aventino. Oltre quello, c'è un senso di concretezza e di amore per l'Esercito che non ammettono obiezioni.
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Giovanni Bernardi



Oct 24, 2008 - 1:52PM
Re: Perché non vado al Quarantennale del mio corso d’Accademia

Un amico (forumista) mi scrive...

ho letto il suo intervento e mi ha molto colpito soprattutto per il suo coraggio di renderlo pubblico.
Ha insomma trasformato un suo pensiero personale in un elemento di dibattito pubblico.
Ha fatto quello che meno ci si potrebbe aspettare da una persona della sua formazione “culturale”, ha reso il personale --> politico.

Mi permetto una piccola provocazione, e per questo scrivo a lei in forma privata, per non rischiare di fare casino coinvolgendo lei e suoi pensieri in un ambito che potrebbe essere inteso come politico, ma che non lo è.

Nel suo intervento ci racconta del suo personale 68, di come la sua scelta di “controrivoluzionario sui generis” le fosse ben presente.

Bene...a mio parere lei sta facendo adesso, con il suo messaggio, una nuova e personale edizione proprio del 68!

Insofferenza verso i tromboni, allora professori, adesso politici e generali.
Insofferenza verso una cultura blindata e ripetitiva.
Insofferenza verso la mancanza di ascolto, allora verso i giovani, adesso verso chi ha più esperienza.
Immobilismo sociale generalizzato.
Insofferenza verso la falsità delle relazioni personali.

Lei tutti questi aspetti li riassume nella faccenda della “palle”...ma mi sembra, e magari sbaglio, che non siano solo gli zebedei in gioco.

Alla base dei movimenti giovanili in tutto il mondo della fine degli anni 60 c’era tutto questo.
La politicizzazione poi arrivò proprio perché la società adulta si chiuse a riccio, e il movimento giovanile privo di sbocchi si affidò ai sogni rivoluzionari.

Spero non si offenda, ma lei mi sembra molto, ma molto simile, almeno nelle motivazioni profonde (personali e culturali, non politiche) ai ragazzi di 40 anni fa che non entrarono in Accademia...
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Giovanni Bernardi



Oct 24, 2008 - 2:28PM
Re: Perché non vado al Quarantennale del mio corso d’Accademia

Una sola domanda: ma Lei, in tutti gli anni della sua vita militare, come si è rapportato con gli altri suoi compagni di corso? Ha mantenuto i contatti, li ha cercati, frequentati nei limiti del possibile, si è fatto coinvolgere dalla loro umanità? Da quel che dice, no.

Nella prima camerata del primo plotone della seconda compagnia Emanuele Basile dormiva affianco a me (Alexitch, Baldi, Basile, Bernardi, Bernardini, Bigongiari, Bordonaro...). Dopo un paio di settimane transitò nei Carabinieri, perché uno di loro aveva dato le dimissioni. Emanuele Basile era capitano a Monreale quando fu ucciso dalla Mafia il 4 maggio 1980. Io fui trasferito in Accademia, con l'incarico di comandante di compagnia, nel settembre dello stesso anno. Seppi che si era costituito un comitato di compagni di corso per onorare la memoria di Emanuele Basile. Ma fino ad allora non era stato fatto niente. Presi in mano la cosa e inviai una lettera (allora c'era il ciclostile) a tutti i compagni di corso. Gli indirizzi mi furono forniti dallo stato maggiore. Aprii un libretto al portatore presso lo sportello del Banco di San Geminiano e San Prospero dell'Accademia. Invitai i compagni di corso a versare una cifra per realizzare un busto in bronzo da porre nella sede della compagnia di Monreale (oggi gruppo). Le offerte furono copiose. Contattai uno scultore a Marina di Carrara. Gli portai le foto di Emanuele e lui realizzò il bronzo, con la tecnica della cera persa. Contattai allora lo stato maggiore dell'Esercito e il Comando generale dei Carabinieri per organizzare la cerimonia. Il Comando generale inviò tutti i compagni di corso. Lo SME mi rispose che la presenza del comitato e del capocorso era ritenuta adeguata. Sull'aereo che ci portava a Palermo chiesi al capocorso se aveva preparato il discorso da tenere a Monreale, quando avremmo dovuto scoprire il busto. Mi rispose che avevo fatto tutto io e anche il discorso lo avrei fatto io. Preparai in aereo le parole che avrei detto. La cerimonia fu breve, ma significativa e toccante. Un articolo fu pubblicato sulla rivista Il Carabiniere.
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R&R - Milano



Oct 24, 2008 - 2:36PM
Re: Perché non vado al Quarantennale del mio corso d’Accademia

Per corretteza è bene che comunichi che la lettera che il Generale ha postato sopra è mia.

Di conseguenza mi assumo la reponsabilità dei contenuti.

Nel caso vogliate discuterne ricordate che è il mio pensiero, non prendetevela con il Generale...
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Giovanni Bernardi



Oct 24, 2008 - 2:45PM
Re: Perché non vado al Quarantennale del mio corso d’Accademia

...mi piace pensare però, che tra i ragazzi schierati nel piazzale, molti, al contrario, le "palle le abbiano" (con la speranza che il Padreterno gliele mantenga)

Non credo che dipenda dal Padreterno, ma dalla forza che ciascuno di loro avrà nell'opporsi alla violenza della omologazione che viene esercitata di continuo. Omologarsi in Accademia, omologarsi alla Scuola di applicazione, Omologarsi a reparto, omologarsi al corso di stato maggiore, omologarsi al corso superiore di stato maggiore, omologarsi allo stato maggiore...

E un po' alla volta chi resiste cade. Io sono caduto nel 1999. Un mio compagno di corso è caduto nel grado di generale di divisione. Chi non è caduto, è omologato. Regola che non è sempre valida, però: il generale Fabio Mini ha resistito fino al grado di generale di corpo d'armata. E riscuote la mia incondizionata ammirazione.
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Giovanni Bernardi



Oct 24, 2008 - 2:50PM
Re: Perché non vado al Quarantennale del mio corso d’Accademia

R&R è un gentiluomo.
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bull



Oct 24, 2008 - 3:36PM
Re: Perché non vado al Quarantennale del mio corso d’Accademia

Signor Generale , è con piacere che ho letto le motivazioni per le quali lei non parteciperà al quarantennale del suo corso .
L’idea del personaggio che io mi sono creato di Lei richiama i seguenti valori : saggio, maturo, esperto .
Oggi aggiungo un altro aggettivo : LEALE .
Leale solo come chi, come lei (mi auguro di esserlo anche io),ha avuto la fortuna di Comandare e, Come dice il Generale Mini, di guardare verso il basso . Leale, solo come chi per spirito di servizio opera per il piacere di DARE e non di RICEVERE .
Vede, io mi sono arruolato come V.T.O. (Volontario Tecnico Operatore) e oggi, dopo aver raggiunto il grado appiccale dei Sottufficiali, rivesto il grado di Tenente del Ruolo Speciale . Ormai non vedo più (sono molto rari …) dei Comandanti “Leali” ma vedo troppi Comandanti” Fedeli”. Tutti d’accordo, tutti amici, non creiamo problemi, e come dice sempre il Generale Mini , tutti a cercare consensi dall’alto.
NO ! Io Comando dei Soldati e quindi mi interessa di più il loro rispetto che non le note umoristiche “sempre eccellenti” .
Ed è per questo che apprezzo la sua decisione, perche “sprizza lealtà da tutti i pori” .
Perché noi, “i suoi uomini virtuali”, la rispetteremo ancora di più . BRAVO COMANDANTE .
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starfighter



Oct 24, 2008 - 3:42PM
Re: Perché non vado al Quarantennale del mio corso d’Accademia

Le parole del Sig. generale sono vere nel senso genuino del termine. Portando la mia minuscola testimonianza "da dentro" confermo con forza che nel corpo ufficiali dell'EI di oggi si respira una densa cappa di grigiore e conformismo. Omologazione è la parola giusta. C'è anche, io trovo, ancora una robusta dose di buonafede, che nel mondo di oggi non è poco, ma anche una ambiente intellettualmente immobile, per non dire stagnante. Basta vedere come sono state e vengono disegnate le linee evolutive della Forza Armata nell'ultimo decennio: nella maggior parte dei casi un mero scopiazzamento, pure maldestro, di quello che avviene all'estero. Io appartengo alla generazione "di mezzo" che è entrata in Accademia nei primi anni '90. Ci hanno detto che non esistono più i famosi "vantaggi" e che solo i primi 20-30 del corso diventeranno....colonnelli "pieni". Paradossalmente credo sia una grande fortuna che ci toglie dallo "zaino alpino" un bel pò di peso carrieristico e miserie umane connesse. Di slanci ed entusiasmi ce ne hanno tolti un bel pò, quasi tutti direi, ma "ritrovarci" tra colleghi di corso ancora conserva un gusto genuino. Spero ardentemente che non ci tolgano pure questo. Da ultimo mi associo all'ammirazione per il gen. Mini, vera "voce nel deserto", di assoluta levatura.
-?-



Oct 24, 2008 - 4:10PM
Re: Perché non vado al Quarantennale del mio corso d’Accademia

oggi si respira una densa cappa di grigiore e conformismo. Omologazione è la parola giusta.


