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Spazio a disposizione dei lettori di Pagine di Difesa per esprimere il proprio pensiero su argomenti di politica internazionale e della Difesa.

Forum: General Forum
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Re: L'atomica Italiana

Finalmente un po' di tempo per andare avanti con il mio racconto...

Il mondo bipolare era caratterizzato dal fatto che in qualunque vicenda politico-militare del globo le due superpotenze era sicuramente protagoniste, ma di volta in volta a seconda dei casi si aggiungevano anche altri soggetti. In Asia, ad esempio, quasi ogni vicenda vedeva accanto ad USA ed URSS paesi di non secondaria importanza quali Cina ed India, anche secondo inedite alleanze. Gli USA, infatti, più volte avevano politicamente appoggiato la Cina per sfruttare le rivalità di questa con l'URSS relativamente al ruolo di nazione guida del comunismo mondiale. Di conseguenza i sovietici avevano stretto legami politici con l'India, tradizionale rivale cinese. Quindi a sua volta il Pakistan, in eterno attrito con l'India, si era legato agli USA.

In Europa, la situazione non era meno complessa. Sappiamo tutti che i paesi dell'Est Europa erano comunisti e quindi nostri potenziali nemici in una ipotetica 3°GM, ma vi erano notevoli differenze tra di essi. Innanzitutto bisogna ricordare che la Jugoslavia non faceva parte del Patto di Varsavia, e che tra Tito e Stalin (ed i successori di quest'ultimo) vi furono parecchie tensioni. Ovviamente ciò che venne fatto nei confronti dell'Ungheria nel 1956 e della Cecoslovacchia nel 1968 non era fattibile nei confronti della Jugoslavia. Mentre, infatti, l'Ungheria è costituita da territorio pianeggiante (l'ideale per essere inondata dalle copiose unità corazzate sovietiche), la Jugoslavia presenta un territorio prevalentemente montuoso, nel quale i partigiani di Tito avevano inferto notevoli perdite alle truppe dell'Asse durante la 2°GM. Inoltre, mentre la Cecoslovacchia era praticamente circondata dai paesi del Patto di Varsavia, la Jugoslavia li aveva solo alle spalle. Per gli Usa far giungere clandestinamente aiuti ai partigiani Titini in caso di conflitto con l'URSS sarebbe stato fin troppo facile, e per i sovietici la Jugoslavia si sarebbe trasformata in quello che fu poi il Vietnam per gli americani. Non a caso i piani di guerra del Patto di Varsavia prevedevano l'invasione dell'Italia da parte di truppe sovietico-ungheresi che avrebbero dovuto passare attraverso la neutrale Austria, sbucando dal Trentino Alto Adige. A tale direttrice principale si sarebbe potuta aggiungere una seconda offensiva attraverso il Friuli Venezia Giulia, nel caso in cui anche la Jugoslavia fosse scesa in guerra.

Poichè "il nemico del mio nemico è mio amico", gli USA si mostrarono sempre particolarmente compiacenti nei confronti di Tito, e fecero pressioni sul nostro governo affinchè oltre ad insabbiare i casi di crimini di guerra relativi ai nazisti, insabbiassimo anche quelli relativi ai partigiani titini. Inoltre non si mostrarono mai risoluti nell'appoggiare le nostre sacrosante rivendicazioni su Trieste.

Contrariamente a quanto si possa pensare, la vicenda di Trieste del 1953, fu uno dei pochi esempi di vicende nella quale inavvertitamente alle due superpotenze la situazione sfuggì di mano. L'URSS aveva sottovalutato l'intaprendenza della Jugoslavia, la quale sfruttando la recente scomparsa di Stalin, non intendeva farsi "guidare" dal fratello sovietico. Gli USA, abituati alla sconfinata riconoscenza italiana per la liberazione dal nazismo nonchè per i copiosi aiuti economici ed alimentari, non immagginavano che nel nostro paese ci potesse essere quella improvvisa fiammata di patriottismo, tanto accesa quanto breve nel tempo.

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Tito, da abile statista, sfruttò al massimo le favorevoli circostanze geopolitiche di cui godeva il suo paese, ed iniziò anch'egli a sviluppare programmi relativi al nucleare militare. Dal punto di vista politico, un paese confinante con armi nucleari preoccupa a priori (della serie "non si sa mai!"). Tuttavia se nel caso della Francia, la comune appartenenza alla NATO eliminava ogni problema, già il timore di una Svizzera armata di ordigni atomici destava qualche preoccupazione; figuriamoci quindi nel caso della Jugoslavia di Tito!

Nonostante, quindi, la rinuncia formale allo sviluppo di armi atomiche a seguito degli accordi della "Doppia Chiave" (1959), non solo il CAMEN continuò i suoi studi, ma l'Italia cominciò a sviluppare alcuni programmi militari di grande ambizione.

Innanzitutto venne portata a termine la ristrutturazione dell'Incrociatore pesante Garibaldi, costrito negli anni '30 e diventato la nave ammiraglia della MMI dopo la radiazione delle ultime Corazzate. In tale ristrutturazione particolare attenzione fu posto nello realizzazione di 4 pozzi per il lancio dei missili balistici Polaris, da acquistare in seguito dagli USA. In teoria un missile balistico può essere utilizzato anche con testata convenzionale, ma a tale ipotesi non ci credeva nessuno. La realizzazione e la sperimentazione di tali pozzi fu lunga e dispendiosa, ma diede esito positivo. Tuttavia per il successivo rifiuto USA a venderci i Polaris, tale lavoro non ebbe nessun uso pratico.

Nel contampo si iniziò la progettazione di un sottomarino nucleare, il "Guglielmo Marconi" (circa 3.400t). La progettazione fu spinta in fase molto avanzata, ma il progetto naufragò per l'assoluta indisponibilità americana a fornirci qualunque aiuto tecnico.

Si decise allora di sviluppare una nave militare d'appoggio a propulsione nucleare, l' "Enrico Fermi" (circa 18.000t), nella speranza che nella realizzazione di tale unità, di valenza strategica notevolmente inferiore a quella di un sommergibile, i nostri alleati fossero meno indisposti. Ma anche qui gli USA furono irremovibili, ed il progetto fallì.

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Nel frattempo USA ed URSS cominciarono d'intesa a lavorare sempre più alacremente contro il temuto fenomeno della proliferazione nucleare. Si giunse così alla firma del TNP nel 1968, ma l'Italia, sotto pressione degli USA, diede la sua disponibilità a firmare tale trattato solo a condizione che venisse accettato anche dai nostri paesi confinanti. Nel 1969 arrivò l'adesione della Svizzera, e l'anno seguente, dietro enormi pressioni dell'URSS, quella della Jugoslavia, e quindi conseguentemente quella italiana.

A questo punto il problema sembrerebbe definitivamente risolto: l'Italia non solo ha ottenuto dagli USA un consistente quantitativo di armi nucleari che in caso di necessità sarebbero destinate esclusivamente alle sue FF.AA. (accordo della "Doppia Chiave"), ma si è anche assicurata che i suoi paesi confinanti abbiano firmato il TNP. Per contro tutte le iniziative relative allo sviluppo della propulsione nucleare in ambito militare erano fallite per la rigida contrarietà USA al riguardo.

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La qustione sembrerebbe chiusa...
E INVECE PROPRIO PER NIENTE !
Il TNP, firmato dal nostro governo, giace inspiegabilmente per anni in parlamento senza essere ratificato, il CAMEN continua i suoi studi e nel 1971 nasce il progetto Alfa...

Una nuova pausa è ora necessaria...
Se la cosa sarà ancora di vostro interesse continuerò appena possibile...
Saluti.

Re: L'atomica Italiana

Almeno per me attendo con ansia la continuazione della narrazione...
Grazie

Re: L'atomica Italiana

..Ma quanto detto e ipotizzato sarebbe politicamente "sostenibile"?
Francamente penso che nessuno si assumerebbe gli oneri(infiniti) e gli onori (pochissimi in un paese dove la "cultura" delle FFAA (a me) sembra esserci ben poco).
E' gia difficile il ritorno al nucleare civile con verdi e oppositori vari, figuriamoci pensare a un programma militare di deterrenza nucleare.
Penso sia alquanto irrealistico e dispendioso (impossibile)poter portare avanti un programma di armamento nucleare senza avere esperienze nel civile.
Chi dei nostri politici reggerebbe oggi il peso di una bomba atomica? a chi affidarne il controllo? al presidente del consiglio? cosi' com' è oggi la sua figura penso non sia proprio il caso.E alle nazioni unite che diciamo?agli Usa? e alla Francia? all Inghilterra? Alla SPAGNA(!)? potreste dire ma cosa c'entra la spagna, beh vi rispondo che una bombetta nucleare non dispiace a nessuno avercela.E all' opinione pubblica? Gia' immagino i titoli dei giornali se solo ci fosse un' abbozzo di idea tra i politici che trapelasse.
Penso che il nucleare sia una delle strade da seguire per quanto riguarda l' energia civile; magari un giorno ci potranno essere (x l' italia)applicazioni in campo militare con la costruzione di ssn e simili.E Forse in un lontanissimo futuro riusciremo a dotarci di una nostra bomba atomica(ci credo poco); ma parlare oggi di una possibilita' di dotarci del nucleare penso sia alquanto "fantastico",difficile (scusate la mia poverta' di linguaggio,non trovo altro termine,quello che ho trovato non vuole connotare in alcun modo giudizi).
Comunque penso che per arrivare all uso del nucleare ci siano dei passaggi obbligati:
-"riordino" della politica italiana con revisione della figura del presidente del consiglio(attuazione del premierato).
-cambiamento della politica energetica e di sviluppo economico
-cambiamento della politica estera
-cambiamento della politica di DIFESA
-introduzione del nucleare civile
-costruzioni di nostri impianti di arricchimento
-applicazioni in campo militare con costruzione di ssn.