Qualcuno ha aggiunto il termine che mancava. Omologazione verso il basso. Ci potrebbe essere tuttavia anche una omologazione verso l'alto. Una volta credo si chiamasse spirito di corpo. Era quello che spingeva verso l'alto e sul quale si basava la forza di molti eserciti. Credo tuttavia che le Forze Armate facciano parte del Paese reale e di questo "spirito di corpo" non c'é traccia oggi in questo Paese o meglio c'é ne é una manifestazione rumorosa solo quando si vincono i campionati mondiali di calcio...
Diomede (Venezia)



Oct 24, 2008 - 4:16PM
Re: Perché non vado al Quarantennale del mio corso d’Accademia

A proposito di omologazioni mi chiedo se la striscia di propaganda del sito "Chat Guy" che compare in questo momento nella videata del forum sia vista da tutti oppure è una mia allucinazione?
Massimo jr



Oct 24, 2008 - 5:25PM
Re: Perché non vado al Quarantennale del mio corso d’Accademia

Nelle forze armate usa era in voga l' acronimo CYA - Cover Your Ass .....
Il problema non è solo italiano
Ivano Ceci (Roma)



Oct 24, 2008 - 5:25PM
Re: Perché non vado al Quarantennale del mio corso d’Accademia

Sig. Generale, qualcuno un giorno mi disse "abbandonare è come rinunciare...non è perdere, ma ricunciare...significa non aver combattuto"
non rinunci, ma se deve perdere perda da Uomo...ma non rinunci.
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Giovanni Bernardi



Oct 24, 2008 - 6:53PM
Re: Perché non vado al Quarantennale del mio corso d’Accademia

@ bull

La lealtà è la virtù che preferiso, molto di più della fedeltà. Io sono un infedele, ma lo dico e ne dico i motivi. E quando devo esprimere una mia opinione lo faccio (ne ho pagato le conseguenze). La lealtà è il più gran sentimento che si possa esprimere, anche nei confronti della donna amata, perché dice di noi quelli che siamo. Io con l'Esercito ritengo di essere sempre stato leale. Non sempre sono stato ripagato con la stessa moneta, ma non dipendeva dall'Esercito, bensì da quelli che lo rappresentavano.
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Giovanni Bernardi



Oct 24, 2008 - 7:08PM
Re: Perché non vado al Quarantennale del mio corso d’Accademia

Ivano,
grazie per le sue parole. Tuttavia a me sembra di non avere rinunciato. Ne è la dimostrazione sia Pagine di Difesa sia il forum.
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Ludo ( Roma )



Oct 25, 2008 - 12:58AM
Re: Perché non vado al Quarantennale del mio corso d’Accademia

Queste riflessioni sarebbe importantissimo farle diventare testo di studio non solo nelle accademie ma anche nelle scuole che si occupano di strategia.

È lo scontro tra animi giovani e menti anziane.

Molti andati in pensione si adattano al ruolo che avevano i loro nonni.
Ma oggi un essere umano occidentale di 60/70 anni e' nel pieno delle sue forze, basta non fermarsi.

È assurdo vedere gente in grado di decidere e di scegliere passare il tempo a discutere in un salotto di qualche centro di studi strategici.

Bernardi ha mostrato una strada. Non ha creato un Blog,
ma un sito coordinato e controllato, ponte sociale
tra civili militari e civili di altre specialità.

QUESTO DIALOGO E' STRATEGICO PER LA FORMAZIONE DELLA GIOVENTU'.
perché può dare loro un respiro strategico alla loro vita.
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Giovanni Bernardi



Oct 26, 2008 - 12:52PM
Re: Perché non vado al Quarantennale del mio corso d’Accademia

Un amico (anziano d'Accademia) mi scrive.


Carissimo Giovanni,

non frequento abitualmente tue pagine, ma un collega mi ha segnalato il tuo pensiero motivante sulla tua rinuncia a partecipare al 40ennale.

Bene.

Ogni decisione è frutto (si spera) di un ragionamento motivato dalle esperienze che la vita ci ha fatto percorrere.

E’ triste constatare che le tue esperienze nel nostro campo ti hanno lasciato così tanto amaro in bocca; lasciatelo dire da uno che non ha fatto una carriera strepitosa e che ha sempre remato con le sue braccia, spesso controcorrente, e con nessun aiuto derivante da parenti o padrini vari.

Ho visto colleghi che mi hanno superato per meriti e per sponsor, ma non me ne sono preoccupato. Ho visto colleghi che hanno cambiato spesso cappotto (o gabbana che dir si voglia) e che per questo si ritengono fulmini di guerra.

Ho visto tante storie di vita “normale”, ma nessuna è riuscita a modificare i valori fondamentali dell’amicizia dei banchi di scuola, di quando la graduatoria e la scalata al successo personale erano obiettivi secondari al rapporto umano di solidarietà fra coetanei riuniti per studiare lontano da casa e dagli affetti.

Io lo scorso anno sono ritornato a Modena con questi pensieri: rivivere a distanza di una vita i sentimenti di allora, rivedere dietro le rughe ed i capelli bianchi le nostre espressioni di giovanile entusiasmo per degli ideali che allora erano ancora puri, riassaporare i sentimenti di solidarietà tra coetanei che allora ci guidavano.

Tu no.

Tu hai preferito coltivare i rancori e le rivalità che durante gli anni di servizio ti sei costruito dentro, e che si intuiscono anche nel tuo sito dove si percepisce il tuo desiderio di continuare ad essere un protagonista anche se non più in età di farlo.

Peccato.

Mi dispiace per te, di sicuro non è un bel vivere.

Con affetto

Gen.B. (ris.) Paolo de Wolanski
24° Corso Accademia Militare di Modena
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Giovanni Bernardi



Oct 26, 2008 - 3:44PM
Re: Perché non vado al Quarantennale del mio corso d’Accademia

Un amico (anziano d'Accademia) mi scrive.


Ciao "Cappellone" (sperando che tu mi consenta di chiamarti così),
Ben più che nel fatto di aver torto per definizione quando si è assenti, credo nel sacrosanto diritto che chiunque ha di esprimere opinioni indipendentemente dal loro grado di allineamento a quelle correnti e, per questo, mi guardo dal criticarti o dall' elogiarti. Nondimeno, non condivido il tuo pensiero e non tanto in sè stesso ma per i presupposti che lo sostengono.

Tanto per chiarire il mio punto di partenza, ti ricordo che dopo i canonici 700 giorni trascorsi in Hdemia con il 23° corso, un benigno destino (per mano del Prof. Goldoni) me ne ha regalati altri 300, e in tutto fanno mille. Nei successivi tre decenni e mezzzo a me, come a tutti, ne sono capitate di tutti i colori ed alla fine me ne sono andato con un po' di anticipo esasperato dal disappunto per le scelte dell' Azienda e di certi suoi satrapi (in generale ed anche in particolare) che, essendo via via diventato grande, riuscivo ad comprendere sempre di più ma a tollerare sempre di meno.

Se mi fermassi a questo punto potrei dare l' impressione di condividere il tuo punto di vista ed il tuo malessere ma non è così perchè c'é dell'altro. Infatti, pur avendo bazzicato in tutti i recessi aziendali passando dalla più remota periferia allo spartiacque del Corso Superiore di SM fino più curiali enti del Centro, attraverso gli incontri che il caso mi destinava man mano, ho avuto la fortuna di poter distinguere le persone con cui avrei fatto volentieri naufragio su un' isola deserta da quelle che mi avrebbero fatto preferire di ributtarmi in mare e cercare un altro arcipelago piuttosto che averli compagni anche per un solo minuto. Con questo spirito, quando si approssimava il Ventennale, mi chiedevo quali sensazioni avrei provato nel' incontrare molti dei primi ed un po' dei secondi anche solo nella ristretta cornice dei compagni di corso. Forse perchè eravamo tutti (o quasi) in servizio ed anche perchè la recente frequenza del corso di Stato Maggiore ci aveva rimesso a stretto contatto reciproco, ricordo di aver apprezzato soprattutto gli eventi del raduno ma non di aver colto il senso della comunione di nitenti che aveva portato la quasi totalità ad aderire liberamente al raduno (in realtà, il discorso vale per due: quello del 23° ed anche quello del 24°).

Poi, dopo altri vent' anni, il calendario si ripresenta implacabile e mi propone il 40ennale del 23°. In quel secondo ventennio parecchi si erano concentrati in poche sedi e tutti gli altri si erano dispersi nella diaspora di mille posti lontani l' uno dall' altro; per di più, non pochi si erano già ritirati ed il solo fatto di rintracciarli e snidarli si era presentato laborioso. Diversamente dal ventennale ho provato, pur se già esacerbato per conto mio, emozioni diverse, più forti e più centrate sulla risposta al richiamo dell' esperienza comune. Certamente, come dici tu, anche in quella occasione ci fu chi si lasciò prendere la mano dalla retorica di circostanza ma in me - come nella massa - questo non creava disturbo perchè il senso del raduno eravamo noi stessi in quanto vecchi colleghi ed, anche, fortunatamente amici nonostante le distanze sul territorio e sull' annuario.

Di lì a poco mi sono trovato coinvolto nell' organizzazione del 40ennale del 24°. Molto meglio rispetto all'anno prima (quando invece mi era stato servito un piatto cucinato da altri) ho visto mettersi in moto il potentissimo senso dell'appartenenza, del tutto al di là di ogni risentimento e delusione. Si è avviato un meccanismo di richiami e di risposte che di certo non ha convolto tutti ma a ciascuno della gran parte che ha aderito ha dato la possibilità di sentirsi protagonista di un' esistenza condivisa - a contatto o a distanza - fra persone soprattutto amiche e solidali.
A nessuno è importato che il discorso di questo o di quello fosse scontato oppure denso di significati (anche se, in realtà, a tutti è sembrato che il caso fosse il secondo) dal momento che ben più del protocollo e della nostalgia il tema dominante è stato l' incontro fra persone che avevano il desiderio di ritrovare sé stesse e di rtitrovarsi fra sé stesse.

Obietto che negli anni - per lo meno questa è la mia personale impressione relativa ai miei legami con i miei 600 compagni di corso - i rapporti siano stati nulli e si sarebero potuti realizzare solo nell' ambito di un' associazione. Non aderisco né mai ho aderito ad alcuna di queste (con tutto il rispetto, mi sembrano fabbriche di sospiri più che di sentimenti poroiettivi) e ne rifuggo tanto più quanto più strutturate, formali ed istituzionali sono.
Credo invece - ed è il distillato della mia esperienza mediata dalla mia indole - che il collante di un raduno non consista nell' esser stati in Accademia nello stesso periodo ma nell' esserci stati "insieme".
Se questo senso ti sfugge o sepure lo avverti ma non ti anima, mi spingo fino a dire che mi dispiace per te.

Con affetto, ciao

Fabio
_____________________________
Gen.B. (ris) Fabio I. Gorra Lazzarini di Morrovalle
Email  
-?-



Oct 26, 2008 - 6:34PM
Re: Perché non vado al Quarantennale del mio corso d’Accademia

Non riconoscendo valido il concetto, espresso dal Direttore di PdD nel suo scritto, secondo il quale il rito del raduno è ripetitivo e non incide in maniera sostanziale sul funzionamento dell’organo istituzionale interessato, il gen. de Wolansky rimprovera al suo ex-collega di non aver voluto accettare la “normalità” dello sviluppo dei rapporti gerarchici tra appartenenti allo stesso ambiente nella forma secondo cui viene generalmente concepita e praticata. Ma soprattutto gli rimprovera di voler continuare a stare sulla breccia svolgendo altri compiti con altri metodi.
Metodi evidentemente innovativi come la creazione e la conduzione editoriale di PdD che lo stesso de Wolansky mostra di non ritenere utili e forse anche dannosi ( ma quest'ultima é una mia ipotesi) .
Fa anzi carico al gen. Bernardi di non volere essere solo un “normale” pensionato come tutti gli altri, che “non hanno l’età” per svolgere altri ruoli significativi, esprimendo così una convinzione oggi sempre meno accettata sul piano sociale.
Io credo invece che il ruolo svolto dal Direttore di PdD è molto più giusto ed utile, per se stesso e per gli altri, di quello passivo al quale sarebbe invece condannato se accettasse pedissequamente la visione del suo interlocutore.
Avere una pubblica opinione edotta e partecipe sui problemi della difesa è infatti molto più utile che dannoso. E PdD svolge la funzione di favorirne la crescita.
Giovanni Bernardi



Oct 26, 2008 - 8:43PM
Re: Perché non vado al Quarantennale del mio corso d’Accademia

Un amico (compagno di corso) mi scrive.

No caro Gianni, mi dispiace dirtelo, ma hai sbagliato.

Sono appena tornato dal "nostro" quarantennale e sono felice di esserci stato. Non mi aspettavo nulla di particolare, se non ritrovare degli amici, ripensare a quei verdi anni, trascorrere qualche ora serena ricordando i vecchi tempi. E così è stato. Eravamo in tanti. Ci siamo commossi rivedendo il filmato sbiadito del nostro giuramento, ci siamo commossi cantando l'inno d'Italia a squarciagola, nel cortile d'onore, con gli allievi del 189° e 190° Corso. Facce pulite, motivate, oneste, ingenue, tese nello sforzo di far bene. Come le nostre quarant'anni fa.

Ho provato nostalgia ed orgoglio, commozione e fierezza, amicizia e riconoscenza, sì riconoscenza verso quell'istituto che mi ha accolto a diciotto anni e insegnato tanto e riconoscenza verso il nostro vecchio Comandante di corso, giunto in carrozzella, con la vita tenuta con i denti ed un filo di voce , ma lucidissimo e sempre fiero e dignitoso, felice di essere ancora tra noi.

Che importa se per tanti anni non c'eravamo incontrati, che importa se non tutti i vecchi compagni godevano della mia stima, che importa se la nostra vita, come quella di tutti, ha subito e provocato ingiustizie e viltà, li c'era il 150° Corso, il Corso della Vittoria e tutto era dimenticato. C'è qualcosa di sbagliato in tutto questo? Non credo. E' banale, scontato, retorico? Forse, ma anche molto bello.

Mi dispiace non averti incontrato. Ti avrei abbracciato con grande piacere. Avremmo riso e ci saremmo raccontati le vicende della nostra vita militare, con semplicità e schiettezza come si fa tra soldati.

E poi non essere così pessimista. Il nostro corso di gente brava e con le palle ne ha e ne ha tanta e ti posso assicurare che mentre ero sull'attenti nel mio abito scuro di pensionato ho invidiato quegli allievi e non so cosa avrei dato per avere ancora le stellette.

Ti abbraccio con la stima e l'affetto di sempre.
Gigi
----------
Luigi Chiavarelli
Generale di corpo d'armata della riserva
150° Corso
Email  
Ludo ( Roma )



Oct 26, 2008 - 8:46PM
Re: Perché non vado al Quarantennale del mio corso d’Accademia

Vorrei scrivere quello che non puo' essere detto dai militari, anche in pensione:

CORPORATIVISMO

"...Se sei uno di 'noi' non finisce il tuo legame 'a noi' dopo la pensione..."
Questo molti stanno scrivendo usando argomenti nobili.

Con corporativismo definisco, in generale,
le varie forme di alleanze esistenti in una carriera,
dalle più sane alle più riprorevoli.

Insomma non viene accettato
qualcuno che si definisce 'libero'
dalle 'cordate' della carriera passata,
e quindi ne rifiuta il
ritualismo senza sostanza.
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Giovanni Bernardi



Oct 26, 2008 - 8:58PM
Re: Perché non vado al Quarantennale del mio corso d’Accademia

Un amico (compagno di corso) mi scrive.


Caro Gianni,
sono rientrato ieri sera da Modena, dopo aver partecipato al Quarantennale del nostro Corso. Mi è dispiaciuto non averti visto. Mi è dispiaciuto non aver visto diversi altri colleghi, che per loro motivazioni diverse non hanno inteso partecipare. So di altri che, più semplicemente, non hanno potuto intervenire, e di non aver potuto incontrare loro mi rammarico ancor di più.

Sono contento di esserci andato; sono contento di averli salutati tutti; sono contento di aver visto molti che erano usciti addirittura al primo anno d'Accademia. Ti garantisco che nell'abbracciare Massimo Garin, Franco Rosa, Federico Ozzola, ....Montana e tanti altri, semplicemente mi son ritrovato con loro come se non ci fossimo mai lasciati. Li ho sentiti vicini come 38 o 39 anni addietro, quando per motivi diversi hanno lasciato l'Accademia. Tu affermi che nei 40 anni trascorsi non ci siamo cercati, non abbiamo stabilito legami formali, etc. Io dico che la nostra forza ed il nostro legame erano semplicemente quelli che derivano dal sapersi parte di un'unica entità, appieno legati per sempre dai due anni trascorsi insieme, soffrendo assieme e preparandosi assieme al futuro. Io dico che ogni volta che mi è capitato di incontrare un amico di Corso, tale l'ho sentito e da tale mi sono sentito trattare. Anche con te, l'ultima volta a Solbiate qualche anno addietro - ricordi? Gli abbracci che ho scambiato con ciascuno di noi nel tempo non sono stati "proforma" ; corrispondevano - e tu lo sai bene per avermelo dimostrato anche tu ogni volta - ad un sincero moto dell'animo.

Io sono orgoglioso e contento di esser parte del 150° Corso. Considero il nostro Corso un'ottima entità, che ha saputo mettere in campo personalità diversificate, certo, ma nessuno di noi, che mi risulti, ha mai sgomitato cercando di arrivare al di là dell'onesto.. Certo, ciò non vuol dire che siamo stati un mondo di santi, ma semplicemente che siamo stati uomini che hanno palesato le loro debolezze ma anche la loro forza, a partire da quella morale. Uomini che hanno cercato di fare onestamente la loro parte, nel contesto delle condizioni al contorno oggettivamente esistenti.

Non credo di poter essere smentito, nell'affermare che il prodotto complessivo del 150° Corso, nel panorama italiano, è di prima qualità. Un semplice indicatore, che proviene da un osservatore esterno : quando ho frequentato il 108° Corso Superiore di Stato Maggiore, il corso è risultato formato di tre entità quasi paritetiche : Ufficiali del 150°, del 151° e ripescaggi dei Corsi precedenti. Uno dei colleghi dei corsi precedenti, una sera semplicemente mi disse : "ma voi siete diversi: tra voi vi chiamate tutti per nome di battesimo; al termine delle attività, prima di lasciare le aulette e tornare a casa a continuare lo studio, voi passate per le diverse aulette e chiedete agli altri se hanno bisogno di qualcosa.....Io non l'ho mai visto fare da altri". Potresti pensare che si tratti di una storia inventata; posso assicurarti che è del tutto vera. Che questa sua affermazione, poi, possa sottolineare l'inadeguatezza comportamentale di altri corsi, ...bhe, questo è altro affare e non compete a me esprimermi in materia.

Tu sai bene come io critichi aspramente la Forza Armata per il suo modo di essere e per i risultati che pone in campo, non tanto rispetto alla pratica di striminziti bilanci e di condizioni al contorno lontane dal consentire di "essere" un soldato, ma per l'incapacità di voler confrontare onestamente la missione definita dalle leggi e le reali capacità operative che si è in grado di esprimere, traendone poi le conseguenze.

Allo stesso modo, tuttavia, affermo - e tu me lo hai sentito "predicare" da lungo tempo - che nel contesto del panorama italiano l'Esercito è certamente tra le istituzioni meno deficitarie. Non siamo " i meglio", ma siamo certamente i "meno peggio". Con questo non voglio assolvere la F.A., ma neanche sparare escrementi su tutti. L'Esercito è fatto di Italiani, con i loro pregi ed i loro difetti; se vogliamo un Esercito diverso, ma io direi se vogliamo un Paese diverso, occorre "semplicemente" imparare ad essere diversi. La mia esperienza, all'interno ed all'esterno della F.A. mi suggerisce purtroppo che molti vorrebbero il cambiamento, ma.......degli altri, non il proprio......A queste condizioni, semplicemente, non ci sarà alcun cambiamento e l'Esercito, ma a maggior ragione il Paese, affogherà miseramente.

Non mi sta bene, allora, sentirmi oggetto - insieme con amici che stimo ed apprezzo - di un indiscriminato giudizio di "eunuchismo" e conformismo. Nell'Esercito - come nel Paese - c'è di tutto : ottimi, mediocri e pessimi, ai diversi livelli. Sparare a zero indiscriminatamente dall'esterno, e prendersela con un intero Corso a maggior ragione, semplicemente, non "mi sta bene"
. Tu sai bene che sto combattendo da sempre la mia battaglia con l'Istituzione, per cambiarla, ma dall'interno, visto che sono ancora appieno in servizio. Tu sai bene che l'Istituzione ha tentato di farmela pagare, ma devo anche riconoscere che la stessa Istituzione, poi, non mi ha penalizzato affatto. Ma non ha significato parlare in questo dell"Istituzione". Sono gli uomini che ne fanno parte che in realtà fanno l'Esercito. Vero è che molti di noi non brillano affatto, anzi, ma rivolgiamoci direttamente a loro, non prendiamocela con l'Esercito. In questo, a maggior ragione, non spariamo a zero sul 150°, che è stato un Signor Corso.