-arrivati a questo punto

1)o si esce dal trattato di non proliferazione palesando il nostro intento, accettando finchè possibile le conseguenze(sanzioni ecc)
2)oppure si fa come israele piu' semplice e piu' difficile allo stesso tempo.


sono stato sicuramente contorto lo so, ma cio che mi chiedo è:
noi abbiamo circa 50(?) testate aviolanciabili (solo da nostri caccia giusto?) a doppia chiave, abbiamo l' ombrello protettivo della nato, perche' andare in contro a sanzioni economiche e opposizioni nazionali ed internazionali spendeno tanti soldi quando alla fine sappiamo che la nostra politica seguira' sempre le orme di quella americana? non sappiamo come gestire le nostre scorie nucleari, come vogliamo pretendere di gestire degli ordigni nucleari(a livello politico naturalmente)?
e poi tutto vedo nella nostra classe politica fuorche'
lungimiranza e attenzione verso le FFAA.
otterremmo una "falsa emancipazione" dagli stati uniti, niente di piu'. IL costo (politico ed economico,perdita dell' ombrello protettivo nato, delle bombe a doppia chiave costo del mantenimento e dello sviluppo dell' armamento ecc) è equiparabile ai benefici("prestigio" internazionale, "autonomia" politica, "emancipazione" dalgi USA)?

è realmente ipotizzabile?
IO penso di no, almeno nel breve periodo (non prima 15 anni).
Se sviluppassimo delle capacita' tecnice nel campo civile un modello sulla falsa riga israeliana potrebbe essere accetabile, quel che conta alla fine è la deterrenza no?
ho le idee confuse lo so, mi scuso, ma sono sicuro che riuscirete a chiarimele come sempre.

Questo forum è speciale,complimenti Sig. Generale
cordialmente Antonio G

Re: L'atomica Italiana

Leggoora tratto da affari italiani di oggi:

"In diverse occasioni della vita, vi sarà capitato di voler esporre denuncia contro il vostro vicino per quietare le vostre liti quotidiane. Cinque cittadini pordenonesi, domiciliati nei pressi della Base Usaf di Aviano, hanno presentato un atto di citazione contro il Governo degli Stati Uniti, per rimuovere al più presto 50 atomiche che risultano presenti all'interno del campo militare. I promotori della causa sostengono che la detenzione delle bombe violi il Trattato di Non Proliferazione (NPT) firmato da diversi paesi del pianeta - tra cui anche gli USA -, che all'articolo n. 1 impegna le potenze nucleari a non trasferire, direttamente o indirettamente, a nessun destinatario armi nucleari.

Giuseppe Rizzardo - uno dei cinque attori - racconta ad Affari che il possesso delle testate ad Aviano è attestato da presenza di truppe militari specializzate nel compito di operare con materiale radioattivo. Nell'atto, i cinque pordenonesi sostengono il rapporto "U.S. nuclear weapons in Europe" del ricercatore Kristensen che denuncia la presenza di 50 atomiche ad Aviano e di 40 ordigni nella Base Nato di Ghedi (Brescia).
Dopo il disastro di Chernobyl, il referendum abrogativo dell'8 novembre 1987, passato con l'80.6% dei voti contro le centrali, ha bandito l'utilizzo dell'energia nucleare in Italia. Il suolo della Base Usaf di Aviano è territorio della Repubblica Italiana, mentre il controllo su mezzi, persone, strutture spetta al comando statunitense. I cinque autori denunciano il pericolo di un possibile incidente che possa avere conseguenze devastanti per la popolazione e d' inquinamento radioattivo per l'ambiente. Costituitosi da un anno un vero e proprio comitato contro la detenzione di queste atomiche (www.vialebombe.org), i cittadini promotori vogliono bonificare dal nucleare Aviano, per escludere che la Base possa diventare bersaglio di un'eventuale attacco terroristico.

"Nell'immaginario collettivo - dice Rizzardo- il timore del nucleare non ci è vicino come un tempo! Del resto non sappiamo più nulla del sommergibile russo Kursk dove morì l'intero equipaggio per non correre il rischio che le testate raggiungessero destinatari indesiderati. Tutte le scorie radioattive come vengono debellate? Bisogna scuotere le coscienze sociali su questo problema che riguarda la salute del mondo intero. Non parliamo di antiamericanismo. Sono per primi i soldati della base a rischiare la pelle".

Il comitato ha scelto la via giudiziaria poiché ritiene che la legge debba dare un giudizio inappellabile su ogni tipo di questione su cui la forza militare non farebbe leva. La prima udienza del processo è convocata per venerdì 23 marzo 2007 presso il Tribunale Civile di Pordenone. Gli audaci cittadini sono difesi da una commissione della IALANA (Associazione Internazionale Giuristi Contro le Armi Nucleari) che attenderà con ansia la prima data del processo per trovarsi faccia a faccia con un rappresentante dell'amministrazione della Difesa Usa guidata da Robert Gates.
Ora la parola passa al giudice!!"

e noi vogliamo l' atomica italiana?? in mano a noi stara' certamente al sicuro.
Possiamo permetterci di rinunciare a quelle 50 testate?

Re: L'atomica Italiana

Mi associo al sig. andrea... Bravo Matt. Rimango in attesa del resto del testo!

Saluti a tutti

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Re: L'atomica Italiana

Per Lollo.
Lei dice "...Deterrenza per chi?..."
L'Italia si affaccia a causa della sua posizione geografica sul mondo islamico...direi che la deterrenza all'Italia non guasterebbe...
Libia, Egitto, ma anche lo stesso Iran sarebbero in grado di colpirci...per ora (escluderei l'Iran che già potrebbe fare male) con effetti limitati ma in un prossimo futuro ritengo siano minacce da non sottovalutare. E poi ci sono i balcani in continuo fermento! Siamo tra gli stati europei più esposti a minacce.

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Re: L'atomica Italiana

Paolo:
>Salve,
Qualcuno saprebbe dirmi se L'Italia sarebbe in grado di dotarsi di un proprio arsenale nucleare?

Non riesce a gestire la TAV, figuriamoci se può gestire un affare delicato come l'armamento nucleare.

>Quanto costerebbe? Che vantaggi ne trarremmo?

Costerebbe MOLTISSIMO, farebbe prima a comprarne una già bell'e pronta. In quanto ai vantaggi; noi nessuno e il pianeta terra ancora meno.

>Perchè è sempre stato un tabù parlarne?

Perché si discuterebbe di un eventuale arma che potrebbe sterminare una popolazione come la Svizzera in un tempo paragonabile al click di un mouse.

>Siamo la settima potenza economica del mondo (così dicono), perchè quindi non siamo una potenza militare?

Settima potenza economica? Chi, quando? Davvero? Lo eravamo forse..

>E' mai esistito un politico che abbia proposto un riarmo Italiano tale da raggiungere i cugini d'oltralpe o gli Inglesi?

Su questo non sono prerato, ma su di una cosa son più che sicuro. NESSUN paese al mondo vorrebbe che l'Italia si armasse con testate nucleari. Facciamo ridere e la nostra cultura da mafiosetti anche. Lo so, sono sfacciato ma è quello che penso e che probabilmente pensano molte altre persone. E poi a che serve? Chi ci minaccia nuclearmente? E anche se qualcuno ci minacciasse nuclearmente a che serve? Due paes con due testate nucleari che si fanno la guerra, perdono entrambi... Visto che ci siamo armiamo ogni paese del mondo con le testate nucleari così si creerà un equilibrio del terrore.. già peccato che la parola stessa "equilibrio" faccia capire quanto sarebbe delicata una situazione del genere.

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Re: L'atomica Italiana

Al solito mi pare che qualcuno parli di aria fritta, se si imprigiona in una bollicina poi svanisce appena la tocchi.
Ma che senso dello Stato hanno i nostri politici? Che ruolo pensano debba avere l'Italia? Difesa degli interessi propri (ovvero dei proprii cittadini, della possibilità di lavorare e guadagnare da vivere per sé e per i figli - ma ora figli non se ne fanno-) oppure fare sempre e comunque i 'Buoni samaritani' che poi manco vanno in Paradiso perchè non credono in Dio e si pigliano pure le mazzate dai popoli che aiutano ma che poi si rivolgono a staunitensi, cinesi, tedeschi, francesi,inglesi, svedesi, olandesi, ..... che cacciano soldi e fanno affari per loro stessi ?
certo il tempo dell'imperialismo è finito e non dobbiamo andare a comadare a csa d'altri, ma nemmeno dobbiamo esser sbertucciati e vederci soffiare i meriti dagli altri.

Re: L'atomica Italiana

Sig. Pietro,

senza offesa, ma tutte le sue risposte sono perfettamente coerenti con il "provincialismo" imperante dalla fine della seconda guerra mondiale, che ha portato l'Italia a perdere lo status di potenza mondiale che la storia, tra alti e bassi, ci riconosce.