In sostanza, ritengo sia vitale cercare di mettere insieme le buone volontà, non puntare sulla disgregazione. Come dicevo, in questo nostro Esercito, oggi, ci sono molti ottimi professionisti : è necessario inviare loro segnali di incoraggiamento e di solidarietà, favorendone l'aggregazione reciproca, incoraggiandoli a nuotare contro corrente, piuttosto che rischiare di perderci tutti in ragione di escrementi che sommergeranno tutti.

La Forza Armata ha bisogno di essere corretta sia dall'interno sia dall'esterno, ma senza arroganza, senza astio, senza sputare nel piatto in cui si è mangiato o si sta ancora mangiando.

Che cosa ha voluto dire, allora, il nostro Quarantennale? Niente di più e niente di meno che : siamo entrati 40 anni addietro in Accademia, abbiamo costruito amicizie e professionalità che hanno operato in buona fede per 40 anni; siamo all'ultima cerimonia ufficiale che ci vede quale 150° Corso, ancora almeno in parte in servizio; vogliamo semplicemente rivederci e reciprocamente testimoniarci - facendolo percepire agli Allievi di oggi - che siamo stati bene insieme, che tutti insieme abbiamo cercato di fare il nostro dovere in accordo al giuramento prestato, "al solo scopo del bene della Patria".

Lo abbiam fatto tutti allo stesso modo? Credo di no, ma ritengo che ognuno abbia cercato di dare il meglio di sè.

Retorica e frasi fatte sono tali per chi tali vuole sentirle. In quest'ottica, non avverto le parole che sono state dette ieri mattina come espressioni retoriche, ma come indicatori di uno stile di vita sostanzialmente corrispondente al vero.

Mi dispiace veramente che tu non abbia voluto essere con noi ieri. Vedere il nostro antico Comandante di Battaglione, Alessandro Duranti, sulla sua sedia a rotelle a ben più di 80 anni, piegato ma non vinto dall'età e dalla fragilità della macchina umana, sentirlo ringraziarci per le soddisfazioni che attraverso il nostro comportamento nel tempo egli ha vissuto, scusami, ma mi ha commosso ed ha rinvigorito ulteriormente la mia, la nostra, determinazione a continuare a servire bene il nostro Paese, la Patria, come abbiamo giurato di fare 40 anni addietro : da "soldati".

Io sono del parere che sia questo ciò di cui oggi la Patria ha bisogno : mettere assieme le buone volontà, favorire l'aggregazione dei cittadini onesti, se vogliamo uscire dalla crisi, potenzialmente esiziale, che abbiamo di fronte.

Ti prego, caro Gianni, di voler utilizzare il potere di opinione che hai costruito per porlo al servizio della civiltà e della buona volontà, non del qualunquismo e della disgregazione.

Mi spiace, potrei essere in errore, ma in questo modo ho interpretato il tuo intervento. Non condivido alcune opinioni che hai espresso e ti invito a voler continuare ad essere, come sempre, parte integrante dell'" UNA ACIES" al servizio dell'Esercito, ed ancor prima, del nostro Paese. Continuo a considerarti parte integrante ed importante del nostro "meraviglioso" 150° Corso, rifacendomi all'espressione che fu usata in proposito sul nostro Numero Unico al termine del biennio d'Accademia e che, personalmente, ritengo aderente alla realtà.
Un caro abbraccio e tanto affetto.
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bull



Oct 26, 2008 - 9:38PM
Re: Perché non vado al Quarantennale del mio corso d’Accademia

Non è certo per difendere il Gen. Bernardi ( non credo che ne abbia bisogno o la voglia di farlo..) , però é sorprendente verificare di come si venga “attaccati” quando qualcuno esprima delle opinioni non in linea con quelle di indirizzo comune .
Non mi sembra di cogliere critiche, nello scritto del Gen. Bernardi, nei confronti di suoi colleghi che hanno deciso di partecipare al quarantennale del corso.
Non vedo la necessità, da parte di quest’ultimi, di effettuare delle critiche pesanti e al limite dell’oltraggioso (come chi, pur ammettendo di non frequentare abitualmente il FORUM, ne intravede rancori, rivalità e il “non bel vivere” di chi ha osato pensare fuori dai ranghi).
Mi sorprende come, nel nostro mondo, sia difficile esprimere “opinioni diverse” senza subire delle critiche o essere giudicati in maniera negativa .
Sento parlare spesso di “ assertività” come dote essenziale e indispensabile per interagire con il prossimo. Ma spesso l’assertività rimane una parola senza senso! è obbiettivamente difficile trovare delle persone che rispettino il tuo punto di vista e le tue opinioni senza correre il rischio di fartele cambiare solo perché diverse dalle loro.
Forse è questo che spaventa : ciò che è diverso!
Accettare ciò che è diverso vuol dire essere in grado di utilizzare “l’arte del saper ascoltare” ! ascoltare tutte le voci, tutte le idee , tutte le persone! Cambiando o meno opinioni e idee , ma arricchendo sempre il proprio modo di pensare .
Chissà se un giorno ( tutto sommato sono ottimista e penso di si ) conoscerò qualcuno , magari un superiore , che mi stimi perché ho opinioni e idee diverse dalle sue .
Voglio essere LEALE e INFEDELE (ma come insegna il Gen. Bernardi : dire sempre perché) .
BULL
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Andrea S. (Pordenone)



Oct 26, 2008 - 10:32PM
Re: Perché non vado al Quarantennale del mio corso d’Accademia

Mah, forse chi critica il gen.Bernardi sono proprio coloro che sono "omologati" o meglio "gli arrivati" che dicono di difendere l'Istituzione dall'interno. Quante volte ho sentito questa affermazione durante la mia vita militare. E proprio quest'ultimi potrebbero essere quelli che lasceranno "fare" a Tremonti, libero di distruggere e umiliare un Esercito in un modo che neanche il famigerato 8 di settembre era riuiscito a tanto. Tutti zitti, anzi "omologati", ma che si credano certi di convincere gli altri, beh, sono sicuro che questa volta si sbagliano. Stanno arrivando mala tempora e staremo vedere chi veramente difenderà l'onore della Forza Armata e il loro stesso.
Io (e ora mi sfogo) so cosa significa scrivere pubblicamente e duramente per l'onore della Forza Armata ,finire mazzolati per volontà di coloro che stanno supinamente allineati al "potente" di turno e sentirsi anche dire: "che cavolo scrivi tu che non sei nessuno".
Ma la vogliamo finire ?
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Ludo ( Roma )



Oct 27, 2008 - 12:08AM
Re: Perché non vado al Quarantennale del mio corso d’Accademia

Mi sembra che da secoli, se non millenni, l'arte militare si basa sulla formazione del 'branco scientifico'.
Coloro che sanno operare da soli finiscono per fare gli snipers o i cecchini. Ma carriera 'nun' la fanno.

Quindi che si formi un gruppo mi sembra corretto e la prima parte dell'ultima lettera e' fantastica in quel senso.

Ma criticare pesantemente un compagno che, terminata la carriera di 'branco', voglia considerare una perdita di tempo le riunioni come quella contestata mi sembra offensivo.

Pero' io comprendo le riunioni da pensionati dei Lagunari, dei consubim, dei nocs, ecc.

Comprendo gli incontri di chi in segreto e senza carriera abbiano veramente rischiato la vita per le istituzioni.

Con questa chiudo le mie incursioni nell'argomento ripetendo.

SMETTETEVELA DI VEDERVI TRA VOI E RENDETE QUESTE ADUNANZE UN'OCCASIONE DI INCONTRO POPOLARE.

Sarebbe utilissimo per il supporto ai vostri colleghi in terreno operativo.
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berserk



Oct 27, 2008 - 3:04PM
Re: Perché non vado al Quarantennale del mio corso d’Accademia

Riconosco integralmente le ragioni che hanno portato il Generale a non presenziare all'evento. Tali motivazioni sono riassumibili in una: questi eventi non hanno senso alcuno.
Io stesso ("si parva licet...")ho sempre rifiutato di presenziare a quelle tristissime rimpatriate tra vecchi compagni di liceo, commilitoni o fra appartenenti a una determinata classe di età, nella considerazione che trattasi di eventi finti, intrisi d'ipocrisia, che non servono assolutamente a nulla.
Infatti, le persone con le quali son voluto rimanere in contatto per vincoli di vera amicizia, siano esse vecchi compagni d'arme o di scuola, continuo a frequentarle regolarmente. Se ho perso di vista le altre per anni, qualcosa dovrà pur significare.

Lo stesso credo che abbia fatto nella propria vita ciascuno di noi, Generale compreso. Non vedo quindi la necessità di andare a rivedere forzosamente alcune persone con le quali non ho nulla in comune, se non il ricordo di aver condiviso con loro - per ventura, non per scelta - determinati luoghi ed esperienze. Davvero un po' pochino, no?

Circa le considerazioni collaterali dell'editore, ugualmente condivisibili e non meno importanti, ci sarebbe da parlare per mesi.
Feodosia



Oct 27, 2008 - 3:35PM
Re: Perché non vado al Quarantennale del mio corso d’Accademia

Io penso che il Generale abbia ragione ad esordire nel suo editoriale dicendo di sapere che ha torto.
Il mondo si divide in due, gli appassionati dell'"Amarcord", che amano i raduni di classe, raduni di commilitoni, raduni di veterani, dove c'è il piacere di parlare di chi c'è e chi non c'è, o di chi non c'è più e del " comeravamo". Sicuramente è il desiderio di avere un denominatore comune che dà spazio ai ricordi ed alla nostalgia.Ed in questo non c'è nulla di male.
Dall'altra parte c'è chi non ama "l'Amarcord fine a se stesso", ma che pensa che cio' che è ,ed i suoi pensieri derivano sì dalle esperienze, ma che queste non creano in sè un denominatore comune sufficiente. Il passato è dunque la ricchezza per il futuro senza vene di nostalgia, senza foto in bianco e nero, ma come motore per creare cose nuove e dinamiche,per creare immagini nuove, e intuizioni come per esempio un forum , o altre cose.
Il torto è dunque di fare un editoriale manifestando il proprio dissenso, perchè alla fine è un essere presenti pur volendo essere assenti.
Ludo ( Roma )



Oct 27, 2008 - 6:02PM
Re: Perché non vado al Quarantennale del mio corso d’Accademia

>i>"...un editoriale manifestando il proprio dissenso,
perchè alla fine è un essere presenti pur volendo essere assenti..."