Cordialmente,

Re: L'atomica Italiana

Pietro dice: "Settima potenza economica? Chi, quando? Davvero? Lo eravamo forse.."

Lo siamo, lo siamo, che le piaccia o no.

Re: L'atomica Italiana

Settima potenza industriale forse è più esatto. Settima potenza economica non più purtroppo.

Re: L'atomica Italiana

Per il signor Antonio G:

Ogni paese nel firmare il TNP aveva il diritto di aggiungere delle note a margine a tale trattato, che giuridicamente equivalgono a delle clausole aggiuntive. L'Italia mise 12 note, alcune di valore simbolico (cioè dove si ribadisce in maniera altisonante il consenso italiano alla lotta al fenomeno della proliferazione nucleare), altre di valore nettamente più pratico. Tra queste ultime annoveriamo la seguente (il soggetto della frase è il governo italiano):

" 6. Prende atto della piena compatibilità del Trattato con gli impegni di sicurezza
esistenti; "

OVVERO il trattato della "Doppia Chiave" e tutto ciò che ne consegue non viola il TNP!

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Per tutti:

Personalmente ho sempre ritenuto (il generale mi corregga) che tale forum non sia un bar, ma un salotto. Si possono avere le idee più diverse e ci possono essere le discussioni più accese, ma non bisogna scadere nel qualunquismo, nella superficialità, nel provincialismo e nella polemica sterile.

Saluti.

Re: L'atomica Italiana

Continuo con il mio racconto...

Contrariamente a quanto pensano gli italiani, i nostri servizi segreti, nonostante gli scarsi mezzi economici e legislativi messi a loro disposizione, sono sempre stati efficienti, grazie alla vasta rete di "amicizie" che l'Italia vanta praticamente in ogni parte del globo.

L'unico neo riguarda uno scandalo che colpì profondamente il SISDE negli anni '80, allorchè si scoprì che alcuni suoi agenti avevano messo una bomba su un treno per poi segnalarne la presenza alle forze dell'ordine, prendendosi i meriti della "scoperta". Ma quello era il neonato servizio segreto civile, sorto dal nulla nel 1977, che poi ebbe comunque modo di farsi apprezzare per le brillanti operazioni contro il fenomeno anarchico dei primi anni '00.

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Il servizio segreto militare, che vanta una storia centenaria, fu quasi sempre all'altezza dei suoi compiti, riuscendo a scoprire non poche volte le spie sovietiche in Italia. Il SID (questo il suo nome nei primi anni '70) aveva scoperto che Tito, dopo aver firmato e ratificato il TNP, proseguiva indisturbato, sia pure in maniera più discreta, il suo programma di svilluppo nucleare militare. L'Italia reagì insabbiando in parlamento la ratifica del TNP, e rilanciando in grande stile sul piano militare. Il tutto, ovviamente, tenendo lontano l'occhio indiscreto dei mass-media.

Nel 1971 nasce quindi il progetto ALFA. Esso si proponeva la realizzazione di un grosso missile balistico dalle prestazioni paragonabili a quelle dei Polaris, che una decina d'anni prima gli USA si erano rifiutati di venderci. La portata di tale missile era di circa 1.600 Km. Questo vuol dire che ponendo una nave equipaggiata con tali ordigni nell'Adriatico, bastava premere un bottone per colpire la capitale di qualunque paese (URSS esclusa) dell'est Europa!

Lo sviluppo di tale missile proseguì a gonfie vele e si giunse alla sperimentazione finale nella metà degli anni '70. Tre i lanci di prova, tutti ovviamente con carica inerte nella testata, e tre furono i successi! A questo punto, una volta in possesso di armi nucleari, a parte l'URSS nessun paese avrebbe potuto minacciarci.

Ovviamente a questo punto si fecero molto forti le pressioni internazionali affinchè l'Italia abbandonasse lo sviluppo di tali armamenti, e per l'URSS fu relativamente facile convincere Tito che la prosecuzione del suo programma nucleare sarebbe stato controproducente per la Jugoslavia, perchè avrebbe determinato la nascita in Italia di un ben più temibile armamento.

Nel 1975 finalmente il nostro parlamento ratificò il TNP, ed il programma di ricerca sul nucleare militare si fermò. Anche lo sviluppo del missile Alfa fu abbandonato, non prima, però, di aver affettuato i sopracitati lanci di prova, rispettivamente tra la fine del 1975 e l'inizio del 1976, quasi a voler far capire alla Jugoslavia che l'arma era pronta ed in caso di necessità bisognava solo costruirla in grande serie e riprendere il programma di ricerca nucleare.

A questo punta la vicenda è veramente conclusa. L'Italia fa parte della NATO, dispone di un corposo arsenale di armi nucleare che, anche se di proprietà USA, in caso di necessità sarebbero destinate esclusivamente alle sue FF.AA., potrebbe mettere in produzione in qualunque momento un missile balistico con cui tenere sotto tiro tutta Europa, ed era arrivata abbastanza vicina alle armi nucleari. Può dirsi completamente soddisfatta. A questo punto lo sviluppo di un arsenale nucleare sarebbe tanto inutile quanto costoso, nonchè controproducente in termini politici. Tra i tanti difetti di cui è pieno il nostro paese, non annoveriamo per fortuna l'abitudine di fare il passo più lungo della gamba nè la nostalgia per un improbabile ritorno in altre forme al passato imperiale, malattia quest'ultima che colpisce in maniera ricorrente sia i nostri cugini d'oltralpe quanto i sudditi di Sua Maesta la Regina.

Ma come si suol dire, certe cose "...a volte ritornano"...
E infatti, nonostante tutto ciò, negli anni '80......

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Alla prossima... sempre che sia di vostro gredimento...
Saluti.

Re: L'atomica Italiana

Alro che Sig. Matt! Attendo con ansia l'ultima puntata.

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Re: L'atomica Italiana

Sig. Pietro,
Giustamente Lei dice: "Due paesi con due testate nucleari che si fanno la guerra perdono entrambi..."
Ma ci terrei a precisare che se noi le testate nucleari non le abbiamo,una eventuale guerra contro uno stato che ci attacca nuclearmente, possiamo solo perderla, e il nemico vincerla.

Chi ci minaccia?
Dando per scontato che la N.A.T.O duri in eterno, cosa per che per me non è affatto scontata, e ragionando a medio-lungo termine, sono potenziali nemici tutti gli stati che non ne fanno parte.

Ho posto infatti il quesito in questo forum, ovvero se sia o meno fattibile e/o conveniente che il nostro paese si riarmi (anche nuclearmente), per far fronte non solo a minacce attuali,(Iran, paesi islamici, balcani..), ma anche in previsione di POSSIBILI MINACCE FUTURE, (che saranno a mio parere minacce sempre più di tipo NUCLEARE), non solo nel contesto Mediterraneo ed Europeo.

Il meccanismo della doppia chiave potrebbe effettivamente essere una soluzione più che accettabile nel contesto di alleanze PRESENTE (notare presente e non futuro...).
Aspetto infatti con impazienza la prosecuzione della storia del Sig. Matt.

Re: L'atomica Italiana

Grazie Matt, quando può continui.

Re: L'atomica Italiana

Arrivano gli anni '80: gli anni ruggenti! L'Italia conosce uno sviluppo economico paragonabile solo al grande "Boom" degli anni '60. Ora, però, gli italiani l'indispensabile ce l'hanno già e quindi si da libero sfogo al consumismo, che fa nascere una sorta di euforia collettiva, la quale non può non influenzare la vita politica.

Questa vede la nascita del Pentapartito, che riunisce tutti i partiti con l'esclusione delle "estreme" (PCI ed MSI). Tale evento politico nasce dalla brusca sterzata in senso moderato che Craxi (nuovo leader indiscusso del PSI dal 1976) impone ai socialisti, rendendo possibile per la prima volta un'alleanza politica che va dal PSI al PLI (passando per PSDI, PRI e DC), la quale gode quindi di un ampia maggioranza in Parlamento. I socialisti, pur rimanendo laici, in politica estera tendono a portarsi su posizioni più addirittura più moderate di alcuni esponenti della sinistra DC (quelli che al giorno d'oggi, capitanati da Rosy Bindi, sono talvolta chiamati "cattocomunisti"), i quali si sentono obbligati ad assecondare il PSI per non farsi scavalcare a destra. Per diretta conseguenza i governi si fanno più stabili e rinasce una vera politica estera!

Nel 1980 l'Italia accorda protezione a Malta, fortemente minacciata dalla Libia. Due anni dopo, per la prima volta dopo la 2°GM, un contingente militare viene mandato all'estero. In Libano i nostri soldati rimarranno circa due anni, e vi sarà anche una vittima. Nel contempo, nonostante i fortissimi movimenti pacifisti che predicano il disarmo nucleare unilaterale, l'Italia è il primo paese dell'Europa continentale ad accettare l'istallazione dei micidiali missili "Cruise", successivamente seguita da molte altre nazioni. A metà degli anni '80 l'Italia conosce il più lungo periodo di stabilità politica con il famoso governo Craxi I (1983-1986), nel quale vi erano tutti "pezzi da '90": Andreotti agli Esteri, Spadolini alla Difesa, Scalfaro agli Interni, ecc... In quello stesso periodo, per evitare che l'estremismo islamico devastasse la Tunisia (sorte che poi toccò all'Algeria negli anni '90), l'Italia organizza un colpo di stato incruento per deporre il suo presidente-padrone. Questo, infatti, aveva adottato una politica di mera repressione nei confronti degli integralisti islamici, la quale, contrariamente alle intenzioni, rischiava di consolidare le posizioni degli stessi. Il nuovo presidente adottando nei confronti degli integralisti una linea inspirata alla fermezza, ma nel contempo aperta al dialogo, riportò il fenomeno sui binari della legalità. Infine nel 1985 vi fu la celeberrima crisi di Sigonella, dove l'Italia mostrò i muscoli contro la prepotenza USA, riscuotendo vasti consensi internazionali. A seguito di tale evento Craxi venne applaudito dall'intero Parlamento.

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Tutti questi successi in campo internazionale restituirono all'Italia, dopo una pausa di 40 anni, il rango di "potenza" accanto a Francia e Gran Bretagna. Se però per quanto riguarda l'economia e la politica il confronto con queste era orientativamente alla pari, permaneva un grande divario dal punto di vista militare. Complice la favorevole situazione politica, nonché il grande "Boom" economico, iniziò un periodo di grandi spese militari.

Tra i tanti furono prodotti o progettati in questo periodo: l'AMX, l'aereo italo-brasiliano da attacco al suolo, che nonostante le critiche inizialmente subite, alla prova del fuoco (guerra del Kosovo 1999) diede ottimi risultati, ricevendo diversi elogi in ambito NATO; la Blindo Centauro, prima unità del suo genere, invidiataci da tutta Europa; il Carro Ariete, mezzo non pienamente riuscito, ma che segna il ritorno dell'industria nazionale nel campo dei Carri Armati; le Fregate antisommergibile classe “Maestrale” (di dislocamento superiore alla media per quei tempi) in ben 8 esemplari. Da notare anche la riforma del 1986 che introduceva la ferma Biennale e Triennale, che, anche se non ebbe pieno successo, segnò il primo passo in senso professionistico.

Mancava però il grande salto, quello cioè che, in base alle regole della Guerra Fredda, ci avrebbe proiettato di prepotenza nell'Olimpo delle maggiori potenze anche in ambito militare: l’armamento nucleare. Cominciarono, sia pure in maniera molto discreta e al riparo dai mass-media, a circolare voci di corridoio... Il mondo era cambiato... ormai erano diversi i paesi dotati di armamento atomico (oltre ai 5 grandi dell'ONU, si erano aggiunti India, Israele e Sudafrica)... tanti altri volevano aggiungersi... al momento della firma del TNP l'Italia aveva aggiunto ben 12 note (alcune prettamente simboliche, altre nettamente più pratiche) e quindi forse non sarebbe stato impossibile trovare un modo per aggirarlo... ecc...

Tutto ciò sembrerebbe il frutto della classica dietrologia degenere che impera nel nostro paese... Ma allora perché gli USA nella prima metà anni '80 improvvisamente vieta la vendita all'Italia di Uranio? Non solo... Su pressione americana tale divieto improvvisamente ci viene imposto anche dai francesi! Cosa era successo?

Bisogna aspettare circa 15 anni per saperlo. Nei primi anni '00, Lagorio, ex ministro della Difesa, pubblica un libro, che rivela i retroscena della politica estera e della politica militare italiana degli anni '80. Lagorio è l'esempio migliore della svolta socialista imposta da Craxi. Se tradizionalmente la sinistra italiana aveva unito il pacifismo all'antiamericanismo, ora i socialisti abbandonavano il primo in favore del secondo. Essi avevano capito che per ridurre lo straripante (e spesso negativo) protagonismo americano sulla scena mondiale era necessario poter contare un forte apparato militare con il quale ottenere un minimo di autonomia. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, dietro le quinte Lagorio era in perfetta sintonia con il Presidente Pertini, nonchè con personaggi chiave del periodo quali Cossiga, Spadolini ed Andreotti.

Nei primi anni '80 il ministro Lagorio si incontra più volte con l'allora Capo di Stato Maggiore della Difesa Ammiraglio Turrisi, per discutere dell'opzione nucleare. Le discussioni vertevano su come tecnicamente l'Italia potesse dotarsi di armi nucleari qualora vi fosse stato la relativa decisione politica. Le centrifughe avrebbero trovato posto (in gran segreto) nelle aree di ricerca del CNR a Firenze, e gli esperti potevano essere reperiti nelle centrali nucleari allora in funzione.

In quale ambito sarebbe dovuta maturare tale decisione politica? Si vociferava di una sorta di alleanza mediterranea, che sarebbe dovuta nascere grazie ai saldi rapporti che l'Italia aveva stretto con tutti i paesi africani bagnati dal "Mare Nostrum" e grazie allo scemare in quel periodo dell'influenza sovietica nella zona. Sono questi progetti di lungo periodo, che rimasero allo stadio concettuale per via del repentino crollo dei regimi comunisti e dell'URSS. Quello che inizialmente era parso come un lento crepuscolo, si trasformò in un'improvvisa implosione, che stravolse la situazione politica internazionale, abortendo gli ambiziosi progetti italiani.

Ovviamente con la fine della Guerra Fredda il problema delle armi nucleari in Italia cessa di esistere definitivamente. Le emergenze degli anni '90 sono ben altre: la corruzione dilagante, la crisi economica, un faraonico apparato militare da smantellare. Dal punto di vista militare l'attenzione si sposta sui conflitti locali, che si avvicinano più alla guerriglia che ai classici conflitti convenzionali. Poiché è assurdo ed impossibile uccidere una mosca sparando con un cannone, le armi nucleari perdono di importanza, e gli esperimenti nucleari francesi del '95, che destano nel mondo una condanna pressoché unanime, appaiono assolutamente inutili ed anacronistici.

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Quanto detto finora riguarda il passato...
E per il futuro?

Mi concedo l'ultima pausa...
Alla prossima...
Saluti.

Re: L'atomica Italiana

Grazie sig. Matt... "keep telling, please"!!!

Buona giornata

AC

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Re: L'atomica Italiana

Signor Matt, attendo anche io la fine dell'interessante racconto.
Nel contempo, pero', non posso fare a meno di constatare che lo spessore dei politici che si sono succeduti dalla fine della seconda Guerra mondiale fino ad oggi e' via via calato fino ad arrivare agli attuali arlecchini, brighella, colombine e pulcinella che non badano piu' all'interesse nazionale bensi' solo ad afferrare consensi elettorali al fine di sopravvivere loro stessi e le baracche che li sostengono.
Credo che forse il suo racconto si concludera' con la stessa amara constatazione perche' non mi viene nemmeno lontanamente da pensare che qualche mente degli attuali nostri rappresentanti in parlamento e men che mai di quelli che siedono al governo sia occupata a pensare per il bene del nostro paese in termini di pianificazione strategica delle nostre necessita' di politica estera e di conseguenza militari.
Spero di sbagliarmi.

Email   Conrad's son  
Re: L'atomica Italiana

Scrivo qui per porre una domanda. A Ghedi un comitato pacifista capitanato dal sindaco, si stà adoperando per eliminare le B61 presenti nell'aereoporto militare. Vorrebbero altresì eliminare in toto la base, "perchè base d'attacco dove partono gli aerei cattivi che vanno a fare la bua ai bravi bambini".

Data la vostra esperienza nel campo, secondo voi è possibile che una mobilitazione popolare possa portare ai risultati sopracitati?

Re: L'atomica Italiana

No. Sono DECENNI che ci sono queste contestaioni, e le B61 sono ancora lì, e sono lì perchè le abbiamo richieste noi.

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Re: L'atomica Italiana

Sig. Simone L., in Italia tutto può succedere, anche che un sindaco mobiliti persone per far chiudere basi aeree. Le motivazioni sono il più delle volte molto strampalate, spesso messe in piedi per cavalcare il successo che hanno attualmente certe posizioni di tendenza antimilitarista.
Comunque, a quanto mi risulta, accadono episodi simili presso quasi tutti gli aeroporti dell'AMI. Provi a digitare nella ricerca di Google "aeroporto Sigonella", oppure Gioia del Colle, o qualsiasi alta base italiana. Vedrà che la maggior parte dei risultati trovati appartengono a siti di organizzazioni che a vario titolo si pongono come fine la chiusura o (nella migliore delle ipotesi) la conversione a scalo civile degli aeroporti militari.

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Re: L'atomica Italiana

Io non ho le competenze tecniche per intervenire, mi limito ad una considerazione "politica", vale a dire:
che per "coerenza" - avendo rinunciato al nucleare - non dovremmo importare energia prodota da centrali nucleari (vgs. Francia) perchè così facendo, oltre che incoerenti, siamo anche "fessi", visto e considerato che le abbiamo a ridosso del confine...

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Re: L'atomica Italiana

Aggiungo che siamo oltre che fessi anche 'fuori di testa' in quanto per contratto le scorie nucleari prodotte dalle centrali francesi nella fornitura di elettricità all'Italia devono essere smaltite non dalla Francia, bensì dalla stessa Italia.
Insomma paghiamo per avere lo stesso rischio, pericolo e
inquinamento da scorie nucleari.

Re: L'atomica Italiana

Sig, Cartman puo' gentilmente fornirci ulteriori precisazioni sulla sua affermazione? se è veramente cosi'... siamo pazzi furiosi!