Mi scusi, Feodosia, ma la sua riflessione è fuori luogo,
infatti indirizzerebbe la discussione sulla persona
facendo dimenticare la questione più importante.

L'editore di PdD ha criticato, in toto, le ritualità asfittiche.

Un concetto filosofico che appartiene non solo a Lui.

Per chi ci crede, va bene il corporativismo anche dopo la pensione,
ma su basi adatte alla nuova condizione e non di ricordo dei precedenti
ruoli.

È infatti una delle osservazioni che piu' mi divertono quando incrocio
un'adunata, vedere vecchi signori che pretendono obbedienza anche
dopo decenni, da altri che dalla pensione hanno dimostrato di essere
molto piu' validi e di successo di loro.
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Giovanni Bernardi



Oct 27, 2008 - 11:02PM
Re: Perché non vado al Quarantennale del mio corso d’Accademia

Dal 3d 'quarantennale', Giovanni Papi scrive:


Caro Giovanni,
non sono d'accordo.Il bello e' proprio sentire sempre gli stessi discorsi e fare le stesse cose e magari continuare a farle nei prossimi quaranta anni: credo che si chiami "tradizione" e le tradizioni sono uno degli elementi piu' importanti di tutti gli Eserciti. Ti confesso che non mi aspettavo nulla di diverso da quello che e' stato fatto in occasione del nostro Quarantennale anzi mi sarebbe dispiaciuto il contrario. Chi siamo noi per cambiare quello che hanno fatto le Schiere di coloro che ci hanno preceduto ? Mi sembra che tu ,come me, non abbia una buona considerazione del '68 e allora perche' auspicare un cambiamento proprio nel tempio delle Tradizioni Militari : sarebbe come un nuovo 68!
Quanto ho scritto comunque non intacca l'affetto e la considerazione che ho per te anche se non ci vediamo tanto spesso.
Giovanni Papi 150° Corso Montello
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Giovanni Bernardi



Oct 27, 2008 - 11:06PM
Re: Perché non vado al Quarantennale del mio corso d’Accademia

Dal 3d 'Perché non vado al quarantennale, Leò scrive:

Egregio Bernardi, stimo chi non disdegna di esprimere apertamente un basta alle chiacchere. Ero a Livorno, sabato scorso 25 ottobre, alla Vannucci, per il 66mo anniversario della Battaglia di El Alamein. Normale esserci per un cogedato della Folgore. Guardare i paracadutisti di oggi sfilare, come noi già facemmo, dietro le nostre Bandiere, con il passo dei Guerrieri, Quelli che servono la Patria in armi, pronti anche a morire; sentire l'urlo Fogore! eccheggiare vigoroso é musica alle orecchie. Accogliere gli ardimentosi che, dall'alto, scendono sul piazzale, nel mezzo della folla, é sempre uno spettacolo magnifico.
Ma i discorsi!?! Proprio di gente senza p...e.
A parte quello del Comandante della Brigata, altri due oratori hanno emesso sproloqui di retorica e di inconsistenza verbale. Soprattutto uno. Ma cosa ci faceva lì? Dopo aver recuperato fischi ed urla ostili da una parte del pubblico, insulti da parte di un coraggioso Reduce, appena trattenuto da due Sottufficiali.
Io quel giorno, di cui parlate, ero a Valle Giulia, non certo con i "compagni". Manifestavamo contro un mondo vecchio, che sapeva solo eruttare chiacchere, che non sapeva fare che promesse fumose (il seguito ci ha dato ragione), cercando di castrare una gioventù esuberante con fiumi di parole narcotizzanti.......Facemmo quel che doveva esser fatto per non assomigliare a delle pecore. Ma non ne volevamo a chi non c'era ed, a quei tempi, non organizzavamo picchetti davanti alle università o licei per bloccarne l'ingresso. Voi stesso, credo di capire, poteste entrare in classe.
Vi ringrazio della vostra ospitalità nel forum.
Leò.
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Giovanni Bernardi



Oct 27, 2008 - 11:09PM
Re: Perché non vado al Quarantennale del mio corso d’Accademia

Dal 3d 'Un altro quarantennale, Vanni Belia scrive:

Caro Giovanni, ho letto il tuo scritto "Perchè non vado al quarantennale" dapprima con curiosità, via via con compartecipazione. Concordo in pieno con i tuoi sentimenti perchè sono stati anche i miei quando anni fa (io sono del 21° Corso, 1964) non ho partecipato al "mio" quarantennale. Solo che io ho tenuto dentro me stesso i sentimenti e la tristezza che mi accompagnava in quella occasione. Non ho più visto i miei compagni ed amici.. se in occasionali incontri professionale, ma ho seguito con partecipazione la loro brillante carriera (parlo di Gianni Botondi, Giorgio Riggieri, Castagnetti).
Mi trovi pienamente d'accordo. Un cirdiale saluto e un abbraccio (mio simpatico ..."cappellone"). Vanni Belia
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Giuseppe Iacono



Oct 28, 2008 - 1:03AM
Re: Perché non vado al Quarantennale del mio corso d’Accademia