Cordialmente

Re: L'atomica Italiana

Come dice il proverbio "Mai dire mai!", quindi il fatto che in passato non siamo mai arrivati ad acquisire un arsenale nucleare nazionale non toglie che in futuro potremmo essere costretti a compiere questo passo. Ovviamente se non ha senso prendere in considerazione un futuro troppo lontano, è altrettanto privo di senso immaginare di dover compiere tale passo in un futuro imminente. Più opportunamente possiamo limitare la nostra riflessione in un intervallo di tempo che vada dal 2020 al 2040.

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Innanzitutto bisogna individuare le cause che potrebbero portarci a compiere un così grave passo. Iniziamo quindi a riflettere sulla possibilità che le cause che ci hanno portato in passato ad avviare un programma di sviluppo nucleare militare si possano ripresentare in futuro.

Negli anni '40 e '50 l'avvio degli studi sul nucleare in ambito militare era dovuto alla più elementare necessità di uno stato: l'inalienabile diritto a difendere il proprio territorio! Tale necessità fu soddisfatta dall'ingresso dell'Italia nella NATO e dal successivo accordo della "Doppia Chiave". Poiché è da ritenersi non realistico che in futuro gli USA possano disdire l’accordo della "Doppia Chiave", né tanto meno che l'Italia possa uscire dalla NATO o che tale alleanza possa dissolversi, si può concludere che non sarà certamente questa la causa che potrebbe portarci allo sviluppo di un arsenale nucleare nazionale.

Negli anni '60 e '70 le nostre ricerche sul nucleare in ambito militare erano state condotte in contrapposizione ad analoghi studi effettuati dalla Jugoslavia. Tale nazione, pur facendo parte del blocco comunista, per via della sua non appartenenza al Patto di Varsavia, nonché per la rivalità tra Tito e i vari capi dell'Unione Sovietica, ben si prestava alle simpatie americane. Il caso volle che, per via della questione di Trieste, fu proprio con questa nazione che noi avemmo nel 1953 la più grave crisi politico-militare del dopoguerra. Se la Jugoslavia avesse avuto un arsenale nucleare, in caso di confronto armato la NATO ci avrebbero coperto con il suo ombrello atomico? Certamente lo avrebbe fatto, ma forse a condizione di trovare una soluzione "accomodante"... Fortunatamente è facile convincersi che una situazione del genere non potrà più ripetersi in futuro. Non abbiamo più questioni aperte per quanto riguarda i nostri confini, né ne avremo mai. Gli italiani, infatti, sono tutti in Italia, e in Italia ci sono solo italiani, con l'eccezione delle minoranze linguistiche e degli immigrati: le prime sono ampiamente garantite e rispettate, e i secondi si integrano abbastanza bene.

Negli anni ’80 l’opzione nucleare era stata ripresa in considerazione per motivi di prestigio nazionale. Essa, tuttavia, era stata inserita in un ben più ampio ed ambizioso progetto: un’alleanza con i paesi bagnati dal Mediterraneo. Tale ipotesi poteva reggersi solo in un contesto di Guerra Fredda declinante. Infatti per mantenere assieme tanti paesi arabi (notoriamente divisi da interessi e rivalità) era indispensabile la necessità di non doversi schierare troppo apertamente con una delle due superpotenza per non subirne l’influenza, ma era altrettanto indispensabile operare in un periodo in cui si creava un vuoto a causa dello scemare della presenza sovietica nel Mediterraneo. Come sappiamo tale periodo fu brevissimo a causa del crollo repentino del blocco comunista, mentre la realizzazione di tale alleanza necessitava di tempi abbastanza lunghi per poter avere qualche possibilità di successo. E’ chiaro che i contesti sopra descritti sono pressoché irripetibili in futuro.

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Una volta appurata la impossibilità di ritrovarci in futuro con i medesimi problemi incontrati in passato, occorre verificare la possibilità che un domani possano nascere nuove esigenze di sicurezza nazionale. Condizione necessaria (ma fortunatamente non sufficiente) affinché tali esigenze si concretizzino è che si verifichi una larga proliferazione mondiale di armi nucleari.

L’argomento della proliferazione nucleare è lungo e complesso. Fin dal loro primo utilizzo in Giappone nel 1945, le armi atomiche hanno sempre suscitato grande interesse in tutte le nazioni. Tuttavia quando il processo di decolonizzazione fece nascere nuovi stati sovrani in Africa ed Asia, l’attenzione verso tali armi crebbe notevolmente poiché aumentarono vertiginosamente le tensioni regionali, che sempre più spesso sfociavano in conflitti armati. Le due Superpotenze capirono, quindi, che fare affidamento solo sulla cronica mancanza di tecnologia e sulla penuria di risorse (che affliggevano allora come oggi la maggior parte dei paesi del mondo) per scongiurare la proliferazione nucleare, era un’idea assolutamente miope: sarebbe stata solo questione di tempo, ma prima o poi le armi atomiche sarebbero state presenti in ogni angolo del mondo. Fin dai primi anni ’60 alcuni analisti americani si erano arresi a questa idea, quando improvvisamente l’allentamento progressivo della tensione tra le due superpotenze favorì una loro più o meno tacita intesa sulla lotta al fenomeno della proliferazione. Poiché tale lotta era dettata da comprensibili interessi di parte, essa fu affrontata con grande determinazione, e sfruttando la situazione politica bipolare del momento, ed alternando pressioni politiche, economiche e militari (per quanto concerne le forniture belliche), il fenomeno della proliferazione fu fortemente rallentato.

La fine della Guerra Fredda ha determinato l’esplosione di contrasti precedentemente tenuti sotto controllo in nome di una ideologia o in contrapposizione di un forte nemico comune. Questa volta l’assenza del bipolarismo USA-URSS ha reso molto più difficile la lotta al fenomeno della proliferazione nucleare, che è tornato di drammatica attualità. La fine del suddetto bipolarismo, inoltre, ha reso tecnicamente possibile l’esistenza di forti potenze regionali, e in ogni parte del globo sono molti i paesi che aspirano a tale rango. Sono molti gli analisti che cominciano a pensare che dopo un lungo bipolarismo USA-URSS, a cui sta seguendo un periodo di unilateralismo americano, vi sarà in futuro un lungo periodo “multipolare”. Essi ovviamente concordano sulla necessità che tale “multipolarità” non si fondi sugli arsenali nucleari, altrimenti il fenomeno della proliferazione sarà globale.

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Uno dei pericoli maggiori attinenti il fenomeno della proliferazione nucleare è che vi sia una sorta di “effetto domino”. Infatti l’acquisizione di un arsenale nucleare da parte di un stato potrebbe stravolgere determinati equilibri, portando conseguentemente anche altri stati a dotarsene.

Immaginiamo per ipotesi che l’Iran riesca veramente a costituire un proprio arsenale nucleare. In tal caso cercherebbe di imporsi come potenza regionale, cosa che la vicina Arabia Saudita, forte della sua potenza economica derivante dall’essere la maggior produttrice mondiale di petrolio, non permetterebbe. Al di là delle classiche rivalità nazionali, qui è presente la forte contrapposizione tra i paesi arabi sciiti (che fanno capo all’Iran) e quelli sunniti (che fanno capo all’Arabia Saudita e all’Egitto). Voci di corridoio riferiscono di una sorta di minaccia che l’Arabia Saudita abbia fatto agli USA: il loro ritiro dall’Iraq coinciderebbe con l’inizio di un programma nucleare saudita. Infatti un ritiro USA darebbe campo libero all’Iran.

Ma se l’Arabia Saudita è la nazione leader dei paesi arabi sunniti per quanto concerne l’economia, l’Egitto, dopo l’uscita di scena dell’Iraq, si può confiderare una sorta di leader militare. Questi due paesi “dirimpettai” sono separati da quella sottile striscia di mare che è il Mar Rosso. Se l’Arabia Saudita giungesse ad acquisire un proprio arsenale nucleare, per un’analoga decisione egiziana sarebbe solo questione di tempo.

Posizione particolare occupa, nel complesso mosaico mediorientale, la Siria. Questo paese arabo sunnita è stato in passato fortemente legato all’Egitto, tanto da dar vita con esso nei primi anni ’60 alla R.A.U. , acronimo di Repubblica Araba Unita, un vero e proprio stato unitario. Di recente, invece, come è noto la Siria si è fortemente legata all’Iran. Difficile immaginare che qualora Egitto ed Iran diventino potenze nucleari la Siria rimanga completamente estranea ai rispettivi programmi nucleari.

La Siria, però, confina con la Turchia, paese dove le FF.AA. rivestono grande importanza anche dal punto di vista politico, in quanto rappresentano fattore di stabilità. E’ l’unico paese dove formalmente il Capo di Stato Maggiore delle FF.AA. non risponde al Ministro della Difesa o al Governo, ma direttamente al Capo dello Stato. Considerando che la Turchia è una repubblica parlamentare, tale regola indica una volontà del costituente di riconoscere l’indipendenza parziale delle FF.AA. dalla sovranità popolare. In Turchia, infatti, è sempre stato forte il senso laico dello stato, che le FF.AA. si sentono chiamate a difendere in ogni caso da una ingerenza religiosa, anche se questa derivasse dalla volontà popolare. Considerando che l’annosa questione curda potrebbe in futuro far nascere delle tensioni tra la Turchia e gli stati ad essa confinanti, non si può escludere che in presenza tra questi ultimi di potenze nucleari, i turchi possano dotarsi a loro volta di armi atomiche. Certo la Turchia fa parte della NATO, ma come abbiamo sperimentato noi nella vicenda di Trieste del 1953, questa alleanza, in determinati casi, potrebbe non garantire sufficiente autonomia di trattativa.

Se per ipotesi la Turchia giungesse alle armi atomiche, allora sarebbe a dir poco “matematico” che il giorno dopo vi giungerebbe anche la Grecia, per le croniche e talvolta pericolose tensioni che investono periodicamente i due paesi.

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Questi pochi esempi dimostrano come sia possibile (anche se fortunatamente al momento poco probabile) una futura proliferazione di armi atomiche a livello mondiale. Tuttavia l’adesione dell’Italia alla NATO, nonché la presenza sul nostro territorio nazionale di testate atomiche sotto regime della “Doppia Chiave”, continuerebbero a garantire la nostra sicurezza, e non renderebbero necessario l’acquisizione di un arsenale nucleare nazionale neppure nella sventurata ipotesi di una proliferazione mondiale generalizzata.

Tuttavia, se si leggono con attenzione le clausole del trattato della NATO, si possono individuare dei particolari che sembrano ovvietà, ma ovvietà non sono…

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Perdonate quest’ulteriore pausa non prevista, ma mi sono accorto che la complessa situazione geopolitica attuale, nonché quella del prossimo futuro mi ha indotto a dilungarmi più di quanto avevo immaginato…

Continuerò quanto prima, sempre se nel frattempo la noia non vi abbia allontanato da questo 3D…

Cordiali saluti.

Re: L'atomica Italiana

Sig. Matt
Lei sta facendo quello che gli anglosassoni chiamano "fishing for compliments"... personalmente le garantisco la mia supina adesione al suo proseguire... :)
Grazie davvero
AC

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Re: L'atomica Italiana

Attendo anchio con ansia la prosecuzione del Sig. Matt

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Re: L'atomica Italiana

Nell'immaginario comune la NATO è un'alleanza nella quale, in caso di aggressione di uno degli stati membri, gli altri siano obbligati ad intervenire in sua difesa. Tale obbligo è espresso dal famigerato art. 5, che fu "attivato", sia pure simbolicamente, in occasione degli attentati alle "Torri Gemelle". Come sottolinearono allora i mass-media, l'art. 5 venne in tale occasione invocato per la prima volta. Dunque ciò implica che sicuramente esso non fu applicato allorché la Gran Bretagna subì l'invasione delle isole Falkland da parte dell'Argentina... Perché?

Come recita testualmente l'art. 5, "Le parti concordano che un attacco armato contro una o più di esse, in Europa o Nord America, deve essere considerato come un attacco contro tutte...". Quindi la Nato è tenuta a sostenere un paese membro aggredito solo se l'aggressione viene perpetrata in Europa o Nord-America. Di conseguenza nessun paese era tenuto ad intervenire in aiuto della Gran Bretagna, che dovette provvedere da sola alla riconquista delle sue isole.

Per paesi come l'Italia il problema apparentemente non si pone, poiché il territorio sul quale lo stato italiano esercita la sovranità è esclusivamente in Europa. Tuttavia se andiamo a sfogliare le pagine del nostro passato recente, ci rendiamo conto che per fare una politica estera "attiva", sia pure improntata sulla pace e la diplomazia, non si può fare affidamento solo sulla NATO.

Negli anni '70 Malta, divenuta pienamente indipendente, decide lo smantellamento delle basi alleate sul suo territorio. Successivamente, nel tentativo di trovare percorrere una terza via tra i due blocchi politici del periodo, si lega fortemente alla Libia. Ma il paese africano diventa improvvisamente minaccioso allorché viene rilevata la presenza di giacimenti petroliferi all'interno delle acque territoriali maltesi. La piccola isola cerca quindi l'aiuto italiano, e nel 1980 viene firmato un accordo con il quale l'Italia offre protezione a Malta. Cosa sarebbe successo se la Libia avesse invaso tale isola? La NATO non sarebbe intervenuta, e noi avremmo dovuto liberarla da soli... Tale evenienza, tuttavia, non era preoccupante poiché, data la sproporzione delle forze in campo tra Libia e Italia, possiamo ben immaginare che il paese africano non si sarebbe mai azzardato a sbarcare sulla piccola isola mediterranea. Tuttavia questo è un esempio da tenere presente per il futuro...


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E’ facile convincersi che nel mondo multipolare del futuro le relazioni politiche e economiche cresceranno esponenzialmente. Per intenderci nel mondo globalizzato non ci saranno più confini e tutti si occupano di tutti.

In particolare si comincia a dare fin da ora sempre più attenzioni al continente africano, poiché si presuppone che potrà essere, in un futuro sia pure lontano, fonte di interesse. Mentre, infatti, alcuni paesi poco sviluppati quali Brasile, India e Cina si stanno avviando sulla strada del progresso, con un effetto trascinante sui rispettivi continenti, l'Africa è rimasta una terra fortemente arretrata. Quando inevitabilmente un domani il progresso comincerà a prendere piede anche qui, il "Continente Nero" diventerà pian piano meta di investimenti. Le maggiori potenze economiche si stanno già attrezzando: la Cina si sta legando al Sudan, che appoggia con decisione al consiglio di sicurezza dell'ONU per le vicende inerenti la travagliata regione del Darfur; l'Italia è stata l'unica nazione non africana ammessa ad intervenire in una recente riunione della UA (unione africana); gli USA, sempre attenti a prevenire situazioni di caos (nelle quali il terrorismo può prendere piede più facilmente), si interessano sempre più alla Somalia; ecc...

Inoltre non si può escludere che in futuro vi sia una di quelle periodiche “rinascite” di interesse in alcuni angoli del globo “già noti”, come ad esempio in America del Sud o in Estremo Oriente. A volte determinati eventi politici (instaurazione o caduta di regimi dittatoriali) o scientifici (nuove scoperte che facciano nascere nuovi interessi economici), mettono in moto una serie di reazioni a catena che nel lungo periodo possono trasformare la situazione geopolitica di una regione.

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E’ ovvio che contrariamente a quanto avveniva nel mondo bipolare della guerra fredda, nel futuro mondo multipolare ci sarà più spazio per le potenze medie come l’Italia, ed è altrettanto ovvio che il nostro paese non deve assolutamente farsi trovare impreparato, onde evitare di perdere un’occasione storica. Si ripeterebbe in tal caso quello che è avvenuto nel XIX e XX secolo: l’Italia, nonostante fino alla 2° guerra mondiale fosse annoverata tra le grandi potenze, disponeva di un impero coloniale dal valore inferiore ai possedimenti coloniali di piccoli stati quali Belgio, Olanda, Portogallo ecc… Questo fu dovuto al ritardo con il quale il nostro paese raggiunse l’unità e si cominciò ad occupare attivamente della politica estera.

E’ chiaro in futuro l’influenza che un grande paese come l’Italia potrà avere in una determinata parte del globo, dovrà essere improntata non solo al pieno ed incondizionato rispetto della sovranità delle entità statuali del luogo, ma anche ad una reale indipendenza economica delle stesse. Tale influenza dovrà essere esercitata soprattutto in forma politica, sfruttando le organizzazioni internazionali nonché la nostra grande capacità diplomatica, ed esclusivamente al fine di garantire la stabilità. Il ritorno economico sarà dato proprio dall’aumento delle vantaggiose transazioni economiche che notoriamente nascono nelle zone più stabili.

Tuttavia non possiamo ignorare di vivere in un mondo dove la politica di una nazione, per essere credibile, non solo deve essere affiancata da adeguate organizzazioni sovrannazionali e da una solida struttura economica (che possano esercitare, quando indispensabile, forti pressioni diplomatiche ed economiche), ma anche da una consistente struttura militare. Di conseguenza appare evidente che sia indispensabile aumentare in futuro le spese militari non solo con semplici aumenti di bilancio nelle annuali leggi finanziarie, ma anche con apposite leggi speciali, seguendo l’esempio di quanto fatto per la MMI nel 1975. E’ chiaro che ogni potenziamento dello strumento militare non può in nessun caso prescindere dalle capacità di proiezione, che diventano l’aspetto principale delle FF.AA. del nostro paese.


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Non possiamo purtroppo ignorare che talvolta, nonostante gli impegni profusi, le pressioni politico-economiche possono non essere sufficienti e può diventare tristemente necessaria l’opzione militare. Questa deve essere sempre esercitata tramite contingenti multinazionali e con il consenso dell’organizzazione sovrannazionale per eccellenza: l’ONU, l’unica a potere autorizzare formalmente l’uso della forza. Solo in questa maniera l’operazione militare potrà essere ed apparire assolutamente imparziale, condizione indispensabile affinché essa oltre ad essere vittoriosa sul campo di battaglia possa esserlo anche politicamente (e le vicende relative all’Iraq e all’Afghanistan dimostrano che la vittoria politica non è meno importante di quella militare).

Tuttavia ogni regola ha le sue eccezioni. La guerra del Kosovo del 1999 è un esempio di conflitto moralmente ineccepibile che non ebbe l’avallo ONU per cause squisitamente politiche (il governo Russo mise il veto per non alienarsi le correnti nazionaliste interne, che si sentivano vicini ai serbi per via della comune appartenenza slava). La guerra fu comunque condotta da una coalizione multinazionale (in quel caso la NATO), e la missione di pace che ne seguì vide la partecipazione anche di reparti dell’esercito russo.