Carissimo Giovanni
sono del tuo Corso, 3^ Cp. II Plotone : il plotone di Bruno Cingoli, Enrico Pesce, Pier Riccardo Bertolino ecc. Ci chiamavano "tassinari", quelli che, nella prima guerra mondiale, con una manovra logistica imponente, contribuirono, guidando giorno e notte, a portare al fronte centinaia di migliaia di soldati, che resero poi possibile l'unica vittoria che il nostro Esercito conseguì nel secolo trascorso.
Cosa c'entra tutto questo con il Quarantennale del 150° Corso , al quale tu , coerentemente con il tuo pensiero, hai deciso di non partecipare ?
E' una risposta che avrai alla fine di questa mia, non diretta , ma fra le riga.
Alle 8.30 del 24 ottobre 2008, nell'Aula Magna dell'Accademia c'è stata una messa a suffragio dei nostri morti e a commemorazione dell'evento.
Devi sapere che non amo per niente la liturgia ecclesiale, che non vado a messa tutte le domeniche e qualche volta nemmeno nelle feste comandate. Ma mi ha colpito un' espressione del Cappellano all'omelia : lui si rammaricava molto dei tanti allievi che se ne vanno dall'Accademia per andare in contro alla loro carriera , sbattendo la porta ! Non lo capiva ! Probabilmente si è dimenticato che a 20 anni le reazioni agli eventi della vita sono tutt'altro che ponderate , ragionate, riflettute. C'e chi di noi quella esperienza l'ha vissuta bene, altri male. Ognuno e’ libero di provare quello che ritiene.
Nel prosieguo della mia vita, e qui apro una breve parentesi, ho scoperto che quando si litiga con chicchessia, amici,mogli ecc., se non sei in grado di ricucire al più presto possibile quella rottura (e per farlo bisogna iniettarsi dentro grandi dosi di umiltà), quel litigio, quella controversia, innescata magari anche da futili motivi,può divenire e quasi sempre diviene un macigno che ti porti dentro per tutta la vita; non solo, ma che alimenta ed ingigantisce la delusione, il disappunto, l'odio, il rancore.
Io ho fatto parte di quella numerosa schiera di Allievi Ufficiali che se ne sono andati da Modena, sbattendo la porta e che non è stato in grado – non ci ho nemmeno pensato ad essere sincero e sicuramente non ne sono stato capace – a ricucire con me stesso quella rottura.
Non mi sono piaciuti, caro Giovanni, quei due anni, dove, sin dal primo giorno, sono iniziate fra di noi gomitate e silenziosi calci negli stinchi, perché sin da quel primo giorno iniziava inevitabilmente quell'iter valutativo che ci avrebbe poi accompagnato per tutta la vita e che avrebbe quindi determinato le nostre fortune o sfortune di carriera.
Venivo dalla Nunziatella, dove avevo trascorso tre anni duri anch'essi, ma col conforto che le amicizie e le inimicizie nascevano in modo assolutamente spontaneo e disinteressato.
In Accademia, al contrario, non ho ricordi di amicizie, magari di simpatie e di antipatie si, ma di amicizia, nel senso di condividere insieme solidarietà e reciproco sostegno, mai.
Non avevo capito all'epoca che quello era in realtà l'inizio della vera vita, dove ambizione, competizione, determinazione, assenza di pelo sullo stomaco ecc. avrebbero fatto la differenza.
Non lo capii allora e non l'ho mai voluto capire e ,meno che mai , non me ne sono fatto una ragione. Risultato: non solo non ho fatto carriera, non solo ho lasciato il servizio nel 1991 , ma non ho mai più rimesso piede in Accademia per 40 anni! Ho rimosso tutto, Giovanni, studi, colleghi, esperienze fatte, tutto, e guai al solo pensiero di sentirmi dire di ritornarci per un ventennale o qualcos'altro. Non me ne fregava assolutamente nulla. Avevo fatto una esperienza no . Cosa fatta , capo A.
E invece mi sbagliavo !
Ho sbagliato perché ho permesso a me stesso di lasciarmi guidare da sentimenti negativi e sono proprio questi sentimenti, che , religione o non religione, ti fanno vivere veramente male. Poi, ho permesso che questi sentimenti lievitassero e assumessero proporzioni del tutto fuori luogo . Paradossalmente tutto ciò non incideva nella qualità del mio lavoro e nella mia professione, che devo dire in piena coscienza , essere stata molto soddisfacente per me e per i miei superiori . Ma , sotto il profilo professionale, ero un vero e proprio …israeliano : perfetto nel lavoro , ma libero non appena mettevo piede fuori da qualsiasi caserma ; non frequentavo circoli, mense , feste , festine e ricorrenze varie ; avevo ed ho i miei hobbies , avevo ed ho una famiglia splendida e non mi interessava nient’altro.
Poi ….l’inizio di un lungo periodo di introspezione . Cos’era successo ? Stavo diventando vecchio ? Secondo te è vecchio uno che a quasi 60 anni , e ci manca poco , si è appena comprato una batteria elettronica Yamaha ( il top della categoria ) , per rimettermi a studiare lo strumento con tanto di maestro e di metodi avanzatissimi , strumento che avevo smesso di suonare proprio 40 anni fa ? Mi sto specializzando in Jazz e anche di quello tosto e non c’è nessun anfratto musicale che non ami e che non mi interessi ; ad ogni manifestazione musicale di rilievo, dico di rilievo , io ci sono sempre. E il giorno in cui non ci andrò più e non suonerò più o non ascolterò più musica è perché sarò morto .
E’ successo che dopo molti anni , e molti sforzi , anche con l’aiuto di qualche amico vero, mi sono saputo riconciliare con me stesso innanzitutto e poi con la vita.
Per me tutto oggi è bello e positivo, qualsiasi cosa ; ovviamente evito di frequentare ambienti idioti, persone idiote, contesti che pullulano di disvalori e frivolezze , di cialtronerie e volgarità . A pranzo e cena spengo la televisione , qualche volta spengo anche la luce e in famiglia mangiamo e parliamo a lume di candela. Non sono comunista , né fascista , di centro di qua o di la, esattamente come te. Non me ne frega niente . Penso solo che qualsiasi politico , quando prende in braccio un bambino con la mano destra, con la sinistra gli ruba le caramelle ( espressione felicissima di un attore che impersonava il ruolo di un politico americano nel film “ Caccia all’Ottobre Rosso” e che si definì proprio in quel modo , di fronte ad un analista della CIA ) .
Penso solo che l’unico compito dei politici è quello di risolvere i problemi reali del paese. Punto.
Ho fatto pace con me stesso, quindi : ho capito che nessuno è perfetto, io in primis , e che la caducità umana è tale proprio perché di mezzo c’é l’uomo con tutti i suoi limiti . Ho voluto imparare , spero non troppo tardi, allenandomi quotidianamente , a buttare sempre il cuore oltre l’ostacolo, senza mai starmi a creare troppi problemi o complicazioni esistenziali. Ho perdonato i miei genitori che mi hanno dato , per ignoranza e assoluta buona fede , una infanzia ed una adolescenza assolutamente tristi ed infelici, al punto de decidere io stesso di andarmene da casa e farmi un’altra famiglia “le forze Armate” ; ho perdonato tutti i colleghi che mi hanno fatto le scarpe al suono del Dio Violino ; in quanto a superiori non mi sono mai lamentato, tranne in una sola , forse due occasioni.
In questa fase della mia vita , un bel giorno , mi telefona Ettore Magliocchetti e mi parla del Quarantennale di Corso. “Ma no, ti ringrazio , non mi va , non ho un buon ricordo, lasciami perdere”. Poi Ettore mi illumina non con frasi ad effetto o i “soliti” discorsi sui valori ecc.ecc. , hai presente quelli che si dicono nelle cerimonie, copiati e ripetuti anno dopo anno ?!
Mi dice con semplicità che quello che è stato , è stato, ma mo’ …basta !
Non mi convinco : Ettore mi fa contattare da un altro collega del Veneto, ove risiedo ; lo incontro, ci parliamo; non gli prometto niente ; poi ci ripenso, mi iscrivo.
Perché ? Perché sono un vecchio che vive solo di ricordi e nostalgie ? Ma quali ricordi e nostalgie ? Mi sono sempre fatto un m….. che per metà basta e non sono mai stato ripagato con pari moneta.
Mi sono iscritto e ci sono andato, superando mille resistenze giustificate o ingiustificate ( esattamente come fanno i fumatori per giustificare i motivi per i quali fumano : ognuno ha le sue motivazioni e sono tutte importantissime ; invece bisogna solo smettere di fumare e basta ! )
Quindi bisogna riconciliarsi con se stessi.
Così facendo, il 24 ottobre 2008 , a Modena , ho vissuto uno dei giorni più belli della mia vita e non sto esagerando.
I “soliti” discorsi non hanno “forato” più di tanto i miei timpani ; ero impegnato , inquadrato insieme ai miei “compagni di avventura “, ad osservare i volti e le espressioni dei giovani e delle giovani che avevo di fronte : tre battaglioni al completo, schierati , impeccabilmente come sempre, per renderci ONORE e che sicuramente non capivano quello che stavano vivendo, come non l’ha capito nessuno di noi 40 anni fa. Quel susseguirsi di ordini , allocuzioni e squilli di tromba, nel profondo di me stesso , avevano l’effetto , al contrario di quello che avresti provato tu , di una “sinfonia” purificatrice , di fronte a tutte le amenità , alle meschinità e alle idiozie a cui ci tocca dare testimonianza ogni giorno della nostra vita .
In quella mattinata , quaranta anni dopo, si è così chiuso definitivamente il cerchio dei miei rancori, dei miei dissapori, dei miei dubbi e delle mie pseudo verità.
Tutto mi e’ diventato finalmente chiaro, limpido, cristallino.
Non mi sono più rivisto con i miei colleghi di corso per quarant’anni ?
Tu per caso ti sei mai rivisto con i tuoi compagni di classe di 1^ elementare ? Sai che fine hanno fatto, se si ricordano bene o male di te ?
Non è venuto il Capo di S.M. a renderci onore ? E chi se frega ? Avevamo come nostro leader il Sottocapo di S.M. Può andar bene lo stesso, o no ? Oppure non basta la propria coscienza per sapere di aver fatto , alla fine , solo il proprio dovere ?
Caspita, avevamo un Reggimento intero che ci ha tributato gli onori e che ci ha indirettamente detto grazie per tutto il m…che ci siamo fatti , chi più , chi meno, per una vita o quasi.
Tutti quegli allievi questo che ho appena detto non lo hanno ancora capito, perché qualcuno gli ha semplicemente ordinato di inquadrarsi , fare attenti, riposo e presentat arm, ma un domani , eccome se lo capiranno. Certo, ci saranno anche tra le loro fila coloro che non presenzieranno al loro quarantennale . Ma si tratterà solo della famosa eccezione che , da che mondo e’ mondo, conferma sempre la regola.

Per buona sostanza , caro Giovanni , penso solo che ogni giorno che viviamo è un dono che qualcuno o qualcosa ci regala e che fin’ora ci ha regalato . Me lo hanno insegnato tutti i morti che ho seppellito fin’ora .
E ai doni si risponde con gratitudine ; se possibile o se ne siamo capaci , con altrettanti doni .
Io ho rivisto i miei colleghi di corso dopo 40 anni ; forse li rivedrò ancora o forse no . Non ha importanza .
E’ importante quello che ho provato io nell’arco di quella giornata ed è importante quello che abbiamo provato insieme , non nel nome di un ricordo, ma nel nome dei valori che un’uniforme ed una bandiera hanno saputo o avrebbero dovuto trasmetterci, al di la delle umane debolezze e caducità.
Ed e’ importante , secondo me, quello che ho detto a pranzo a tre allievi che mi sedavano di fronte e di lato : “nella carriera che vi apprestate a fare , portate sempre il cuore oltre l’ostacolo , non perdete mai il rispetto di voi stessi e preoccupatevi solo di servire il Paese”.

Un abbraccio
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patriot



Oct 28, 2008 - 1:13AM
Re: Perché non vado al Quarantennale del mio corso d’Accademia

Signor Generale, ha tutta la mia stima e considerazione. Ha dimostrato di essere un Ufficiale coerente, serio, determinato, per nulla "omologato" al sistema. Sappiamo che per Lei sarebbe stato molto piu' "proficuo" stringere mani, dare e ricevere pacche sulle spalle, fare l'ipocrita e, "tornare" a casa. Invece ha scelto, come Suo solito, la strada piu
' "dura", ma e' la strada di un Comandante, di un Soldato che ha sempre fatto il Suo DOVERE e che non condivide certa "ipocrisia", certe "dinamiche" che hanno portato molti (ahime', i "piu'") a fare scelte caratterizzate da interessi personali e di carriera. Lasci stare i suoi "denigratori", Lei ha dato un SONORO CEFFONE a tutti coloro che si pavoneggiano con "riconoscimenti" non del tutto "meritati" ma, comunque, sempre "acquisiti". Presumo che nel vostro corso vi conosciate tutti quanti, siete a conoscenza di CHI veramente ha meritato e di CHI avrebbe realmente meritato piu' di "altri" che hanno "acuisito". Purtroppo l' ipocrisia ormai regna anche in un ambiente che, un tempo, era esempio di lealta' , coerenza, onesta' e giustizia. Lei ha dimostrato che c'e' sempre gente che crede in questi nobili valori e che non si omologa a queste "dinamiche di palazzo". Non sta a me dirlo, ma nel Suo corso, Lei ha molti compagni di corso che La stimano e La rispettano per il Suo sempre "cristallino" e coraggioso comportamento. Lei e' stato e continua ad essere di esmpio per tanti giovani Ufficiali, realmente motivati ed entusiasti, e che possono contare solo sulle "proprie" forze.
patriot



Oct 28, 2008 - 1:16AM
Re: Perché non vado al Quarantennale del mio corso d’Accademia

pardon :" acquisito"
patriot



Oct 28, 2008 - 1:38AM
Re: Perché non vado al Quarantennale del mio corso d’Accademia

dimenticavo.
che nessuno metta in dubbio lo "spirito di corpo" e lo "spirito di corso" del Gen. Bernardi perche' questo vorrebbe dire che voi non conoscete l'entusiasmo e l'impegno che il Gen. Giovanni BERNARDI ha sempre manifestato in ogni occasione.
Giovanni Bernardi



Oct 28, 2008 - 11:10AM
Re: Perché non vado al Quarantennale del mio corso d’Accademia

L'amico e compagno di corso Francesco Miredi aveva aperto un altro thread. Trasferisco qui quello che ha scritto.