Nel 1980 la MMI fu sola a fronteggiare la marina libica, che minacciava le imbarcazioni civili incaricate dal governo maltese di effettuare determinati rilevamenti petroliferi. E in futuro l’Italia potrà trovarsi nuovamente sola a fronteggiare un’aggressione ad un paese amico. Sicuramente in questo caso l’aggressione non proverrebbe da una grande potenza come USA, Russia, Cina, e i vari paesi europei. Infatti mentre i paesi europei hanno culturalmente abbandonato da tempo le azioni militari unilaterali, Russia e Cina, che pure non disdegnano culturalmente l’uso della forza, hanno capito che essa è controproducente nella politica mondiale di contrapposizione agli USA, a cui essi tengono sempre più. Solo gli USA sembrano credere ancora all’unilateralismo, ma probabilmente abbandoneranno presto tale politica. In ogni caso, viste le innumerevoli basi americani sul nostro territorio, appare scontato che tra i due paesi non potrà mai esserci più di una semplice divergenza di opinioni.

Il suddetto aggressore, se mai vi sarà, apparterrà ai cosiddetti paesi minori che, per questioni squisitamente locali, potrà essere tentato di usare per primo la forza. Il nostro apparato militare convenzionale, adeguatamente riorganizzato e rinforzato nel prossimo futuro, sarà pienamente in grado di reggere questa sfida. Ma se vi sarà una proliferazione generalizzata delle armi atomiche, allora per assolvere ai doveri internazionali assunti, potrà essere necessario disporre di un arsenale nucleare nazionale.

In ogni caso, se ciò avverrà, non sarà nulla di sensazionale, come alcuni di noi possono pensare. I mass-media saranno tenuti all’oscuro. Appena comincerà a trapelare qualcosa vi sarebbe subito forti smentite, e quando la cosa non potrà più essere nascosta, verrà fortemente minimizzata. Si dirà che in realtà le nostre FF.AA. hanno sempre avuto in dotazioni armi nucleari per semplice deterrenza, facendo riferimento al quelle relative al trattato della “Doppia Chiave”, le quali non saranno assolutamente smantellate. Infatti, un nostro eventuale arsenale nucleare nazionale non andrebbe a sostituire quello relativo all’accordo della “Doppia Chiave” (che basandosi su armi USA può all’occorrenza diventare tanto corposo quanto economico), né tanto meno a sostituirsi all’ombrello protettivo NATO. Semplicemente i nostri eventuali ordigni nucleari andrebbero ad affiancarsi alle nostre forze convenzionali, per affrancarle dal timore di un attacco condotto con armi NBC da parte di qualche nazione di secondaria importanza, nella ipotesi che l’Italia, per difendere un paese amico extraeuropeo, si dovesse trovare da sola a fronteggiarla.

Dimentichiamo quindi i film americani che ci hanno abituato a vedere il presidente seguito dall’immancabile valigetta con i codici relativi alle armi atomiche. Non perché di queste non ve ne sarebbero, anzi in armonia con il nostro sistema costituzionale di valigette ve ne sarebbero due (una per il Capo dello Stato ed una per il Capo del Governo), ma nessuno le vedrà mai (come probabilmente nessuno del grande pubblico ha mai visto l'analoga valigetta inglese, francese o cinese).


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FINE


Nella speranza di non avervi troppo annoiato vi porgo i miei...
Cordiali Saluti.

Re: L'atomica Italiana

Una domanda: ma se le atomiche in italia sono con il sistema della doppia chiave, chi ha la chiave italiana? Il presidente del consiglio o il presidente della repubblica?

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Re: L'atomica Italiana

Ottima disamina signor Matt. Leggerla e' stato un piacere, grazie.

Email   Conrad's son  
Re: L'atomica Italiana

Grazie, Matt, di vero cuore. LeggerLa è stato un piacere
Saluti
AC

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Re: L'atomica Italiana

Grazie infinite Matt.

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Re: L'atomica Italiana

Sig. Matt

complimenti anche da parte mia e grazie del tempo che ci ha dedicato.

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Re: L'atomica Italiana

Ho letto con passione gli interventi di "MATT", molto efficaci in termini di ricostruzione storica.
Non condivido, però, il suo ultimo intervento, che si avventura su un piano politico e giuridico piuttosto differente.
In primo luogo, l'ONU non è affatto l'unica fonte "legittimante" un intervento militare. Può esserlo per alcune componenti politiche, in Italia ed in altri Paesi, ma non è così su un piano eminentemente legale e costituzionale.
In Italia, lo stato di guerra è deliberato dalle Camere (Art. 78 della Costituzione). A maggioranza semplice, cioè con una decisione eminentemente politica, che può coinvolgere anche solo la metà più uno dei partecipanti ai voti.
Il Governo esercita materialmente la condotta dell'azione militare. La "valigetta atomica" - alias il vertice della catena di comando, è virtualmente collocata nel Consiglio dei Ministri, cioé l'Organo deputato alla decisione in materia di Politica di Difesa.
Il Presidente della Repubblica, come descritto nella Costituzione e ulteriormente confermato da apposite Commissioni di studio, non ha un ruolo decisionale di alcun genere. A lui è solamente riconosciuto il generico "diritto all'informazione".
Si consideri inoltre che il Governo (alias il Consiglio dei Ministri) può e DEVE esercitare le sue funzioni in maniera tempestiva ed efficace, anche ricorrendo ad atti "di necessità ed urgenza".
Questo forse aiuta a capire anche quale sarebbe stato il meccanismo di rilascio dell'autorizzazione all'impiego di armi nucleari.
Fino ad alcuni anni orsono, veniva mantenuta una componente di strike nucleare con una prontezza di 15 minuti. In quel lasso di tempo, la missione di strike doveva essere autorizzata e materialmente essere lanciata.
Ciò era evidentemente possibile solo mediante una tempestiva decisione del vertice decisionale nazionale che, opportunamente allertato, si sarebbe dovuto riunire in un apposito centro, all'uopo costituito e dotato di tutte le dotazioni necessarie per svolgere la funzione di vertice della catena di comando miltare.
Tutti i Paesi NATO che concorrono alla deterrenza nucleare comune (facendo parte fra l'altro dell'apposito Nuclear Planning Group dell'Alleanza) si sono dotati di tali centri di comando.

Re: L'atomica Italiana

Sig. AGS, non vedo molta discrepanza tra le sue osservazioni e le mie tesi.

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"In primo luogo, l'ONU non è affatto l'unica fonte "legittimante" un intervento militare. Può esserlo per alcune componenti politiche, in Italia ed in altri Paesi, ma non è così su un piano eminentemente legale e costituzionale"

Quale altro organismo può autorizzare l'uso della forza nei confronti di una nazione che non minacci il nostro paese (il diritto all'autodifesa è inalienabile), oppure un paese con il quale abbiamo stretto un trattato di alleanza militare?

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"In Italia, lo stato di guerra è deliberato dalle Camere (Art. 78 della Costituzione). A maggioranza semplice, cioè con una decisione eminentemente politica, che può coinvolgere anche solo la metà più uno dei partecipanti ai voti."

Assolutamente d'accordo.

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"Il Governo esercita materialmente la condotta dell'azione militare. La "valigetta atomica" - alias il vertice della catena di comando, è virtualmente collocata nel Consiglio dei Ministri, cioé l'Organo deputato alla decisione in materia di Politica di Difesa.
Il Presidente della Repubblica, come descritto nella Costituzione e ulteriormente confermato da apposite Commissioni di studio, non ha un ruolo decisionale di alcun genere. A lui è solamente riconosciuto il generico "diritto all'informazione".
Si consideri inoltre che il Governo (alias il Consiglio dei Ministri) può e DEVE esercitare le sue funzioni in maniera tempestiva ed efficace, anche ricorrendo ad atti "di necessità ed urgenza".
Questo forse aiuta a capire anche quale sarebbe stato il meccanismo di rilascio dell'autorizzazione all'impiego di armi nucleari.
Fino ad alcuni anni orsono, veniva mantenuta una componente di strike nucleare con una prontezza di 15 minuti. In quel lasso di tempo, la missione di strike doveva essere autorizzata e materialmente essere lanciata.
Ciò era evidentemente possibile solo mediante una tempestiva decisione del vertice decisionale nazionale che, opportunamente allertato, si sarebbe dovuto riunire in un apposito centro, all'uopo costituito e dotato di tutte le dotazioni necessarie per svolgere la funzione di vertice della catena di comando miltare.
Tutti i Paesi NATO che concorrono alla deterrenza nucleare comune (facendo parte fra l'altro dell'apposito Nuclear Planning Group dell'Alleanza) si sono dotati di tali centri di comando."

Il Governo è un organo collegiale. Affinchè le sue decisioni siano valide deve essere convocato e a seguito di una discussione il consiglio dei ministri può approvare una decisione. Ma in 15 minuti non si riuscirebbe nemmeno a rintracciare la maggior parte dei ministri. La missione di "Strike" dovrebbe essere ordinata dal Presidente del Consiglio, più o meno come Craxi ordinò di reagire alla prepotenza USA a Sigonella. Tuttavia l'ordine di "Strike" nucleare sarebbe di una gravità tale che in un sistema "serio" non può essere demandato ad una sola persona. L'ordine partirebbe dal PdC, ma ci vorrebbe una sorta di "controfirma" verbale del PdR. Ovviamente quest'ultima non dovrebbe essere di merito, ma di forma. Per intenderci un'eventuale rifiuto del PdR non dovrebbe derivare da motivazioni di merito (della serie "non sono d'accordo che questa sia la scelta giusta"), ma da motivazioni legali (della serie "non si sono realizzate le condizioni in base alle quali le procedure prevedono che tu possa ordinare lo strike"). Tali eventualità si possono verificare quando la situazione non è chiara. Poichè il PdC è espressione della sola maggioranza (e l'esperienza dimostra che spesso anche all'interno della stessa maggioranza ci possono essere posizioni diverse), in situazioni di non univoca interpretazione, il destino di una nazione non può dipendere dalle valutazioni soggettive di una persona, soprattutto se per fare tali valutazioni ci sono solo 15 minuti...

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Che lei sappia vi sono altri paesi che abbiano accordi bilaterali con gli USA tipo quello della "doppia Chiave"?

Attenzione non mi riferisco ad accordi NATO, ma accordi bilaterali con gli USA. In quest'ultimo caso le armi atomiche non sarebbero a disposizione delle forze nazionali sotto comando NATO (che dovrebbero essere utilizzate secondo gli ordini della catena di comando NATO), ma sarebbero a disposizione del governo nazionale che teoricamente potrebbe decidere di usarle come meglio pensa, anche se ufficialmente ogni governo si impegna a sostenere la strategia comune NATO.

Mi sembra che anche la Germania abbia un accordo del genere... non so se anche altri stati...

Saluti.

Re: L'atomica Italiana

Ad ogni modo siamo firmatari del trattato di non proliferazione, quindi si rimane in campo accademico.
C'è però una clausola che permette all'Italia di collaborare nel caso si decidesse di sviluppare una forza nucleare europea (cosa già tentata in passato).

Re: L'atomica Italiana

Do seguito alla discussione con il Sig. MATT, e con gli altri preparatissimi partecipanti a questo forum.
Credo che, scremate le molte argomentazioni - eminentemente politiche - circa la liceità dell'uso della forza militare, si giunga a riconoscere che l'esercizio della sovranità implica fra l'altro proprio la capacità di usare la propria capacità miltare, a tutela dei propri interessi.
Naturalmente anche l'Italia si è data della "regole", una sorta di autolimitazione all'impiego della forza, regole solennemente sancite nella Costituzione.
Ciò non toglie che sia il Parlamento italiano - sovranamente - a definire ciò che è legittimo fare e ciò che non lo è.
Questo si ricava palesemente dall'Art. 78 della Costituzione, così come dall'insieme delle disposizioni costituzionali e legislative, nonché dalla prassi. Infine, si consideri che l'ONU, la NATO, l'UE, l'OSCE ecc. sono tutte reatà nate dopo la nostra Costituzione. Sarebbe quindi illogico attribuire a qualunque Organizzazione internazionale un potere "legittimante", che invece rimane rigorosamente all'interno dela nostra giurisdizione.
Se poi, nel dibattito parlamentare, alcune forze politiche utilizzano una Risoluzione dell'ONU, oppure un qualche altro evento esterno, per suffragare la propria tesi, ciò non vuol dire che tale evento esterno possa surrogare in alcuna misura la deliberazione che compete solo al Parlamento nazionale.
Circa la "valigetta atomica", credo sia chiaro che si tratti di un eufemismo per intendere "il vertice della catena di comando". Ebbene, tecnicamente non c'è differenza fra l'ordinare uno scramble per la difesa aerea oppure uno strike nucleare. Per rendere materialmente possibile la procedura, si attuano delle deleghe, che fanno scendere a livelo tecnico - operativo la responsabilità dell'esecuzione. Così avviene, in tempo di pace, per la difesa aerea. In caso di crisi, anche le procedure di attivazione delle forze nucleari sarebbero state "accorciate", fino ad arrivare alla capacità teorica di reagire nei famosi 15 minuti. Esiste comunque una specifica struttura destinata appunto a consentire l'esercizio del comando - in materia nucleare e non solo. In tale struttura opererebbe il vertice decisionale, costituito sulla base delle specifiche necessità e della gravità della situazione.
Esiste inoltre un'apposita procedura, debitamente codificata e periodicamente aggiornata, che regola il funzionamento di questo meccanismo decisionale.
Non è possibile andare oltre, in questa disamina, perché la materia è riservata.
Infine, due brevi considerazioni sugli altri punti toccati da MATT.
Primo, la questione della "doppia chiave" non è regolata da un Trattato. Non si tratta in effetti di una doppia chiave (duplice codice ecc.), ma di qualcosa di sostanzialmente differente, che rende indispensabile la co-decisione all'impiego dell'arma nucleare da parte di chi fornisce il vettore e di chi fornisce la testata.
Non mi sono mai occupato di accordi fra USA e Paesi terzi, in materia nucleare. Credo (è solo un'opinione) che esistano accordi specifici, ulteriori rispetto a quelli in ambito NATO, con il Regno Unito, il Canada, la Corea, forse anche il Giappone.
E' bene chiarire che, in tutti i casi, questo genere di accordi - così come quelli in ambto NATO - non hanno nulla a che vedere con il Trattato di Non Proliferazione.

Re: L'atomica Italiana

Ho notato che periodicamente torna alla ribalda la questione delle armi atomiche nelle basi di Aviano e Ghedi. A metà anni '90 scoppiò una polemica (di bassa intensità) sulla presenza di 90 testate nucleari nelle suddette basi, con tanto di interpellanza parlamentare. A cavallo del 2000 rinasce il "caso" Aviano-Ghedi, ma sentii dire che le testate erano diminuite a 30 (18 Aviano e 12 Ghedi) ed erano in procinto di essere rimosse completamente. Qualche giorno fa si ricomincia a parlare della cosa, ma le testate sono tornate ad essere 90.

Mi chiedo:

1) Poichè le testate nucleari nelle basi di Aviano e Ghedi sono come il segreto di Pulcinella, e vista la periodicità di tali polemiche, è chiaro che esse sono artificiose! Chi le solleva e perchè? Come sono scelti i momenti in cui viene rispolverata la questione?

2) Quante sono le suddette testate? Dalla fine della Guerra Fredda, sono sempre state 90?

3) Siamo consci che quelle testate gli USA le ritirerebbero volentieri e che se queste sono ancora in Italia è per nostra richiesta?

4) Perchè altri paesi europei le hanno completamente rimosse e noi riteniamo necessario che rimangano?

5) Ma perchè danno tanto fastidio? Quelle testate per gli accordi della "Doppia Chiave" non possono essere utilizzate dagli USA perchè sono destinate a noi... Quindi fin quando si trovano in Italia è sicuro che non verranno mai usate!

Penso a quanti giovani sinceri pacifisti marciano contro quelle testate quando a Roma i loro referenti politici sanno che quelle testate continueranno a rimanere in Italia perchè così noi vogliamo!

Saluti.

Re: L'atomica Italiana

Sig. Matt,

prima di tutto complimenti per il riassunto che ha scritto sopra.

Concordo anche col suo ultimo intervento, con un'osservazione. Per quanto mi e`dato di sapere, le testate di Ghedi sono le stesse dai tempi di Andropov. Non c'e` il rischio di un'obsolescenza sia delle testate che dei sistemi relativi? Soprattutto alla luce del fatto che gli Americani non mi paiono ansiosi di aggiornare niente.

Saluti,
GVG

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Re: L'atomica Italiana

rispolvero questo vecchio topic per porre una domanda a titolo di curiosità: potrebbe inserirsi in un'eventuale ottica di dotazione di armi nucleari la realizzazione negli anni 60 del poligono spaziale di Malindi in Kenia, che permise all'Italia di essere la 3 nazione in ordine di tempo a mandare nello spazio un satellite artificiale?

http://www.scienzeonline.org/astronomia/base-italiana.html

Re: L'atomica Italiana

Non credo.
Vi si svolsero operazioni di ricerca scientifica nell'ambito del progetto SAN MARCO sotto la direzione del Prof. Luigi Broglio.

Re: L'atomica Italiana

però ci vennero affidati vettori scout americani...

Re: L'atomica Italiana

Che erano vettori destinati al lancio di piccoli satelliti, quali erano i nostri...
E qui siamo negli anni sessanta.
A cosa erano invece destinati i "vettori" ALFA che vennero lanciati dalla Sardegna a metà anni settanta?

Re: L'atomica Italiana

certo era che ingenieri Italiani avevano a disposizione x studio vettori spaziali, che nonostante la taglia ridotta erano pur sempre missili considerevoli.

Re: L'atomica Italiana

Ma gli "Scout" non erano e non sono mai stati missili balistici militari, nel senso che fossero destinati a portare una testata esplosiva, convenzionale o militare che fosse, su di un bersaglio.
Erano semplicemente strumenti atti al lancio di satelliti leggeri, in qualche caso probabilmente anche ad uso militare.
Infatti l'USAF ne utilizzava una versione chiamata "Blue Scout" (vedasi il volume "Spacecraft and Boosters" di K.W. Gatland edito da Iliffe Books Ltd. nel 1964).

Re: L'atomica Italiana

grazie x le delucidazioni.

cmq mi galvanizza sapere che la 3 nazione a lanciare satelliti fummo noi :D

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