Caro Giovanni
ieri sera avevo espresso alcune mie considerazioni sul Tuo articolo e, aprendo oggi il Forum, ho visto che, per la scarsa dimestichezza con la posta elettronica, probabilmente non soro riuscito ad inviartele. Lo rifaccio non per necessità di protagonismo (mi piace ascoltare molto e parlare poco anche se parlare è parte fondamentale del mio mestiere)ma perchè sento di doverlo fare così come ho sentito la necessità di partecipare al quarantennale seppure per poche ore.
Ritengo che, per un militare, tacciare di retorica i discorsi che si ascoltano in tutte le cerimonie militari sia frutto di ipocrisia e forse di frustrazione; non certo di desiderio di esprimere in piena libertà il proprio pensiero; chissà quanti ne avrai fatto di discorsi simili.
Fra le mura dell'Accademia ho pianto e sofferto come non mai ma ho imparato a conoscere i lati più deboli e più forti del mio carattere e questa è retorica.
Ho lasciato l'esercito dopo dieci anni di servizio, senza pensionamento e rimpianti, perchè non credevo in quei discorsi ma credo negli ideali e su di essi ho impostatato la mia vita; anche questa è retorica.
Nell'incontro di giovedi sera la gran parte dei miei ex compagni non mi ha riconosciuto o non ha sentito la necessità di salutarmi ma con coloro che erano stati veri amici e che non avevo più visto o sentito, ho trascorso quattro ore meravigliose durante le quali i quarantanni si sono volatilizzati; dimmi se non è retorica questa.
Ti ricordo come un bravo ragazzo che con la sua chitarra e le canzoni di De Andrè (Carlo Martello in particolare) riusciva a farmi sorridere nei momenti in cui non ne avrei avuto alcun motivo e per questo avrei voluto incontrarti a Modena, con o senza coglioni.
Un caro abbraccio
Francesco Miredi
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Oliviero Moschin



Oct 28, 2008 - 12:23PM
Re: Perché non vado al Quarantennale del mio corso d’Accademia

Caro Giovanni,
anche se ci siamo parlati a lungo al telefono, ho sentito anch’io la necessità di lasciare scritte sul tuo forum due righe.
Tu conosci la mia storia e sai quanto io abbia atteso questo quarantennale per ritornare nei ranghi del 150°.
Ho aspettato 36 anni per abbracciare Cirillo Camillo; per piangere, ricordando suo padre, con Silvia Mangiacapra; per vedere due amici, che non si parlavano dal tempo della Scuola di Guerra, dapprima guardarsi da lontano, poi stringersi la mano e, dopo, abbracciarsi, sfogandosi in un pianto liberatorio che si sono tenuti dentro il cuore per anni.

E tu dici che tutto questo non ha senso?!?!

Ho consigliato ad Ettore di inviarti una copia del numero unico fatto per l’occasione; potrai far conoscere ai tuoi amici del forum i curricula dei nostri compagni di Corso: forse qualcuno si pentirà dei giudizi avventati che ha dato senza conoscere la storia dei nostri “Uomini” .

Ho finalmente capito perché non sei venuto al 40°: tu sei quello del corso che all’affetto e all’amicizia sincera preferisce il rancore. Ne vale la pena?


Oliviero Moschin
Email  
Giovanni Bernardi



Oct 29, 2008 - 9:07AM
Re: Perché non vado al Quarantennale del mio corso d’Accademia

Un amico (compagno di corso) mi scrive:

Caro Bernardi,
chi Ti scrive è un Tuo compagno di corso che molto probabilmente neppure ricorderai perchè del plotone "amministratore".
Vogli scriverTi per dirTi solo che il quarantennale per me è stato un momento meraviglioso, pregno di uno spirito molto diverso di quello del ventennale, più cameratesco e pieno di vera e sincera amicizia.
Eravamo tutti contenti di rivederci per ricordare quei due anni che comunque ci hanno forgiato, facendoci un solo corso.
Anche per me, meridionale 'doc', è stato arduo vivere lontano dalla famiglia. Ma, oggi, non posso dimenticare che per due anni la mia famiglia è stata rappresentata dai miei compagni di corso. Ed è unicamente in questo spirito che mi sono recato all'incontro.
E, pensa un po', che alla cena informale di venerdì sera ero l'unico amministratore presente. Eppure non mi sono rifiutato di parteciparVi (con mia moglie, che non conosceva nessuno). Così ho avuto il piacere di conoscere, più da vicino, dopo ben 40 anni, compagni che prima conoscevo appena di nome, e, non ultimo, di trascorrere una serata di sana allegria, instaurando amicizie che spero si rafforzino.
Credimi! Una cosa è assistere ai quarantennali ed altra è parteciparvi.
Un abbraccio, dal misconosciuto compagno di corso,
Giovanni Contestabile

Email  
Giovanni Bernardi



Oct 29, 2008 - 12:33PM
Re: Perché non vado al Quarantennale del mio corso d’Accademia

Un compagno di corso mi scrive.

Caro Gianni,
ho atteso qualche giorno per replicare al Tuo scritto, perché quello che avevo elaborato di getto e sull’onda di una profonda amarezza era talmente duro che, come mi ha fatto notare un nostro comune amico, avrebbe indotto al suicidio qualsiasi ricevente con un minimo di dignità.
Non è che, adesso, sia meno amareggiato: forse, sono solo un po’ più sereno e spinto dall’amore siderale che ho sempre nutrito per il Corso e per i suoi componenti tutti.
Grazie, infatti, alle risposte plaudenti che Ti sono arrivate, ho dedotto (e con me molti altri) che non è il caso di abbassarsi al livello di chi è roso dal rancore e sputa nel piatto in cui continua a mangiare, vantandosene pure e scambiando per “retorica” la spontanea manifestazione dei migliori e più intimi sentimenti umani.
Vi avrei fatto solo della pubblicità gratuita, conferendo dignità di interlocutori a gente incarognita, con una dose nemmeno tanto velata di frustrazione e che si arroga il diritto di insultare persone perbene che hanno liberamente sentito il desiderio di trascorrere qualche ora insieme e non certo per “becera goliardia” (che peccato che questa espressione da guitto di sagra paesana sia dovuta a quella che una volta era considerata una delle menti più brillanti della Forza Armata!).
Qualcuno, Ti ha scritto che, forse, Tu hai agito involontariamente, senza pensare al male che avresti procurato a tutti noi.
Io invece penso che Tu abbia agito in piena coscienza dal momento che, con consumata maestria, hai deciso di rendere pubblico il Tuo “punto di vista” proprio nel giorno che Tu sapevi essere il NOSTRO giorno.
Non c’è che dire: decisamente mefistofelico ma di grande effetto che Ti regalato la ribalta.
Tu, a giustificazione del Tuo rifiuto, adduci la Tua impossibilità a comprendere il “senso” di simili iniziative.
Ed allora, se me lo permettete Tu ed i Tuoi accoliti, vi invito a chiederlo a ciascuno dei centocinquanta di noi, presenti anche con moglie e figli con cui avevano condiviso una vita di disagi e di trasferimenti; vi invito a chiederlo agli ex Comandanti di compagnia e di plotone che hanno aderito entusiasti e compatti; vi invito a chiederlo al Comandante di Corso, offeso nel fisico ma sempre superbo nello spirito; vi invito a chiederlo alle Vedove ed agli Orfani degli Amici scomparsi che hanno voluto ricordare con noi i loro mariti e padri.
E’ possibile che fossimo tutti dei beceri goliardi ?
E’ possibile che fossimo tutti in crisi di astinenza di retorica?
Ma fatemi il piacere: abbiate almeno il pudore di rispettare i sentimenti altrui, visto che, da quello che scrivete, sembra che abbiate abiurato ai vostri, ammesso che ne abbiate mai avuti!
Smettetela di arrogarvi il diritto di stabilire chi ha le palle e chi no; se voi le avete come vi siete convinti di averle, rinunciate allo stipendio o alla pensione, togliete i titoli che avete sui vostri biglietti da visita e..... ritiratevi sul “monte” da cui ridiscenderete con le tavole del nuovo modello di esercito.
E pensare, Caro Gianni, che noi dopo i numerosi contatti di un anno fa - proprio per rispetto alla Tua decisione- non solo non l’abbiamo resa pubblica (o meglio, data in pasto come hai fatto Tu) ma abbiamo messo la Tua foto da Allievo nell’ambito del Tuo plotone, all’interno del meraviglioso Numero Unico che abbiamo voluto realizzare per l’occasione.
Per quanto riguarda la Tua “sofferenza” negli otto, lunghi anni da Te trascorsi in Accademia, posso assicurarTi che hai tutta la comprensione di noialtri che, quel periodo, lo abbiamo passato a “godere” sotto la pioggia sul Cellina Meduna o nel fango di Candelo Masazza o sotto il sole rovente di Capo Teulada o in mezzo alla neve delle nostre montagne.
Ce ne rammarichiamo; non avremmo mai potuto immaginare quali nefaste conseguenze psichiche avrebbero potuto procurare ben 84 discorsi vuoti: allora, è stato proprio meglio farsi 84 e più esercitazioni a fuoco!
Sempre quel “qualcuno” di cui sopra Ti invita a scusarTi con il Corso ma temo che non lo farai mai, a meno che non voglia rinunciare a continuare ad essere il guru di cotanta milizia.
So che quanto Ti ho scritto non scalfirà minimamente la granitica convinzione che avete nel ritenervi un’élite eburnea; personalmente ho dei seri e motivati dubbi, specie dopo che, per la prima volta, ho dovuto leggere le vostre elucubrazioni.
Ma vi assicuro, non succederà mai più: preferisco rimanere con la mia dignità di Soldato, piuttosto che sentirmi “elevato” insieme a voi.
Caro Gianni, ho finito. Non penso che avremo più modo di risentirci.
Ti lascio con i Tuoi nuovi amici con i quali potrai condividere tutto il rancore che vi divora e continuare a spargerlo a piene mani, sempre nell’illusione che questo possa contribuire a migliorare l’Esercito.
Ettore
Email  
condor



Oct 29, 2008 - 1:11PM
Re: Perché non vado al Quarantennale del mio corso d’Accademia

Risposta per il Sig. Ettore.

Gentile Sig. Ettore,
grazie per "i Tuoi accoliti" definizione alla quale aggiungo "guru di cotanta milizia" e mettiamoci pure " vostre elucubrazioni".
Avendo io aperto la discussione sullo scritto del Gen. Bernardi e rivolgendosi Lei a TUTTI coloro che sono intervenuti a tal proposito, mi ritrovo dunque ad essere un "accolito", "cotante milite" e sono anche uno che "elucubra". Lei avrà la Sua storia di Soldato e Gentiluomo; io la mia che - scusi la presunzione - in quanto a Lealtà, Onore e Dedizione, non penso sia meno meritevole di rispetto della Sua.
Mi usi una cortesia: visto che faccio parte di una congrega di accoliti, ove Ella avrà la bontà di onorarci con un Suo nuovo scritto, eviti la T maiscola davanti a certi termini. Con la T maiuscola mi onora troppo, ma soprattutto mi eleva al Suo livello e forse, almeno io, non lo merito.
Con i migliori saluti.
Email  
condor



Oct 29, 2008 - 1:17PM
Re: Perché non vado al Quarantennale del mio corso d’Accademia

Posto nuovamente avendo precedentemente sbagliato l'indirizzo email

Risposta per il Sig. Ettore.

Gentile Sig. Ettore,
grazie per "i Tuoi accoliti" definizione alla quale aggiungo "guru di cotanta milizia" e mettiamoci pure " vostre elucubrazioni".
Avendo io aperto la discussione sullo scritto del Gen. Bernardi e rivolgendosi Lei a TUTTI coloro che sono intervenuti a tal proposito, mi ritrovo dunque ad essere un "accolito", "cotante milite" e sono anche uno che "elucubra". Lei avrà la Sua storia di Soldato e Gentiluomo; io la mia che - scusi la presunzione - in quanto a Lealtà, Onore e Dedizione, non penso sia meno meritevole di rispetto della Sua.
Mi usi una cortesia: visto che faccio parte di una congrega di accoliti, ove Ella avrà la bontà di onorarci con un Suo nuovo scritto, eviti la T maiscola davanti a certi termini. Con la T maiuscola mi onora troppo, ma soprattutto mi eleva al Suo livello e forse, almeno io, non lo merito.
Con i migliori saluti.
Email  
sergiov



Oct 29, 2008 - 1:33PM
Re: Perché non vado al Quarantennale del mio corso d’Accademia

“ho atteso qualche giorno per replicare al Tuo scritto, perché quello che avevo elaborato di getto e sull’onda di una profonda amarezza era talmente duro che, come mi ha fatto notare un nostro comune amico, avrebbe indotto al suicidio qualsiasi ricevente con un minimo di dignità”
Be, e quello che leggo qui, è forse improntato al sano spirito di scambio delle idee?
“Grazie, infatti, alle risposte plaudenti che Ti sono arrivate”
Ne sona arrivate di plaudenti, di critiche, di via di mezzo: ma nessuna aggressiva.
“Non c’è che dire: decisamente mefistofelico ma di grande effetto che Ti regalato la ribalta”
Be, il nostro ospite gestisce un sito molto conosciuto; è stato intervistato da canali televisivi; è già, se mi si permette l’espressione, alla ribalta, nel senso piu positivo del termine: non credo proprio che abbia bisogno di fare teatrino per 5 minuti di notorietà in piu.
“Ma fatemi il piacere: abbiate almeno il pudore di rispettare i sentimenti altrui”
Cosa che vedo Lei sta facendo al meglio delle Sue capacità…
“lo abbiamo passato a “godere” sotto la pioggia sul Cellina Meduna o nel fango di Candelo Masazza o sotto il sole rovente di Capo Teulada o in mezzo alla neve delle nostre montagne.”
Non sono un ex ufficiale;non ho frequentato l’accademia: sono un semplice Signor NNN che è stato felicissimo di prestare il servizio di leva; che l’ha fatto nella Folgore dove, a detta di molti Signori Ufficiali,l’addestramento che si faceva era molto piu duro di qualsiasi cosa passata da loro in Accademia, fatta eccezione per il corso di Ardimento…e forse, secondo qualcuno , anche di piu…
Lei in accademia ha voluto andarci; goda, quindi,di quei ricordi!!!
Per finire: il Generale Bernardi non ha bisogno della difesa di nessuno, tanto meno che la mia.
Non sono un leccaculo, e non voglio che lei pensi che voglia “ingraziarmi” per avere magari un ruolo”privilegiato” in questo forum. Qui ho trovato amici, gente simpatica,preparata con cui è un piacere scambiare qualche opinione: Lei mi rovina questo piacere.

Saluti, S.V
Email  
Ludo ( Roma )



Oct 29, 2008 - 1:59PM
Re: Perché non vado al Quarantennale del mio corso d’Accademia

"...Credimi! Una cosa è assistere ai quarantennali ed altra è parteciparvi."

Bisogna ricordare ai partecipanti al dialogo la condizione in cui si trovano spesso i romani. Noi si va al lavoro, si torna a casa e poi si 'dovrebbe' uscire di nuovo.
Infatti ci sono centinaia di occasioni mondane al mese, in cui dovresti essere sempre presente, secondo gli organizzatori.

Occasioni in cui sei accanto a persone che 'dovrebbero' esserTi utili.

Questa situazione, impossibile da comprendere per chi non la vive, porta spesso ad un rifiuto generalizzato ad eventi del genere.

Per cui, commilitoni dell'Editore, comprendete che qui a Roma si riesce a vivere normalmente solo se si riesce a selezionare le occasioni d'incontro.

Per questo siamo sensibilissimi ad occasioni d'incontro asfittiche.

Ma la frase all'inizio e' inconfutabile per chi non esce mai, e, correttamente, riempie la vita di chi ha il piacere di vivere in una atmosfera piu' familiare che sociale.
Email  
Fabrizio



Oct 29, 2008 - 2:07PM
Re: Perché non vado al Quarantennale del mio corso d’Accademia

Questo dibattito sul Quarantennale mi ha interessato fin dall'inizio e mi piacevano i toni comunque pacati che ne uscivano.
Fino ad ora.

Io partecipo a questa comunità praticamente solo come lettore, direi come "usufruitore" delle informazioni che si possono rintracciare e mi ha negativamente sorpreso l'avere scoperto di essere quanto meno un "accolito" del Sig. Gen. Bernardi.

Sig. Ettore, ha toppato, di brutto, a mio modo di vedere per almeno un paio di motivi:
1) Lei offende le intelligenze dei forumisti, la mia in primis, che qui si ritrovano non certo per tornaconto personale;
2) Nella Sua risposta vedo in pieno quello che il Gen. Bernardi ha cercato di far capire.

Sembra quasi che Lei accusi il Sig. Bernardi di "lesa Maestà", attribuendogli la colpa di "sputare nel piatto ove mangia".
Ora, stante che il Bernardi non mi pare che mangi più dalla gavetta da diversi anni e che non credo che abbia messo meno impegno del Suo nell'espletare i servizi a lui richiesti dal suo incarico, sia da Ufficiale che da Professionista privato, vorrei capire il motivo che La spinge a scrivere un messaggio così pieno di astio e rancore, talmente tanto da coinvolgere anche persone terze ed estranee, evidentemente per Lei ree di aver semplicemente dato un'opinione personale circa un evento.

Si vede che l'Ufficiale che c'è in Lei non va a braccetto col Gentiluomo.

Con disistima.
Ludo ( Roma )



Oct 29, 2008 - 2:15PM
Re: Perché non vado al Quarantennale del mio corso d’Accademia

Signor Ettore,
ammiro la sua volontà di mantenere uniti i compagni di corso.
Mi ricorda l'attuale presidente dei Laureati LUISS, Delzio, grandi discorsi, grandi ambizioni.

Ma a che serve un'adunata al quarantennale?!
È stato organizzato ogni anno questa occasione?!
Oppure e' stato un evento unico?!

A me sembra che state cercando di creare qualcosa di ben diverso da un reincontro, qualcosa che ho visto migliaia di volte dalle parti di piazza del Gesù a Roma.

Ma mi dispiace l'acredine con cui reagisce ad una intelligente contestazione mediatica di qualcuno che, Lei stesso ha confermato, ha negoziato per mesi e che Lei e i 'noialtri' avete così magnanimamente deiciso di mettere 'comunque' nel volume di accompagnamento.

Mi scusi, signor Ettore, ma il nervosismo del suo linguaggio e le minacce neanche tanto larvate la fanno apparire molto poco signorile ed alquanto interessato al ritorno d'immagine dell'evento.
Email  
Massimo jr



Oct 29, 2008 - 4:10PM
Re: Perché non vado al Quarantennale del mio corso d’Accademia

Ettore scrive

Grazie, infatti, alle risposte plaudenti che Ti sono arrivate, ho dedotto (e con me molti altri) che non è il caso di abbassarsi al livello di chi è roso dal rancore e sputa nel piatto in cui continua a mangiare

Un piccolo chiarimento , il " piatto " ed il contenuto del piatto sono forniti dai contribuenti italiani che pagano le tasse in cambio di un sevizio ( la Difesa , nel caso specifico )
Partecipare o non partecipare alla celebrazione in questione nulla ha a che fare con i doveri di un militare ( specie se in congedo )
berserk



Oct 29, 2008 - 5:26PM
Re: Perché non vado al Quarantennale del mio corso d’Accademia

Probabilmente, quest'ultima missiva aiuta, molto più di tante chiacchiere, a comprendere le ragioni di coloro i quali hanno ritenuto di non dover presenziare all'evento.
Ritengo che le ragioni di quanti hanno avuto più di quanto abbiano meritato non possano mai comporsi con quelle di coloro i quali hanno meritato più di quanto abbiano avuto. Ed è forse proprio questo, a ben vedere, il nocciolo del problema.
Indubbiamente ancor oggi, nel 2008, il rifiutare le messe cantate costituisce il più grande sacrilegio che possa perpetrarsi nei confronti degli appartenenti a un qualsiasi Ordine.

A questo punto, sarei molto curioso di conoscere la prima versione della missiva, quella "hard", giacente nel cestino di qualche "desktop".
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